Tutti
ammetteranno che il modo di una donna di essere qui, di vivere l'oggi
con ricordi sul passato e speranze sull'avvenire, pur avendo un
sostrato comune all'umanità di tutte, che è quindi prevedibile,
ha sempre del peculiare che fa la sua specificità, svelato quando e
a chi lei voglia, ma anche un qualcosa in più, che resta mistero.
Questo accresce il fascino naturale e, a chi se ne innamora, fa
incanto e incoraggia i sogni! E il ricordo della presenza di
quest'insondabile aspetto pungerà il cuore, la vita tutta, anche ad
amore finito! Ma perché allora del sol altro mio amore terreno più
non ne ricordo il mistero che m'innamorò, pur tanti i fatti e le
parole ritenuti come appena stati, come or ora dette? Mi dico, In
quello di questo mio piccolo tesoro, la vita e il mistero dell'altra
anche, e di tutte, anche delle appena sfiorate o incontrate! È così
che in certi momenti l'anima vi si profonda tanto che da questo mio
scrigno più non verrebbe fuori! E vi sono sì ricordi che narrano
della smarrita, perduta all'amore, ma anche di fatti lontani, quelli
dell'infanzia perfino, e sono voci care o meno, di assenso o di
rimbrotto, risa di gioia, pianto di delusioni e d'affetti perduti! Ma
ci sono anche tante illusioni, troppo belle per essere concretezze
vissute o da attendere ancora possibili! E queste fanno amara verità!
Non è poi vero, mi dico angosciato, che tutto è illusione, anche
l'amore, destinato a morire come le cose tutte? Così io dubito della
vita a venire! Allora se sta tutto qui quello che c'è, tanto vorrei
che qui questi suoi occhi, che parlano dell'anima sua e del mistero
che racchiude, abbiano davvero percepito quanto li abbia amati! Moriranno sapendo dell'amore che hanno suscitato e ne avranno un
ultimo sorriso! Perché possibile è che non li incontri oltre,
perché questo svanirmi vuole, così il futuro da vivere insieme. Ma
ecco un nuovo mistero se non c'è altro ed è qui tutta la vita,
perché quest'amore già anticipata l'avrebbe nei sogni suggeriti,
tanto che già tutta la credo vissuta? Perché questa necessità,
questa smania di aggiungere dell'altro, sì, i sogni, quindi altro
bene al pur vissuto? E la materia a cui si può attingere, perché è
tanta? Tale da sminuire il pur molto male, che qui contrasta il già
scarso bene e con efficacia! Sì, perché non basta quel che il cuore
già stringe o che è capace di rivivere, perché dell'altro, perché
una finestra, che si spera divenga porta, sull'oltre? È peculiarità
d'ogni uomo!
martedì 16 maggio 2017
venerdì 12 maggio 2017
L'amore preteso
Amaro
e sofferto fu per il cristo constatare il fallimento della missione
sua tra i correligionari. Questi si sentivano vessati dai romani,
pensati anche inquinare con la loro idolatria la loro religione. Essi
non poterono capire la novità, la preziosità del comandamento nuovo
dell'amore che include i nemici. Questo, che riassume e supera la
legge tutta, accettato, li avrebbe vero caratterizzati come unici
veri dissipatori delle tenebre che sempre la violenza subita e
prodotta fa anche tra chi vi è avvezzo, perché questo era il mondo
antico, violento, ed è quello di sempre. E lo trascinarono a morte
calunniandone le intenzioni, preparando, con quest'atto proditorio,
le premesse alla ribellione, che cara sarebbe costata! Fu la
distruzione della loro civiltà e la dispersione del loro popolo.
Tragedia destinata a ripetersi nella storia della chiesa dei seguaci
del cristo. Sempre il non amore ai nemici, la necessità del loro
annientamento, comportò allontanamento dalla vera fede, regresso
nella spiritualità. Ma tutti siamo seguaci sprovveduti, inadeguati
in ogni epoca alla novità del preteso, l'amore al prossimo tra cui
includere si deve il nemico! Ma se capiamo l'enormità del nostro
fallimento, viviamo dolorosamente la nostra incapacità che ci fa
ultimi, il perdono per la nostra insufficienza sarà immancabile! La
nostra vita ha lo scopo di raggiungere il bene, ma l'epilogo dei
nostri sforzi sarà il perdono per non averlo capito! E' così il
nostro dio, non può non perdonare dal momento che ci ama perfino se
gli diventiamo nemici! E sempre accade!
venerdì 5 maggio 2017
Rimani!
Piccolo
dicevo ai compagni, da farmene vanto, Leggere ancora non so, ma
contare sì, fino a cento! E oggi sai che vorrei?, saper contare i
perché mi sei necessaria! Così me ne ripeto uno e dico, Chi
interesse avrebbe per i miei pensieri se tu più esserci non volessi?
Ascolta questo vento, poco più che brezza al tramonto, eppure parla!
Fa tra le frasche del tuo giardino lieve brusio. Par raccontare nel
brontolio suo, ad orecchie attente, le eterne assai simili storie
dello star qui. Io, bambino me ne chiedevo ragione, dicendomi, Non vi
sono forse capitato senza ne sappia il motivo, sì, chi mi ha
invitato a comparire? E mi sono chiesto assai presto il perché dello
star in ben strano luogo e con altri, che apparentemente risposte
avevano, muovendosi disinvolti, scarsa in me invece la fiducia, forse
perché precocemente solo restato. E tutti qui siamo rimasti partendo
da domande analoghe, nessuna con risposta soddisfacente, risparmiati,
altri precoce presi, sì, abbiamo dovuto vivere! E non siamo forse
qui senza ancora risposta alla domanda fondamentale sul perché
esserci, e come pressati da cento incombenze e problemi, nessuna
gratificante, nessuno con soluzione certa, ma se sì, solo valida
nella provvisorietà, distratti da falsi allettamenti, respinti da
proposte di vita inconsistenti, ingannati, sfruttati, taluni avviliti
anche dalla perdita della dignità del lavoro, tristezza assai
frequente nell'oggi? Oppure questo vento racconta ciò che tristi ci
fa sempre, perché la vita alcuni di noi rende del tutto carenti fin
dal seno materno, altri lascia attanagli e stringa nelle spirali sue
il male, ma nel tempo tutti ci farà bisognosi e malati, scarso il
numero dei completi esentati, ma non dal divenir vecchi, tutti perciò
rendendoci dipendenti dalla benevola considerazione e volontà di
bene di rare persone buone. Non restano, forse solo come placebo, che
i sogni! Possibile viverne senza? Ne vivo io? Non so, ma se sì, sono
io a doverli rincorrere perché questi vogliono per me farsi tutti
subito come passati, lor traccia svanire, o rimaner nella vaghezza
del ricordo sì belli, ma incompleti, mai possibile completamente
evocarli. Perché son fatti di labile tessuto e ordito, come di
agognati desideri, mai appagati, di speranze mai acquietate, perciò
anche di serenità sempre invano cercata, anche di dolcezza di donna,
suoi sorrisi e parole buone, e cose simili. Ma forse, nella loro
inconsistenza, solo fatti di vano stormir di fronde ad effimero
vento, com'è questo del momento, incombente la sera. E ciononostante
importanti, perché pur presenze belle, gradevoli, sebbene fuggevoli,
labili appunto! Occorrerebbe rinnovarli, averne volontà e motivo che
altri mi si affaccino al cuore, sì, novelli si accendano! Ma nemmeno
questa possibilità mi resterebbe se tu più non volessi esserci!
Ecco un motivo della necessità che ho di te, che tanti altri forse
ne riassume! Perciò rimani anche nei miei sogni!
venerdì 21 aprile 2017
Quando lei non c'è.
Quand'è
che un'anima si conserva bella, quale l'età sua, in questa vita?
Credo quando s'apra alla speranza in ogni epoca vissuta, ed è la
preghiera a nutrirla! E questa mia è preghiera colloquiale con
apparente interlocutrice umana. Perché lei mi appare come se i
pensieri suoi del dopo questo mondo abbiano ostacoli nella sua mente.
Allora sono io a dire per lei, perché l'anima sua sia bella come la
ricordo nei nostri primi approcci, e quel che dico, quella che vive
tra le stelle ritenga proprio come da lei espresso. Ma se sono queste
le motivazioni profonde, confesserò dapprima abitudini della mia
senilità, necessaria premessa.
Quest'epoca
mia mi suggerisce talvolta severità, talaltra, ma sicuro più
spesso, indulgenza nei miei comportamenti. La prima è giudizio
proprio di detrattori, e perciò cerco di non esserlo di me stesso,
l'altra è possibilità di chi, guardato abbia la vicenda mia con
simpatia, e chi più di me stesso può averlo fatto, se quasi tutto
di me perdonato ho, con troppa facilità perfino? Eppure errori, e
tanti, ci sono stati e molti ho certo deluso, inappropriate le
decisioni, mal ponderati i giudizi! Sarà anche per questo indulgere
con me stesso che, quando sono solo, mi fingo avere un interlocutore
paziente e attento e, come se vero ascoltarmi possa, dico di me,
della salute ormai precaria, crucci dell'età e altro, e ricordi
anche. Stranezza dell'età? Probabile! E' così che ritornato sono un
po' bambino, quando, perso il fratello di me un po' più grande,
sempre con lui parlavo dell'angoscioso mondo degli adulti, in cui
avrei preferito non entrare! Così l'interlocutore di oggi è
persona conosciuta e cara anche ai miei ricordi di quasi la vita
tutta. Ma da tempo l'avverto come lontana, una che viver vuole giorno
per giorno temendo che il domani uno di noi possa prendere. Ma con
lei posso confidarmi con sincerità, e dirle anche di come spaventato
io sia di lasciare questo mondo da piccolo rifiutato, e le dico di me
accorato, ricordando il bene potuto condividere nel nostro tanto star
insieme, sempre innamorati! Rievoco anche lo spirito, perse le
parole, quelle da lei vero piaciute, delle mie titubanze, dei miei
balbettamenti, sentendomi attratto e temendo rifiuto alle mie
proposte, quando entrambi, il bene sognato per la vita tutta insieme,
chiamavamo amore! E così è stato, ma ora che le dico? Forse più
cose, ma pari a un pensiero, anche uno solo, che lei certo ha per me,
pensandomi in angustie, come io temo intuisca debba essere per la
malattia, che lasciarmi non vuole! Posso parlarle dal cuore perché
non è presente, perciò senza minimizzare quello che ho dentro e
anche parlerò del nostro vivere nell'apprensione. E posso dirle,
Piccola
stella, che nel cielo dei miei sogni di ancora ragazzo venuta sei a
farmi incanto e a darmi la felicità, tutta quella che pareva
possibile a cuori ingenui, i nostri! Per me poi divenuta sei la
piccola donna della vita, angelo provvido, ché il vuoto da altre
lasciato ha colmato e mi stai ancora accanto paziente, come a chi
poco o null'altro importi! Ma tu vivi, così com'eri, ancora in
questo cuore e certo in quello di colei che ogni altro ascolta! Oggi
temo che tu non sia felice, e tanto vorrei che la felicità si possa
scambiare anche se legami tra anime più non si hanno se non nella
memoria o nel desiderio, quando qualcosa si sia interposto. E so
cos'è tra noi due! Allora se dico a te, per chi è anche, se non
per quella che certo m'ascolta e che per me accanto t'ha posta
davvero come un piccolo angelo? E sarà lei la risposta al mio
altrimenti vano dire. Allora che vorrei davvero? Vorrei possa essere
proprio come accade a cuori che s'amano, nonostante il vissuto, che
possa far ostacolo, e che mimano piante simbionti, che scambiano
acqua e nutrienti, così la vita dell'una dipende dall'altra. Di
simile tra chi s'ama, ciò che basta all'una anima piace e soddisfa
l'altra, ed è questo che deve ancora oggi accadere con te, mia
piccola donna, come tra me e l'amata del cielo! Io la mia piccola,
no, la grande mia felicità nella speranza che ho del cielo, senza
nulla sottrarre agli occhi tuoi speranzosi di un domani qui insieme e
che sol miei si dicono, ti avrei già dato perché ti colmasse, un
po' almeno, la vita e in cambio mi sarebbe bastato immaginare il tuo
sorriso alle cose tutte del tuo mondo, avvertite di nuovo ridenti per
te! Non è più stato da tempo, non si può ora! Tu sai di me!E
allora prego che almeno il buio, che ti si farebbe intorno senza più
me, ti sia risparmiato! Della preghiera si giova anche l'orante, ne
viene quasi sempre serenità, perché sapendo le difficoltà di vita
dell'altro e non potendo di più, dice a se stesso, Ho detto a chi
può dare aiuto, ho pregato chi può, e un po' di bene pur ne verrà!
È fiducia, fede appunto! Questo accresce la predisposizione alla
benevolenza verso tutti e mai depaupera, anzi arricchisce il cuore,
anche provato come il mio! E il mio cuore è gonfio di desiderio di
bene per te! Ma talvolta se si raccomanda al cielo persona cara c'è
in più il senso di impotenza di fronte a un destino che pare
ineluttabile, che si spinge anche alla vera sofferenza. Sì io non
posso non soffrire della tua apprensione nel sapermi malato e
divengo, un po' almeno, il cristo che si fa partecipe di ogni dolore,
lo prende su sé, sperando che ne resti alleviato il peso che grava
sull'altro, ogni altro! E questo del cristo è vero amore, talora
l'unico possibile nel male, che perfino il dio rende impotente a
questo mondo! Ma anche questo di più, che l'anima ha, alla tua
donerei se te ne venisse un barlume almeno della gioia nostra di
ragazzi, quella stessa che spero illumini anche i miei ormai incerti
passi in questo mondo! Perché, talvolta mi chiedo, questo destino,
io nel buio a immelanconirmi e tu che stai a pensarmi, a
preoccuparti, a far di simile, a quel che per me è reazione al male,
nel tuo cuore? E' certo opera del male che avvelena la vita di
ognuno, e io t'avrei voluta sempre felice! E sai che mi succede? Ora
lo so per certo, ho dalla preghiera anche il vantaggio della
consapevolezza d'aver visto abbastanza e che di lasciare questo
torbido mondo io non debba aver più paura, certo che anche per me ci
sarà perdono, quello vero non il mio facile concesso, troppo
permissivo il mio giudizio! Se non che mi strugge doverti lasciar
sola, sebbene certo nel conforto dei nostri due figli, piccola donna
che hai colmato in me ogni vuoto, ogni assenza, anche quella della
madre. Ma certo di più sarà di noi quando, vinta la mia malattia,
nuova stella con me sarai nel cielo di colei che ascolta ogni cuore e
perfino vi legge il taciuto! Ti prego, lascia il prosaico del
quotidiano, vivi con me questa speranza, abbi fede!
sabato 8 aprile 2017
Necessità della preghiera
Riprendo
qui alcune considerazioni anticipate in riflessioni sul mio sito di
“Facebook”.
Per
tutti trascorre veloce la vita. Come se i granellini della clessidra
del tempo disponibile s'affrettino a cadere dall'ampolla superiore
nella sottostante! Questo drammaticamente si può avvertire alla mia
età, quando quasi tutte le cose, i fatti sono già stati e divenuti
ricordi, belli o molto meno, se non brutti! Che ho tentato? Non
certo grandi cose, e, se anche sì, giudicate per come concepite e
immaginate concretizzate, non ho nitido ricordo dei tentativi
falliti, che certo ci sono stati e molti perché quelle son rimaste
cose sognate, agognate, cose da venire, prossimo ritenuto il loro
futuro, ma pur sempre sfuggente! Allora forse ho solo tentato di
vivere, se vero che i sogni spronano a viver la vita tutta, facendola
sapida o amara, se troppo frequenti le delusioni. Sì, molti
accadimenti sono stati duri e tristi, impossibili da governare, come
accade a marinai su navicella sperduta in mare da contrari venti
combattuto, e, subendoli, poco o molto durati, alcuni seguito m'hanno
fin qui, il mio destino di bene e felicità ne ha certo sofferto. Sì,
molte le delusioni, anche dolorose, in pochi barlumi di gioia e
d'amore ricambiato! Ma vita inutile non è stata, una cosa ho certa,
ho pregato! Per chi, perché? Per me certo, e come? E
chi ho pregato, se il male perfino il dio limita nel suo pungente
desiderio di bene da destinarci? Ho forse pregato perfino per lui? E
chi allora? Ho pregato per lui, cristo qui sempre impotente dalla sua
croce, lui onnipotente solo fuori dal mondo! Pure per l'umanità
tutta? Sì, anche! Ché guerre più non vi siano! Ne è intrisa la
storia tutta e di che orrori vi si commettono ne parla perfino
l'attualità! E ancora ho pregato ché la ricchezza meglio sia
distribuita, se vero è che la disparità è premessa di esasperate
rivendicazioni e sconvolgimenti, pur giusti! E per quelli da cui solo
male ho avuto, chiedendo mi fosse donata la capacità di perdono e
della dimenticanza!
Ma,
devo riconoscerlo, non
si prega soltanto per ottenere che danno e pene personali e
collettivi cessino per noi, lacrimosi in troppe vicissitudini! Fin
troppo umano è farlo per chiedere che il male subito sia solo
temporaneo! Ma sorprende che, pregando, i pressanti problemi
personali s'allontanino, cioè un po' almeno scemino, forse perché
si ha necessità di riassumerli in un sospiro, quando non in una o
perfino copiose lacrime, e questo di per sé aiuta o conforta.
Perché? Se posso limitare, col descriverla, l'angustia, questa forse
potrà essere superata, basterà il piccolo aiuto sperato che dal
cielo pur si conceda agli immeritevoli! E io tale mi sento! Allora,
avendo questa fiducia, sarebbe bene chiederlo a beneficio di tutti,
cioè ricordare il proprio sé bisognoso tra sicuro i molti
imploranti di ogni momento. Perché se, accorata la preghiera, ben ci
sarà aiuto dal cielo, personalmente ne basterebbe poco a sanare il
danno o la carenza lamentati, ma dell'azione salvifica veniente si avvantaggerebbero molti!
E' forse questa una ingenuità della nostra fede! Ma è certo che
molti hanno anche di più gravi pene e le personali includono, e son
tanti che più non pregano sfiduciati o non sanno, perché ricordare
non possono la fiducia che pur avevano nella preghiera, bambini. E
allora se dico al grande medico per chi ho accanto, Aiutalo!,certo lo
sto dicendo anche per me! E' questa una verità che ha messo tempo a
venir fuori nell'evidenza sua, ma tardi per le cose di fede non è
mai! Così forse per me anche le manifestazioni più ingenue
nell'amore a tutti dovuto, alla donna mia in particolare, che però
ora più ancora le domanda. Chissà!, forse perché vedendomi
sofferente e accorato teme di perdere l'evidenza del mio affetto, se
non di più, preso da ben altre cure! E che sono le richieste sue, se
non poche parole buone e rari gesti opportuni, che un po' le diano
calore al suo partecipe e provato cuore?
Sì,
è così proprio, se per un altro si prega perché scampi o almeno
abbia minima pena, si prega per sé! Fosse anche solo un'”Ave”
accorata. E' un'opportunità che ci viene offerta. Chi ringrazierò?
Credo il cristo stesso, che prende su sé ogni pena, ogni dolore,
ogni lacrima! Ingenuità anche questa? Forse, ma quanto vorrei
tornare all'ingenuità di bambino, quando rimasto solo, vessato da
bagatelle familiari, avevo unica gioia nel fare la comunione e anche
quella poi mi fecero perdere fino a negare di credere! Mi dicevo, ho
mangiato Gesù, sarò più forte! E davvero era così, piangevo
raramente e di nascosto! Ecco questa la mia infanzia, eppure grande
non volevo diventare e subire ancor più l'ottusità prepotente di
molti!
Ma
in ogni preghiera c'è sempre un di più! Si prega non solo per
ottenere per sé o il prossimo che abbia analoga o più forte pena
nel dovuto subire, ma anche per offrire! E che? La propria pochezza,
la propria insufficienza, il proprio bisogno. E chi ascolta, il
cristo stesso, li avvertirà propri. Così chi prega è anche chi
ascolta, e chi ascolta diviene per amore quel lui che implora
attenzione. E' mistero della nostra fede! Oh meraviglia!, il cristo
si fa chi ha sete, ma non beve, se l'altro non può, ha fame e non
mangia, se l'altro non viene rinfrancato, ha bisogno di ristoro e non
cerca pace, se all'altro è negata, bisogno d'amore e lo domanda,
così come fa insistente l'implorante! Solo così egli può essere
risposta a chi non ha che l'offerto, Nulla! E a questo lui, tanto
vessato, egli offrirà di sentirsi lui stesso farsi preghiera e sua
accoglienza, cioè sentirsi un cristo. Perché il cristo, sebbene
fatto impotente per la croce novella, gli dice, Io sono te, io stesso
nella stessa tua attesa! E non v'è dono più grande!
Le mie nelle tue pene, signore, la mia la tua preghiera, la mia
aspettativa, la tua stessa! E allora preghiamo anche delusi, c'è una
grande risposta, nascosta, taciuta, perfino negata da chi parla e
tanto, ma poco o nulla sa del peso sull'anima del silenzio del dio, e
ben tutto questo male che vessa perfino il cristo, e tutti lo
diventiamo pregando, dovrà pur finire!
domenica 2 aprile 2017
Eutanasia può essere atto d'amore?
Quando
vedo un malato terminale o ne ho notizia, sempre ho l'immagine di un
povero cristo in croce, che da sé morire non può e lo vorrebbe, più
di ogni parola, più di ogni gesto di compassione, pur spesso
desiderati, e non posso non pensare necessario che qualcuno, pietoso,
le gambe dovrebbe pur spezzargli per permetterglielo. Questa pratica
in quell'infame supplizio, di cui quello del tanto oggi provato fa
metafora, tra i romani era comune, nota come “crurifragium” per
accelerare la fine, a modo loro pur pietosi gli aguzzini se non del
condannato, dei timpani loro se dovuti rimanere astanti. Trovo che
oggi tra tanti indifferenti o volutamente distratti da mondani
interessi e pavidi, non si trovi chi faccia d'analogo! Io nemmeno me
ne sentirei capace, visto che, ormai medico, pietà fin a quel punto
di mia madre non ho avuto, ma solo amorevole alleviarne le indicibili
sofferenze ho avuto solerte cura fino alla fine! Ma oggi è
possibile, ma lontano, tra altra gente, sicuro più evoluta, la
pratica definita “suicidio assistito”, in cui non solo si
richiede l'assenso di chi stia per beneficiarne, ma pur la volontaria
messa in opera finale, solo da parte sua, dell'input dei meccanismi
necessari per l'eutanasia. Ma io mi chiedo, è pur essa un atto
d'amore? E se sì, almeno in determinate estreme circostanze, quali
allora i limiti dell'amore? Credo che l'amore limiti non abbia, ma in
ogni circostanza della vita, in ogni decisione occorrerà prima
chiedersi, Sto agendo veramente per amore, cioè nell'esclusivo bene
dell'altro? Può essere un bene privare della vita un'altra persona?
Ma la vita che è, se non la possibilità di toccare, sperimentare il
bene, di desiderarlo sempre più, e questo può e deve accadere anche
tra tanto male, che sempre è prevalente? E alla fine dei propri
giorni si dovrebbe poter dir, Io ho vissuto, ho conosciuto il bene! E
non certo, sono stato gaudente, cento e più donne ho avuto, e cose
sciocche similari! No, occorre dire, io ho amato, io sono stato
amato! Ma se il male diventa l'unica permanente possibilità e non
lascia tregua, ecco che perfino la morte, che di ogni possibilità di
bene e di male priva, può vestire i panni del bene, essere del bene
l'ultima forma possibile! Pensando che l'amore sia l'unico imperativo
e ripensando alla mia personale pavidità, antica e mai guarita, anzi
rafforzata dall'età e dal paravento della presunta fede, vorrei
davvero che il signore della vita tornasse a porre fine a questo
mondo di ipocriti, tra i quali mi metto con la dovizia delle mie
ragioni contrarie a simili decisioni estreme, e di malvagi
prevalenti, che non hanno che amore di sé e perciò ignorano
volutamente chi soffre. Sono sempre in cuor loro egoisti spregevoli,
contenti che il male abbia preso l'appena accanto, di cui trascurare
vuole il dovere di pur far qualcosa per alleviargli la pena, se il
colpito lo desidera, ma anche se, come è diffuso, quello preferisca
nascondere il suo dolore! Occorrerebbe allora intuirlo, occorrerebbe
sentirselo dentro come pungente disperazione, sì sentirlo gridare
forte! Qui, in questo mondo, si parla volentieri di diritto alla
vita, pur giusto, sacro addirittura, e non si permette una morte
appena dignitosa a chi l'invoca, nel dolore di una malattia senza
rimedio che attanagli, sì, nell'abbandono anche di chi aiuto gli
dovrebbe e smetta di lottare se troppo compromessa ne vede la propria
persona, la propria vita tranquilla di mediocre uomo. Necessità di
decisioni estreme richieste anche tacitamente, ma quasi sempre negata
dal pressappochismo di medici, per lo più però sempre avidi, e dal
temporeggiamento di politici ciarlieri, che quasi deserta l'aula
hanno lasciato perfino alla discussione sul “testamento biologico”,
e di istituzioni dalla burocrazia soffocante! E vorrei che il ritorno
del signore sia più veloce del desiderio amaro di morte di questi
disperati, immagini sue autentiche, e della mia stessa preghiera, che
risposta abbiano prima che lo raggiungano! E lo sproni la madre sua,
che del dolore conosce ogni increspatura, ogni lamento anche nel
nascondimento di chi ha perfino vergogna del suo stato, della sua
necessità, che tregua però non concedono, e ogni lacrima, ogni
grido, e ogni parola, ogni nome, pronunciati nel buio
dell'indifferenza, e ogni invocazione al cielo, a lei proprio, non
potuta soddisfare! Il dio, onnipotente qui non è
davvero, è solo il cristo che ha su di sé ogni male, almeno finché
durerà questo strano mondo che egli ha voluto, forse perché lo si
ami anche nella propria impotenza e altrui disperazione, che ogni
volta fa sua!
sabato 1 aprile 2017
Quando alle tue stelle sarò...
Quando,
chiamato alle tue stelle, ti vedrò qual sei, che ti dirò, bella del
cielo? Certo ti chiederò, Tu, quale di quelle incontrate laggiù,
invero pur poche, sei stata? Sono certo ormai che lì tutte e nessuna
mi abbiano significato di te, qualcosa almeno! Ma completamente solo
quella che, a fugare la mia incomprensione della scarsa fortuna mia
con quasi tutte, venuta è in veste d'angelo in sogno, ma tale
appunto che ognuna di loro quella pareva e allo stesso tempo nessuna!
E a dirmi che?
L'amore
tuo per me, perché parlava come se tu veramente fossi, non solo è
da me ricambiato e da sempre, ma tanto venuto s'è accrescendo via
via, che un amore così, più distinguermi da te non può!
E
allora proprio così mi confermasti quel che intuito avevo almeno in
parte, che, se ero da sempre anche un po' te, con alcuna donna
l'amore mio sprecato non era stato, perché tu mai sprechi il bene,
pure con quelle con cui tutto era finito precoce e male
all'apparenza! Tutte quelle storie, perciò mi confermerai lì tra le
tue stelle, erano state la nostra storia, sì, proprio mimato avevano
il nostro amore! Sì, il suo svolgersi, il suo divenire e sublimarsi,
perché tutto questo mondo di apparenze, di fallacia e di ombre ha
dovuto percorrere fino a farsi palese, luminoso qual'è, soltanto nel
tuo mondo, dove d'ombra non v'è luogo! E se incomprensioni v'erano
state, per me e forse per taluna di loro, tali da soffrirne, noi
nulla sapevamo del vero lor significato! Allora fatti amari son
sembrati, e ben sai a chi alludo tra tutte, che subiti li abbia, ma
quando con te in fondo sol scaramucce appariranno, bagatelle tra noi
innamorati che su questa scena del mondo avevano recitato lor
protagonisti, senza punto immaginarlo! Sì, attori mimi, or felici or
meno, finanche amaro delusi, in un solo sogno, il nostro, siamo stati
le donne mie ed io! Allora se tu in diverse forme e caratteri di
donna per me venuta sei, ma pur sempre amabili, e hai voluto ti
conoscessi per essi, le loro, anche le dure, sono state tue parole e
i loro, anche se troppo misurati da pensarsi avari, proprio tuoi
gesti!Così i lor sogni, i pur espressi o i trattenuti celati, forse
temuti incompresi, sono stati quelli del tuo sogno d'amore per me e
con me, tribolato, contrastato, come lo son tutti quaggiù, anche se
fatti soltanto di soli umani desideri, come il mio pensato! E ti dirò
che forse miglior fortuna con una sola io ho avuto! Quale?
Pleonastico, ma cortese il chiedermelo! E ti risponderò, Quella che,
privandosi di quel che in cuore aveva, piccolo cuore che, sebbene
stipato, si stimava esauribile del bello celato, fino a me e sol per
me conservato inconsapevole, sicuro non sapendo che è l'amore, anche
solo sognato, che sostiene e fa crescere l'amore, me l'ha donato!
Perché? Credo, affinché il mio cuore, scoperto deluso e tanto
provato, sopravvivesse, un po' almeno accanto al suo, disposto per
amore a lasciarsi morire d'inedia!
Sì,
ti parlo sempre delle mie donne, di questa mia assai spesso, ma lo
faccio per parlarmi di te, per sognarti, per anticiparmi l'incontro
de visu sperato! Così il mio dire nostalgico di quand'eri con me
senza saperlo, e ora pure da farmi incredulo, si fa vera preghiera ed
il nostro incontro agognato palese diventa proprio a breve, anzi,
meraviglia, di adesso!
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