mercoledì 29 maggio 2013

Don Gallo







Ma poi chi è un vero prete? Uomo consacrato per il rito? Intermediario per il perdono divino? Anche, e questo certo era don Gallo, ma più ancora e sopratutto chi sta con gli ultimi e lui vero era così, così voleva e sentiva d'essere, dalla parte loro e per loro, sempre. E noi che con le nostre debolezze e lamentele sollecitiamo il tuo amore o ce ne illudiamo se nella crudezza dei rapporti umani c'è insospettata gentilezza, o dolcezza un po', chi siamo? Bisognosi perché mediocri! Sì, molti di noi abbisognano di comprensione, nemmeno richiesta però ché inconsapevoli se ne è spesso, di non “petita excusatio” insomma, per il loro stare e fare sempre inadeguati, mediocri appunto, o addirittura per il porsi al latere, appartati sempre, come se il problema del vivere non si avvertisse, anzi pensandosene esentati da privilegi veri o solo presunti e così dagli affanni della gente comune. E allora non agire, sì, poco o niente fare, molto chiedere o pretendere. Ma anche questo sentire e comportarsi è in verità stare tra gli ultimi, ché questo pensando o così agendo, s'è veri bisognosi e spesso nemmeno lo si sa. E di che? Di perdono sopratutto, e da chi? Ma dall'ultimo di tutti noi, quello in coda alla lunga teoria dei non adeguati a questa vita, a questo mondo, chi ci si è voluto mettere per salvarci tutti, il figlio tuo! Ma perdono anche dai vicari suoi, quelli che si pongono con lui, quelli come don Gallo, che lo imitano nell'amore, che si impegnano si sprecano per l'amore. Lo danno generosi e forse nemmeno l'hanno, ché, scomodi, spesso amati non sono! Così si è con gli ultimi perché come loro ci si sente, si vuol essere, ma allo stesso tempo capaci di far per loro qualcosa, o tentarla, auspicarla almeno, o pregare che il cielo la mandi! Ma più ancora degli inadeguati o impreparati, fermi, anchilosati nel promuovere bene, mediocri nel tentarlo, quelli che chieder devono perdono per la loro vita senza o con poco significato, ultimi sono i disprezzati, gli emarginati, gli abbandonati alla solitudine, come sempre accade se gravi sono le menomazioni del soma e della mente, con cui si nasce o si diventa per l'incuria degli altri, di tutti! Attendono questi penosi, ma buio è sempre, quasi mai barlume, o viene palese, chiara risposta, ché chiuso pare sempre il tuo cielo. Ma anche se insufficiente alla durezza ed enormità dei problemi, poi qualcosa viene, qualcuno la fa, la tenta almeno, ma sempre chi è eroe dell'amore. Perché che fa la massa se non starsene timidetta con i simili suoi e far gregge? Nulla! Oppure fa di peggio è volutamente disattenta a tante richieste di un po' d'aiuto, di parole, di gesti, di carità insomma. E' chiusa nell'egoismo, ma pure così si diventa ultimi, ché di tutto si manca, specie della capacità d'amare. Ma c'è appunto chi vicaria l'amore divino e diventa per essi pure, buon pastore. Così chi vero si impegna nell'”imitatio christi”, è tuo uomo speciale. La chiesa sua, da vero prete, apre a tutti, mediocri e indifferenti, stupidi o troppo furbi, generosi ed egoisti. Sì, costui è il vero prete, ha gesti e parole opportuni, non fa finta di non vedere, sta per gli infelici sopratutto, i veri ultimi appunto, anche se tutti lo siamo. Don Gallo era così. Cercava di capire e condividere. Scomodo era perché schietto, inviso per le sue idee politiche alla gerarchia, ma pur sottomesso. Sì, vero tuo uomo era, quello del bene, nonostante l'indifferenza e l'ignavia dei più, e il significato della vita sua era stare, e ad ogni occasione, dalla parte dei bisognosi di tutto e d'amore specialmente. Insieme uomo vero e vicario d'amore. Povero cristo tra poveri! Spero che, perdonato di certi suoi apparenti eccessi, ora sia con te, madre dei piccoli suoi angeli negletti. Io tra questi, certo campione, ma di mediocrità!

lunedì 27 maggio 2013

Dolce nenia canti







Quando l'orrore torna in tutta la crudezza sua, forse novella alba tituba ad annunciar l'aurora sua, trema, incerta se mostrarsi deve ancora su tante sciagure umane e da te attende assenso. Ecco cos'è accaduto, gocciolano le lacrime amare d'una madre disperata. Un demonio s'è fatto un giovane, carnefice d'una adolescente e, feritala, bruciata l'ha viva. Dimmi madre chi peccò tanto da evocarlo, ché il male coagulasse ed entrasse nella mente d'un ragazzo spingendolo a tanto? Non chiama sempre a gran voce il male il peccato di tutti e quello viene? E ora ricoperto ha di putrida fanghiglia i solchi di speranza, che il bene aveva seminato e irrorato per quella ragazza! Oh quante aspettative di vita e d'amore cancellate, negate, e l'anima sua forzata a varcar anzitempo la soglia che fuori dal tempo mena! Consola sapere che è dove il profumo tuo respira? Ma pur verrà al fine il perdono da tanta gente offesa, se agognato sarà da chi tanto spregevole s'è reso. Ecco allora l'amore del figlio tuo anche questo orrore cancellerà e a tutti, anche alla mente sua malata, la pace ridarà. Turbata è oggi la gioia di vita di tanti coetanei suoi e forse tante anime semplici sgranano gli occhi per cercar luce, ché assai greve sembra il cielo pur lì oggi sereno. Ma sono solo delle anime accorate le ombre, allora “quisquis suos manes patitur”, pur tornerà al fine per ognuna la luce! Sì, apparenza labile ha ora il bene, come un riverbero di luce sull'acqua scura del mare che fa metafora a tanto male. Ma pur c'è e crescerà! E le anime di questi ragazzi riconquisteranno la libertà, sì le anime loro si riapriranno alla fiducia, alla speranza, alla vita sotto il tenero tuo sguardo, dolce madre di ogni dolcezza. E intanto ti mostri alla fantasia mia nella bella tua persona..., seduta ora sei e sulle gambe tue stanno due bambini, il figlio tuo che sempre "parvulus" per te si fa, se l'occasione gli è data, e la poco più che bambina mo mo arrivata. Tu al tuo seno li stringi ché paura più non abbiano e canti loro dolce nenia che il sonno e l'oblio concili. E facciano tutti silenzio, io pure, ché addormentati si sono or ora insieme!

sabato 25 maggio 2013

Credere











C'è un dio? Io davvero ne ho solo tenace speranza, ma talora anche onesta certezza. Come un barlume, una piccola luce che non riesco a dire. Penso se ne possa avere un credo, e sfumature dello stesso, diverse nella stessa retta fede. Questa qual'è? E' quella che dall'amore solo è misurata, non vuole altro criterio. Se ho amore posso dire, Ecco, questo mio povero stare qui, soffrire, amare fonda la mia speranza, e avere questa è la mia fede. E ogni altra cosa mi fa buio. Sì, un solo dio ci deve essere e so che è dio d'amore! Posso con sicurezza dire che ogni altra affermazione è congettura, fondata nel mito ed è fuorviante. Egli è chi tutti ama, e non è altrimenti! Ma ci hanno detto, egli ha parlato, si è manifestato, svelato. Ma lo ha fatto sempre come amore, ogni altro credere è umana congettura, mitica appunto. Ma nessuno può dire io sono nel vero, tu nel buio e noia ho dal tuo dire. Solo se ho l'amore, il solo vero possibile, che viene dal dio, o per lo scettico ne è solo illusione, dirò al fratello, Ama tu pure e forse così il dio c'è davvero e lo vedremo. Noi cristiani da duemila anni crediamo che il cristo sia stato in un'epoca precisa manifestazione del dio. Sì, il dio è venuto tra la sua umanità, visto in forma umana, come comune uomo. Altri uomini gli hanno causato sofferenze indicibili e ne è morto. Risorto, è rimasto in forma d'uomo a garanzia del destino degli uomini buoni, tutti! Dov'è ora? In chi soffre da questo mondo brutto. Altri pensa, io sono tra questi, che la madre sua stessa il dio significhi e manifesti, ora di simile nascosta pur ella. E il nostro sacerdote che consacra il pane e il vino, simboli viventi del dio, che ce ne fanno la prossimità, il sacramento, sa che quella stessa è la carne e il sangue della madre sua. Complicata forse la teologia, ma non per chi ha fede nella speranza d'amore ricambiato, se non dagli uomini, sicuro dal dio. Questa speranza la fede nostra è. Ma perché il dio è diventato uomo? Cur deus homo? Forse per dirci che stare dalla retta parte è amare sempre, anche e soprattutto i nemici. E' cosa inaudita da santi! Ebbene egli chiede, pretende questo, che ci facciamo santi. Solo così saremo suoi fino alla morte e oltre. Quanto è stolto chi oggi non ama, vuole il male con gli orrori suoi! Ecco a Londra l'orrore, un innocente trucidato, dicono i più. Altri giustificano l'orrore con la legge del taglione, così gli autori di quel misfatto. Questa un senso aveva nella barbarie, per limitare la vendetta dell'offeso nel tempo antico, prima che il dio dicesse, Io solo sono l'amore! Allora pensare così è regressione, nuova barbarie, perdere la speranza, la fede nel dio. Io sono sicuro che gli eredi autentici del profeta Maometto aborriscano questo che è e rimane delitto, atto ingiusto, dettato, venuto da barbarie appunto. I maomettani veri hanno concezione pura del solo dio, altissima! A noi chi lo ha manifestato ha detto di perdonare, anzi amare chi vuol esserci nemico. Ne ha testimoniato la necessità fino alla morte di croce! Ogni altro atteggiamento è ingiustificato per il dio, ci allontana da lui, fa che qui prevalga il male e pesante diventi l'assenza sua apparente, ché ricacciato nel mito così ne viene. Solo se amo ho speranza d'amore e forse già tra le braccia sto della madre sua dolcissima. Altro non so. Dico, Ecco le donne tutte sono icone della donna celeste. Qualcuna è di più, ne è specchio, ché quella fa per amore ciò che ella fa. Avere tra le braccia una tal donna è già l'amore in terra, quello trasmesso dal solo dio? Sì, è toccare l'amore, così forse avere piccola luce, un po' più della mera speranza che vero il dio sia. E io, che ho simile fortuna, altro non so!

mercoledì 22 maggio 2013

Quella che ti vicaria











Ecco son pure di quest'epoca nuvole grevi che vengono, corrono fin qui ed oltre, da occaso e talora qui proprio il carico loro versano rabbiose, e non ai vicini monti che corona fanno al golfo, cui di solito destinate paiono. Eppure è da tempo primavera! Sconvolte ne restano, tanta la violenza, piantine or ora nate e getti nuovi ai cespugli e loro fiori, anche in boccio, e d'alberi annosi le foglioline novelle. Ma molto peggio è quel che altrove accade, ben altro lo sconvolgimento lì in America, sì lì la vera furia del vento, lì distruzione e morte, e di bambini pure! Il coinvolgimento che il male fa di piccoli, in crisi mette la fede mia. E mi dico e ti dico. Se la maternità tua metafora non è, perché impedito non l'hai? Ecco questa compagna di cui talvolta critico l'eccessiva cura che ha dei figli suoi, adulti da tempo. Io non ne capirei ambascia, quella che le fanno lor problemi, perché dentro in me avuti non li ho. Ed ha del vero questa sua protesta al mio motteggio, bonario sempre, ché anche in questo le sensibilità nostre diverse sono. Sicuro la diversa biologia con i legami d'affetto creati, condiziona, verso chi amiamo, il giudizio di fatti veri o temuti e pena ne viene, talora, o a torto pensata, eccessiva. Così per ogni madre, piccoli sempre e da proteggere, i suoi... E tu? Perché interromper sembri le cure tue? Perché lasci che il male, eccessivo, duro, crudele sempre prenda i piccoli tuoi? T'è arrivata la storia di quel piccolo dal male vinto, inarrestabile la malattia sua, precoce destinato al tuo cielo? Desiderava vedere la regina di quel paese, che andare a quel dolore potuto non ha... Ma, pietosa, sua interprete sulle scene ne ha fatto le veci, rendendo il piccolo felice. Ma non è sempre così, non viene la regina e non si trova vicaria che della presenza sua mancata, illuda. Oh quanto più semplice sarebbe se tu e il figlio tuo non foste venuti a rinnovarci la speranza d'ascolto del cielo! Sì, alle tante pene d'una umanità che il dio, quello che su tra le stelle sta, scordato deve avere dopo il tempo dei miti suoi, su questa fragile crosta su cui il male spadroneggia! Chiudere gli occhi, nulla sentir più di orrendo e aspettar morte pietosa, che chiuda la finestra triste su questo mondo d'angoscia! Ecco forse ormai è questo che voglio! Sì, è orribile la vita, la regina, se pur v'è, è ad altre cure sempre impegnata, e noi moriamo! Vecchi, piccoli..., che importanza ha per il male ottuso, come questo vento di tramontana, che tutto schianta? Sì, soli o d'amore confortati, annosi o mo mo alla luce di questo scialbo sole appena venuti, subito è sera, dice il poeta, e la luce si spegne nel dolore! Ma il bene c'è, e il bello e il buono, seppure carenti e dispersi, e femmina buona talora qui proprio ti vicaria. Non pare avere talvolta altro scopo la vita sua, sorride, ha occhi lucidi di pianto, ma nasconde l'angoscia sua, e me proprio come figlio suo vuole e tratta, ché adottato m'ha per te, la pena mia scoprendo... Favole dice come a piccolo suo... e questo vecchio addormentarsi vuole tra le braccia sue e sogna che il male più non sia. E dice, ecco la fata tua buona, la bella regina è tornata! e io sorrido al suo sorriso!

martedì 21 maggio 2013

Come rugiada all'aurora











Viene per tutti un'epoca in cui rivedere la vita tutta, e v'è un criterio di giudizio, il bene realizzato, non le scarse gioie sempre e gli inevitabili dolori. Sì, è l'amore il criterio, ché carità deve essersi fatto. Ma che è la vita per ognuno? Poche cose rimaste, ricordi dolci o amari, solo poveri ricordi! E di che, di chi? Parole non dette, ma nemmeno udite, gesti attesi e non venuti, ma nemmeno tentati, cuori rimasti delusi quasi sempre. Sì, mancato amore, non dato, non avuto, vite perdute, sciupate, occasioni di bene mancate, oppure senza nessun pregio, ché non per il bello, il buono sono state. Bene che pure, bambini, pareva possibile, vicino, da cogliere, sì, garantito a tutti, qualcosa da avere, ma anche molto da donare. Ma poi mal speso il tempo, che quando avvenire era, roseo e sicuro pareva, e poi diventato non pienezza di vita vissuta, ma egoismo, viltà spesso, e noia e buio, mediocrità sì, un appena stare, dare, ricevere, da farci temere che la meta per noi così non sia il tuo cielo, ma il nulla. Ma se solo cadessero dalla mensa dei santi tuoi briciole, me ne nutrirei per farmi un po' come loro, pur ora che alle spalle ho forse una tal vita. Così dalla sicurezza nuova raggiunta dell'amor tuo nonostante lo star mio tanto carente a questo mondo, dir potrei, Non piangere! E a chi? Anzitutto alle donne tutte, le amate dei ricordi miei. Appena o molto. Tutte illusioni del mio cuore! Perché? E' con loro che ho tentato l'amore, quello che quando benedetto e realizzato, può poi divenire carità, cioè partecipazione, estensione del bene conseguito agli altri che il cammino nostro condividono, se la bontà innata nel cuore di ciascuno è potuta crescere a quella fiamma. Difficile, credo, amare tutti da vita solitaria e buia, negletta, senza amore! Ecco per me, la piccola capelli d'oro. Dimmi, l'hai già tra gli angeli tuoi o le fiabe sue or dice ai piccoli dei suoi nati, quelle che a me incantato, raccontava? Ricordi quanto mite era il suo sorriso e come rosato il visetto suo al mio audace bacio, invito a un altro incontro? E poi dovetti perderla... Ricordi la mia fidanzatina occhi neri, dolcezza aveva nelle parole sue almeno quando per me cantava, ma forse anche nei rimbrotti suoi ben meritati, credo, e la persi? Ricordi la soavità d'incanto dell'altra, che or nel vago della mente sua persa mi dicono, e me ne addoloro, calda, appassionata, anelante, e dovetti perderla? Ricordi la piccola della spiaggia e la dirimpettaia d'una estate? Mai motto feci loro dalla timidezza mia, eppure quanto le amai, bambino! Ecco, qui questa mia compagna, la più dolce e soave di tutte, che sempre mi parla d'amore con liliale pudore. E sta nella mia vita, e sta nei miei ricordi, e sta nei miei sogni ancora! Ecco, se triste mi scopre in quest'ultima vita, solo coi ricordi miei per lo più tristi, che proprio perché senza rimedio, torturano e consumano talvolta, ella mi dice, Non piangere, tu hai me! Ma io pianger vorrei copioso, stretto al suo seno per farmene asciugare amorosa le lacrime, ma non sono abbastanza bambino! E parole sue ha per me lievi, suadenti, e olezzano profumo. E' così la donna mia, buona sempre, bella ancora! Gli occhi miei il tempo ha velato e inaridito, e così forse vero piangere non possono, e il cuore mio le amarezze hanno indurito, eppure c'è qui chi lenisce ogni mia pena. Quella che mi venga dalla mia mediocrità riconosciuta, ché né buono, né santo da meritare il tuo cielo, sono stato. Ecco questa mi dice che così non è, che c'è del buono, del bello in me e, lei lo dice, da riempirle il cuore e farlo traboccare. E' bello per me che, pietosa, di questo cerchi di illudermi, ché la mia vita tutta così pare aver un senso. Cercarti in lei e nel mondo, negli altri! Ma che tu donna m'abbia dato per un amore che olio spalmi sue piaghe dell'anima mia, è leggero comprendere che vero tuo dono sia stato, il più prezioso possibile, anche per lo stupido maschio che sono da sempre o forse ora diventato. Ecco ha sanguinato questo cuore che il male ha avvilito, livida la vita tutta fatta. Oh quante occasioni di pianto, falsi sinceri gli amici, false buone le femmine incontrati! Eppure per questo amore donatomi, strappato hai questo cuore dall'onda vorticosa che perderlo voleva e gli hai dato pace. Ma se me ne uscissero lacrime vere, di riconoscenza almeno, e quanto le vorrei!, come rugiada indorata sul viso mi diverrebbero dal piccolo bagliore riflesso dalla luce tua, che pare le esca dagli occhi belli, specchi di piccolo generoso cuore, ché farebbero con la luce loro come il sole che qui di mattino presto, tutte le erbe colora dell'aurora sua!

venerdì 17 maggio 2013

L'amore è amore!











Ecco s'apre il cielo e d'azzurro son gli squarci suoi e se ne bea la vista mia, e corron le nuvole grevi ancora, dopo la recente pioggia, lontano, forse ai monti nostri o altrove vanno, chissà!


Son metafora dei pensieri miei. Perché? Grevi sono di simile, forse perché solo formali? No, ma incerti sono sulla meta loro. Sono per te, ma dove sei? Sei oltre questo cielo, con oggi tante nubi che forse a morir corrono ai monti, sei più lontano fra le stelle? Sì, vanno i pensieri miei, ma dove? Ecco, qui tra noi, cenciosi, derelitti, sofferenti. E poi i diversi, gli stranieri, i nemici pure. E poi? Gli esclusi, i malgiudicati, quelli che oggetto son di scherno dai pregiudizi della gente benpensante, ma in fondo pettegola e cattiva. Quella che esclude, separa, giudica, disprezza appunto, perché c'è anche chi ama, ed essa pensa non si dovrebbe, persona dello stesso sesso. Perfino il nostro sommo poeta nell'epoca sua lontana, aveva compreso che questa è variante dell'amore umano. Sono sì per lui peccatori quelli che incontra nell'ultima balza di purgatorio, ma per gli eccessi loro, in schiera diversa da quelli che ecceduto hanno nell'amor loro, invece “ermafrodito”. Quello tra maschio e femmina, giusto per il comune ipocrita pensare. Eppoi c'è ancora di peggio, chi disprezza le donne, e non vuole capire che tu stessa, femmina rimasta, così manifesti il dio. E' una umanità obnubilata questa, ottusa, bigotta, eppure giudicante. Sceglie nella cerchia sua, la ristretta delle frequentazioni sue per bene, i più convenienti alla morale sua distorta, e li chiama amici, mentre per gli altri tutti ha disprezzo! E' questa che meriterebbe il ritorno del dio che allora, nella incrudelita società dell'Israele antico, la fantasia malata aveva descritto come il solo, amante dei suoi soltanto, ma così anche inflessibile tiranno, un dio di vendetta e assai poco di perdono. Io non pregherei un dio così. Pensar così il dio, mette gente contro gente, popoli contro popoli. Giustifica barriere ai diversi e l'odio, non l'amore, che fosca fa la terra tutta e accumula barbarie su barbarie, delitti su delitti. Tu sei la donna celeste, la madre, che fa il dio mio risponder soave ai gemiti di tutti, e se vero è che tu ora tra noi sei, tra noi ultimi, non più rivolto al cielo pregar ti devo! Ecco la misericordia sua, per te sola, vola basso su questa terra amara, ché qui brulicano le creature sue le più amate, di tutto mancanti, di fede pure, ché così ridotte le hanno gli ipocriti tristi. E qui conforta, lì asciuga lacrime o addolcisce il dolore e lo fa con mani spesso impure, quelle di chi lui invita a scuotersi dai propri errori di giudizio, ad abbandonarli, purificandosi col promuovere il bene. Quello che vuole per tutti, nessuno escluso. E questi, rinsavito, via da te non fugge più. Sei tu che ci indichi la via giusta, ché senza accoglienza degli ultimi, i peggiori tra i peccatori saremmo, e ci dici chi è il prossimo: gli aborriti per pregiudizio e falsa interpretazione della volontà tua.


Lo fai in ogni bassura, lo fai in ogni palude morale, quella dei benpensanti di ogni tempo. La carità tua è nuova sempre, è vera divina , è la tua, dolce madre del dio e di noi tutti. E tu non tolleri esclusioni di sorta, non perché si è diversi, non perché si ama diversamente. L'amore è amore! Sempre!

giovedì 16 maggio 2013

Parole, pause











Parole, poi pause di silenzio, ma che pur dice, parla a cuore di te innamorato. Sì, tu parli a questo cuore anche senza parole. Sempre dir mi vogliono gli occhi tuoi, che, amorevoli, sol per me paiono voler esser anche pietosi! Sì, novellando mi sei venuta nei sogni e poi hai taciuto per tempo che pareva interminabile. Ho frainteso, pensandomi solo, da te lasciato solo. Ho sbagliato, sempre tenerezza hai per me inesprimibile e il cuore mi si disfa nell'ascoltare anche il tuo silenzio apparente. E se la mente nulla ritiene delle parole tue e solo ne rimane dolcezza e il calore della tua voce, tu, se taci di noi pensosa, lascia mi parlino il sorriso e gli occhi tuoi, per questa donna! Non son forse già mite e umile nel cuore, non amo solo questa tua vicaria, e non ne capisco forse l'amore, che da te le viene? Ma tutto il mio passato fino a quello assai prossimo va redento. Che, chi se non l'amore lo farà? Sì, proprio quello che da te viene attraverso lo spessore di caligine che qui fa il male e che recettivo cuore ritiene per l'uomo suo. Così, umano divenuto, nel cuore che l'ha non rimane. Che fa? Sa ascoltare altro cuore, sa dirgli, non lo giudica, sa comprendere, e con quello, che dire gli sa, ne lenisce ogni pena. Donne così vengono a noi semplici. Ma non da chi fa gregge e sempre loda eccessivo la condotta del potente, adula sperandone favori e d'appartenere al codazzo suo, non ha ritegno, anzi s'onora. Non da chi pronto si dice al servizio suo e poi, al cambio di sorte, si appropria delle spoglie e degli ormai cenci del caduto. Ma la nostra ci avvicina spesso nella umiliazione, ci aiuta a superare il dolore che ci fa angoscia. C'è anche nell'abbandono della fortuna, quella che fa folla intorno, sì, nella solitudine pure. Quanto diversa è una tal donna da chi fugge via alle minime difficoltà della vita insieme! Falso l'interesse suo, falso quello che dice, falsi più ancora gli arzigogoli dell'egoismo suo di femmina vana. Questa mia non è così. Sa che l'amore vero non umilia, sa tacere. Ecco quest'amore tutto di sé sa donare generoso e lo fa di slancio, senza falso pudore interposto. E questa pur ancora sa sorridermi quando anche, or proprio, pianger l'abbia fatta! Non hai qui per me migliore icona, ti fa specchio, ché mima il tuo fare e il dire e il silenzio del tuo amore, e non sa di farlo! E' mite, è umile. E tu, “inter omnes mitis et super omnes speciosa”, fa che da me più non abbia a soffrire. Sanale gli affetti suoi di cui oggi ha angustia. Amala più e più ancora, più di quanto io possa amarla mai. D'amore è piena, ne trabocca e qui proprio nei sentieri lividi del male, che con me percorrer vuole. Dalle la gioia, che darle non ho saputo. Amala e lascia per me un sol raggio dell'amore tuo. E' lei la buona, sì lo dico ancora, quella che ti imita senza saperlo. E' di te simbolo vivente, fa qui in tua vece ciò che le metti nel cuore. E' ella che da sveglio prolunga il mio sogno e fa che ad occhi aperti, continui a vederti. Io sono stupido maschio, non sapevo che solo l'amore avvicina a te. Piega le cose tutte, ferma su poveri amanti il tempo. L'amore di ora in ora si rinnova, anzi s'accresce fino a riempire di sé già duro cuore. Solo così fa cespo, fa rigoglio il bene, ché esso si fa carità e dono per tutti esser vuole. Sì, muta l'indifferenza in attenzione, partecipazione, condivisione. E se c'è cosa che altro angusti, ecco sua diviene. Ed io? So porvi rimedio? Bene! Non so? Prego! Ecco che fa vera donna, muove alla tenerezza indurito cuore. Fa parlare perfino il tuo silenzio. Pause, ma ora di sorriso, parole sulle vostre bocche, tutte espressioni d'amore che fan dolcezza a questo vecchio cuore!