lunedì 7 agosto 2017

La veridicità del mito-dio


Alla domanda, Perché l'esistente e non il nulla? Cioè una realtà in cui essere immersi e potersi porre questa e altre domande, la scienza non risponde! Ma se come mistero originario accetto il mito-dio per spiegare il tutto, anche il perché della mia insoddisfazione e il dover chiedere invano, ho una verità pragmatica, che anche soddisfa la mia attesa di bene dal futuro, se il presente lo nega e fa di simile col bello e il buono, almeno nella misura che giudico appagante. Ma prima di constatare, sperimentare la veridicità del mito-dio, devo aderirvi, prestarvi fede, inserire questa presunta presenza-dio nella mia vita, nei disagi dell'oggi e nelle speranze che pur vi nascono, farla diventare essa stessa disagio e speranza. Disagio, perché devo rapportare le mie pur scarse capacità alle sue richieste, anche la sola, che tutte riassume, del suo cristo di badare ad ogni altro come faccio per me stesso e speranza. Perché anche speranza? C'è nella Bibbia la promessa del regno, il paradiso perduto, che verrà restaurato, altro mito senz'altro nel linguaggio suo fascinoso! Se non che io, proprio col mio fare coraggioso o col mio timoroso astenermi, col mio dire senza soggezioni o col mio tacere prudente, sempre comunque col mio soffrire eppure volermi spendere per il bene, in una società fattasi tanto difficile con gli insoluti problemi di sempre e i tanti acuiti nel mondo giovanile, so di appartenervi e non alla storia trascorsa di questo mito subordinato, ma al suo ripetersi, eppure rinnovarsi, del momento. Cioè so di non assistere, ma stare nella sua rappresentazione, nel suo dispiegarsi, nel suo svolgimento, e da protagonista! Cioè la mia adesione, la mia fiducia sento trasformarsi in motivazione, in dinamismo di vita! Allora il mito-dio ha veridicità se ha potuto trasformarmi! Allora il futuro promesso dal mito della Bibbia è già qui e io gli appartengo! È fatto delle stesse cose del mio presente, ma che posso vedere in una prospettiva nuova e sotto diversa luce! E tutto ciò è bello e buono! Sì, a questo mi ha condotto la fede, vedere, avvertire il mondo nella sua bontà e bellezza di fondo, eppure questi occhi, queste orecchie e questo cuore, esigente e giudicante, sono quelli di sempre! Il male ha tentato di stendere su tutto questo una patina grigia, ma s'è screpolata, s'è sfaldata! Il male non è invincibile e verrà sconfitto, ecco coagulata la mia speranza, nella sua massima aspirazione!

domenica 6 agosto 2017

Il sacramento mondo


Il vangelo di Giovanni è permeato dalla necessità per il fedele, di appropriarsi del cristo, vero sacramento, introduzione al sacro e sua comprensione. L'insistere del cristo sulla necessità di mangiare di lui, c.f.r., e.g., 6:51-59, non è tanto promessa e premessa di ciò che nella chiesa diventerà rito in ricordo dell'ultima cena, ma piuttosto invito al sacramento mondo! Perché? Il concetto di presenza nel mondo del logos divino in Giovanni, richiama quello degli stoici, il logos è ragione di essere per il mondo, che ne è saturo. Ma mentre è loro convinzione che occorra essere apatetici di fronte alle vicende del mondo, che non devono coinvolgere e offuscare la verità percepita, in Giovanni la verità stessa, il cristo le subisce fino alla croce! Perciò noi fedeli dobbiamo accettare che senza pathos non ci si appropria del cristo, pur rimasto e diffuso nelle cose tutte di quaggiù. Qui tutto è invito al cristo, tutto gli fa ostacolo! Sì, questo mondo, tutto permeato di scienza con le ragioni sue, dà poco spazio alla ragione-logos, il cristo. Ma è anche, paradosso, invito a credere. Le spiegazioni dei fenomeni fisici, perfino la fascinosa constatazione che scritti sono in chiave matematica quindi, pur di adeguare lo strumento alla scoperta del nuovo, sempre intellegibili, leggibili, non soddisfa completamente. Da dove è venuta nell'uomo l'ansia del comprendere i fatti di questo mondo, e da dove la capacità di soddisfarla? E poi la spiegazione dei fatti psicologici soddisfa e.g. l'ansia di amare ed essere amati? Allora tutto è davvero a un tempo invito a credere nella presenza del logos-cristo, tutto a respingere il cristo nel mito, racconto immaginifico simile a quelli del mondo antico con i suoi tanti dei e loro storie-miti. Ignorando volutamente che perfino i visionari miti pagani non erano che tentativi di creare un accesso, una porta al sacro, alla ultramondana realtà, ma già qui anticipata, presente!

martedì 1 agosto 2017

Lo iato


Tra il figlio del dio, che è il re designato dal dio, il messia, il voluto re di Israele e il figlio dell'uomo, il giudice escatologico, c'è uno iato, il tempo presente. Che vi accade? È un intervallo di ambiguità, luci e molte ombre, sicuro un tempo di abbandono completo, si perde il cristo, si perde il suo dio, ma anche lo si recupera. Perché? Il dio permette che muoia e di croce, lo scelto, il prediletto, il re, e per mano dei suoi, ma annienta se stesso confinandosi daccapo nel mito. Un dio del tempio, un dio del rito, un dio del Libro, un dio di cui ci si può illudere di vicinanza, disponibile, conforto almeno o sperato aiuto nelle immancabili disgrazie! Ma è anche un dio trattenuto, proprio dal suo cristo perduto! Fascinosa è di questi la storia, soddisfa il bisogno di sempre dell'uomo, quello di avere un garante che la vita non-senso, che gli tocca vivere, abbia invece una ragione, uno scopo e che il male, che trattiene, sia non il mezzo che tarpa le ali, ma il più idoneo per evadere da una realtà altrimenti assai triste! È allora che il cristo rappresentante il dio si fa garante del rappresentato, un prezzo personale essendo stato proprio da lui pagato! Allora quello che lui vuole, secondo i novelli interpreti della volontà divina, lo vuole il dio. Rappresentato e rappresentante solo identificabili, il cristo è il dio! Il dio smarrito non è perduto, è rimasto nel suo cristo! E questi resta nell'umanità, diventa quel figlio dell'uomo che deve venire per giudicare gli altri tutti! Perché? È voluto così dal dio, è daccapo il re e non di un popolo solo, ma di tutti, è il figlio, è il messia! E il primo tra tutti, lo scelto, è, non per caso, il più buono, e cosa non può che volere? Il perdono per tutti, se domandato, quale sia il debito!


lunedì 31 luglio 2017

Aspettando Godot


Quanto strana la vicenda del cristo! Chi lo vide, chi lo ascoltò, chi toccò le sue vesti, per lo più non gli credette, invece chi non può vederlo, chi non può ascoltarlo, ma solo leggere di lui se ne può perfino innamorare e farsi suo discepolo, anche se non meno pavido dei suoi di allora, che via fuggirono alla sua cattura. E grida questo cristo abbandonato, il suo grido inarticolato attraversa i secoli e misura l'abisso senza eco in cui il suo dio l'ha lasciato, facendone un perduto. E noi nell'attesa forse solo simili siamo a chi inutilmente sta a scrutare la via per l'arrivo di Godot. Ed è dramma quest'attesa infinita di qualcuno, di cui si ripete sulla scena del mondo, Domani verrà! E la vita, che attende che la novità si manifesti, scorre intanto insulsa e piatta e non mutano i disagi della mente e del corpo! Invece quel chi che viene letto vuole che sia percepita un'attesa diversa, in cui la speranza non si stemperi, ma alimenti, riempia la vita! Occorre daccapo ascoltarlo, vederlo, toccarlo, ma con le orecchie, gli occhi, le mani dell'anima! Solo così sarà lui proprio l'atteso, Gesù, e non un indeterminato mister Godot, simile a quello di Beckett, che solo si attende per occuparsi di qualcosa e il tempo più ancora non annoi nel suo scorrere apatico. Sì, deve essere diversa l'attesa del cristo, la vita deve farsi impegno e, se sofferenza, questa sia giustificata, compresa, perdonata perfino, ma anche fiducia soprattutto. Solo così solo apparente sarà il non senso della vita!


giovedì 20 luglio 2017

Fede e amore


Ma che sono fede e amore dovuti al dio? Esigenze dell'anima che nessuno sa ben definire, ma s'avvertono dentro e restano incomunicabili! Così dico di possederle, ma se voglio chiarirmele, non ne colgo l'essenza, la verità loro resta celata! Ecco, posso dire a questa donna, certo sono che tu abbia verso di me d'analogo al mio sentito per te! Ma questo mio sentire, che certo ha di simile, ma niente d'identico, ha un senso, una ragione. Ho l'esigenza di scusare la mia pochezza, la mia ignoranza, la pretesa di essere dabbene, la mia incapacità di venirne fuori dalla mediocrità e ben gestire i fatti della mia vita, e lo posso solo, riconoscendo angusti i miei limiti, commiserandomi, amandomi perciò. Sì, devo pur perdonarmi e dovrò perdonare il dio, confermarlo nell'amore, poiché sono i miei gesti e le mie preghiere senza palese contraccambio d'amore! E di che perdonarlo? Di tenermi tuttora separato, distante, di farmi dubitare del suo apprezzamento, di farmi avvertire la pena della inutilità d'essere fin qui vissuto e perfino d'aver amato! Possibile tale pretesa? Nulla è impossibile all'amore, che se non raggiunge l'armonia, la sogna, la pretende per averla pregustata! Così al problema del dio, rispondo convinto, Solo nella prospettiva dell'amore c'è questa persona! Cioè devo amare me stesso, la mia piccola donna, gli altri tutti, le cose, i fatti del mio mondo, gli sgradevoli e penosi anche, e solo così superare queste apparenze e aprirmi al dio, per la certezza di finire nel suo oltre, ecco la fede dall'amore, non nel nulla, unico escluso, ché appigli non dà all'amore!

lunedì 17 luglio 2017

Credere, non credere


Tutto mi sta accadendo come se abbia una dicotomia che mi divide il cuore. Due parti, due ospiti della parte migliore della mente, due sue convinzioni profonde, condizionanti il comportamento di fronte al mistero del dio, indifferente quando non ostile, oppure dimentico e bonario, ingiusti entrambi e vorrei chiarire perché. Non so bene la ragione della loro convivenza fin qui nella lunga via percorsa, e per chiarirmela le penso dialoganti. Che si dicono? Non posso saperlo, non posso averne conoscenza, solo congetturarlo e lo faccio ritenendo sia solo una parte a parlare, l'altra tacere, forse attonita, inibita, tutta presa nell'altra, quella che vorrei addirittura sappia guardare nel futuro. Quale parte allora? Penso quella che ha prevalso nei miei ricorrenti giorni bui, ora, forse per rivalsa, stanca d'aver invano lottato, l'immagino dire all'altra, questa sempre alla fine invitta, vera “araba fenice”, Siamo nella stessa persona tendenze, consapevolezze opposte ma uguali, per dignità e storia e avremo lo stesso destino, ché il dopo ci divide qui solo! Non sarò io a gloriarmene né tu potrai averne coscienza, se nel nulla entrambe finiremo, avverato il mio pessimismo sul senso della vita qui. Mentre se il tuo sognato si realizzerà, non dovrai vergognarti col tuo dio che io qui sia esistita, se ti sono stata accanto nel tuo passato, anzi se parlare potessi testimonierei il tuo imbarazzo, la tua sofferenza, ma non potrò, ché colui che si sarà predisposto all'accoglienza di chi ci ospita, certo di concedergli perdono, più non ci distinguerà. Perciò nemmeno dovrai chiedere perdono dell'incredulità ricorrente, di me, ché peccato non è stato se talvolta t'ho sopraffatto, ché colpa non hai se temporaneamente la parte più debole sei stata, e non ne ho io nemmeno, se quanto accaduto con la durezza sua, ha permesso io prevalessi, ma di ben altro temo pentirti dovrai!

Ecco, così alla parte scaltra attribuisco frasi, considerazioni sensate, benché essa ritenga che alcuna ne abbia qui e il suo coesistere con la parte avversa lo dimostrerebbe, unico senso nella generale mancanza! Allora mi chiedo, S'è conservata solo per ammonire l'altra della loro precarietà? Visione, congettura in fondo ottimistica, perché ancora mi chiedo, Non è pur sempre un pericolo per l'anima, la parte che l'invita a non credere, una tentazione giustificata se a questo mondo troppi infelici non hanno ragioni per credere e vedono i credenti, non in sofferta meta dopo periglioso mare d'affanni, in fortunoso approdo, ma baciati da fortuna loro negata da un fato ingiusto? Sì, forse la migliore dimostrazione di interessamento, di solidarietà, la migliore “humanitas” sarebbe non credere per empatia, farne il solo fondamento del diritto all'incredulità!

venerdì 16 giugno 2017

Il tempo e l'amore di coppia


Corre il tempo e forse il cuore tutto svuotare non potrò delle cose pensate per te e lì stipate, piccola donna! E chiamarti dovrei donna della fortuna se definire altrimenti non sapessi che e chi il tuo vivermi accanto assicura e rinnova. Potrò mai dirtele, chiamati nell'oltre suo? Forse così più ancora sperare potremmo, se sapessimo il tempo correre verso quel luogo o modo di stare, promesso dal cristo, dopo tutto questo vissuto, ma il suo quando e dove fermarsi, il dio solo sa, il cristo suo nemmeno! Esso solo lontana e tante cose finiscono... Allora mi chiedo, anche il ritenuto limitato periodo dell'amore? Forse sì, in certe sue espressioni almeno, ma non in ciò che deve esserne premessa, l'innamoramento, sempre da rinnovare e accrescere. Se invece finisse, passato il momento suo propizio, avrebbe già vinto l'ottusità del tempo, il suo correre insensato in avanti, senza meta apparente! Invece è sempre il tempo dell'opportunità dell'amore, se recettivo cuore il proprio incontra! Ascolta! Cantano una canzone. Sono parole d'oggi, come lo sono state di ieri e lo saranno di sempre, perché sempre qualcuno intender le potrà. Ecco, par vero che il singolo amore nasca, viva e muoia come le cose tutte fanno, ma non l'amore di per sé. Sì, dev'essere così, come non s'estinguono che le singole vite e non la vita, così fa l'amore. E queste mie parole per te, che il cuore a stento trattiene, son simili a quelle che altri han già detto e molti ripeteranno, vinti d'amore. Ma non s'estinguerà, mi chiedi, la vita tutta dalla follia umana tanto ora minacciata, e così l'amore se non avrà cuori da far suoi? Sì, e forse quell'epoca non è poi tanto remota, ma quale, ti chiedo, è stata la ragione d'essere della vita, se non far da supporto all'amore? Ne sai altra? E se non è così, perché l'amore è stato, e continua a rinnovarsi, quale è da sempre la ragione sua, quale il motivo? Forse vero, c'è un altro perché, oltre a quello banale che la specie si conservi e progredisca! Credo perché noi, amanti in momento particolare della storia del tutto, intuissimo che condividere il bene realizzato, amandosi, manifesti qualcos'altro di essenziale, di vitale! Sì, quello che chiamiamo amore divino! Ma anche per significarci che lo ignoreremmo del tutto altrimenti, senza il nostro piccolo amore a due! Ma che è il divino? Penso che l'amore umano non abbia che sillabe, bastevoli per parole che, computate, significhino all'altro il sognato e realizzato bene tramite lui soltanto. Ma esso dà di più! Apre per gli amanti una breccia sulle limitazioni imposte dal doverlo vivere qui, che fanno ostacolo, muro perfino, a ciò che la vita par suggerire di bello e buono. Perché, che è questo intravedere? È sogno ancora, chimera come tante cose di qui, o apertura a una dimensione nuova, inattesa? Se così, quelli che amano si profondano tanto nell'intravisto, da scoprirvi molto, che la loro anima nutra e accresca. Addirittura la speciale persona, cioè esistente di per sé, chiamata il dio, perché lo stesso delle loro preghiere, ma ora visto nella prospettiva del suo bisogno di loro! Perché? Egli è capace di riunire le parole di tutti quelli che come loro si amano e renderle vere frasi d'amore. Quale amore? Quello che lui proprio ha sognato, ma realizzato e vissuto da lui grazie anche al loro balbettare il desiderio d'amore, di bene, di felicità tramite l'altro, l'amato, e certo egli vorrà che il suo prezioso sentito duri quanto la memoria sua lontana! Allora essi diventano sicuri, ogni cosa derivando da lui, che egli è la sorgente, la fonte del sentire di ogni cuore amante. Ma anche sono certi della speranza, cioè hanno fede, che l'amore umano possa sopravvivere. Sì, certi che per il loro piccolo amore un oltre veramente ci sia! Allora, mi e ti chiedo, non è più giusto dire che solo qui finirà la coscienza dell'amore, ma mai l'amore stesso, che è il sentire stesso del dio? Ma v'è più ancora, lo ribadisco! È la necessità che il dio ha d'amore, che motiva ogni umano, quello di coppia anche! Il dio è volontà, desiderio d'amore per nostro tramite! Allora ben ha dato il cristo un solo comandamento, l'amore! Include il piccolo amore tra due! Ma ogni amore umano accrescersi deve, e completarsi, nell'amore a tutti, i nemici anche! Però il bisogno del dio inizia anche, lo percepiamo, dal piccolo amore che fa generosi cuori innamorati l'uno dell'altro! Ora però, ciò che così ti preciso fa sì che qualcosa di concreto ci accada. Tu nulla obietti a questa definizione del dio, chi nell'amore inizia anche dal nostro di coppia per realizzare il suo, ma vuoi cessi il mio argomentare su questa verità e t'abbracci ora!