sabato 7 ottobre 2017

Che fanno i sogni?


Un sogno svanito, lì per lì sfocia nell'amarezza della delusione e necessiterebbe di conforto, già appena mancato l'appagamento, quasi sempre assente o carente per l'insensibilità diffusa che fa l'ambiente della vita di ciascuno, ma poi, passati quei bui momenti, diventa addirittura una positività, un arricchimento del proprio sé. Perché? Passato il tempo del risentimento per la propria pochezza e ingenuità, giudicate inguaribili, quello che rimane della speranza, pur delusa, è proprio un che di cui si trova arricchita l'anima. Questa si è come dilatata per accogliere il tanto ben sentire, suggerito dal sogno, il tanto ben vedere le cose tutte, sebbene consuete, sotto una luce nuova, sì belle tutte come mai state! Ma al sopraggiungere della delusione, all'infrangersi della speranza, l' anima non s'è rattrappita in quella che era o in meno ancora, ma, è come aumentata, si è aperta a tante nuove aspettative di bene, ed è così divenuta più ancora una ricchezza per il sé! Ognuno è quello che la propria anima è! Così io so di essere non solo quanto di bello e buono ho raggiunto, ma anche il bene intravisto che non ho potuto far mio, ma solo sfiorare, solo sognare! Sì, i sogni, anche dovuti restar tali, fanno una ricchezza nuova insospettata, la possibilità di capire e accogliere il bene presente o futuro, cioè aumentano, dilatano, arricchiscono l'anima! Ecco, questa donna di qui si dice mia, solo m'ha illuso o vero ho il suo amore? Se scoprissi il manco dell'amore sperato, che farei dopo l'inevitabile disperazione? Più ancora, la mia speranza d'amore da quella del cielo, andrà delusa? La potrò mai constatare indifferente al mio sentire, come m'è accaduto con altre donne di qui? Se m'accadesse di scoprirmi di scarso o nullo valore per lei, che sarebbe di me, se è lei a dar perfino il suo nome alla mia speranza? Son certo di questo, alla fine mi scoprirei addirittura, paradosso, migliore, solo per aver sognato un bene irraggiungibile al momento, avendo capito la necessità di impegnarmi per farmene degno! Di simile con la donna m'accadrebbe! È questa, mi chiedo, in fondo una stranezza della natura umana o è questo della vita lo scopo? Cioè conseguire un po' del bene possibile, troppo il male da lottare, e far posto, allargata la capacità dell'anima con i sogni, alla comprensione e al dimorare in essa del bene, quello sperato già qui o dell'oltre? Sì, è proprio così, io trovo già tanto ricca ora l'anima mia perché meglio disposta all'accoglienza del bene, a capirlo nel valore suo e a farne geloso possesso! Il bene pur viene, qui o nella vita dell'oltre, e l'hanno fatta tanto capace di accoglierlo i sogni, anche quelli che questa vita fin qui ha tradito! Sì, lo ribadisco, preparatori nell'anima sono i sogni tutti, o di un bene atteso, di qui o dell'oltre, o di un bene già acquisito, ma meglio capito, ritenuto più prezioso, come per me è stato l'amore della mia donna. E che sono da sempre io, se non il poco conseguito e il tanto bene ancora sperato? Ciascuno è solo il bene che ha in sé o che spera! Ora ne sono ancora più consapevole perché nella speranza, nel sogno dell'avere più ancora di quanto posseduto, ho messo anche questa piccola donna con i sogni suoi!

domenica 24 settembre 2017

Di che sarà oggi la mia preghiera

Di che sarà oggi la mia preghiera? Che dirò di diverso oltre al consueto alla bella, che sicuro ama quel che io amo, per prima la donna che m'ha dato? Quello che dirò a questa piccola donna è detto a lei, è detto al dio!
Così nella meraviglia, oggi le dico, Vedi come tutto s'è rinverdito questo prato alle recenti piogge, ma più riderà per i fiori suoi a primavera e a questa piccola vallea attirerà sguardi e sospiri innamorati! Eppure non sarà lo stesso di precedenti soste alla sua meraviglia di altri cuori presi d'amore, caduti in amore! Perché vero è, tutto è diverso, solo simile al già stato! Così il cielo che si lascerà ammirare stasera, ché sereno s'annuncia, sarà tutto trapunto di stelle, le stesse di sempre di questa stagione e alla stessa ora, quelle dalla nostra cittadina visibili, eppure diverse nei loro brillii e pur diranno a cuor che legger le sappia e vi cerchi messaggio d'un amore lontano, o a noi certo significarci vorranno la benevolenza per noi, lassù! Così nella mia preghiera, le mie parole essenziali, quelle non occasionali, sono sempre le stesse, ma ora accorate or serene, ora dette aspre or dolci, ma tutte significano quanto quell'amore cui le indirizzo, sperate comunque gradite, sia agognato! E le mie parole per te sono simili nel tono a quelle delle mie tante “ave”, anche nelle aspettative, ma come di chi, innamorato, chiede e dubita allo stesso tempo venga la risposta attesa! Ma se è vero quello che spero, certo l'amor tuo, perché mai svelato appieno m'hai quel che il cuore tuo serrato mantiene, come suo geloso possesso? Ma anche per questo sarà che ora altro ancora pretendano le mie parole. E che? Che tu scrolli il cuore e ne lasci cadere il trattenuto. Forse sospiri, forse parole non dette, timide troppo, e sicuro lacrime più ancora di quelle versate, quando gli occhi tuoi hanno dovuto piangere la mia stupidità! Servono al mio cuore, ché tutto tu ne bagni e vinca il tempo, che inaridire me lo vuole e far come quello di chi mai ha amato!



domenica 17 settembre 2017

La patria di ogni uomo è la croce!


Nella creazione il dio s'è diminuito, ha fatto luogo accanto a sé al diverso da sé, al mondo, all'uomo. La somma dell'uno e dell'altro, venuto all'esistenza, è meno del preesistente! Proprio strana aritmetica nel dio! Ma il dio ha permesso il male che è iniziato proprio da questo sorprendente risultato del conto primordiale e ne è venuta l'infelicità per l'uomo e per il dio. Perché? Affinché questi si convincesse, dura scuola la vita in ogni epoca, che per annullarla, occorre diminuirsi, rinunciare al proprio sé, annichilirlo! Come e quale lo scopo? Già nell'amore per un particolare tu, l'io rinuncia a parte del suo sé per accogliere l'altro e farlo partecipe delle sue speranze e delle sue occasioni di gioia. Inizia così un prologo che vedrà incomprensioni, piccole pene anche e sofferenze perfino, ma che sfocerà nell'amore, sebbene limitato, ristretto a un singolo. E quando così, tutto sarà da condividere, il dolore anche! Ma più ancora occorre faccia l'uomo, non fermandosi a questo prologo per solo un altro, per quanto lo impegni, ma estendendo l'interesse suo a tutti, fino ad annullare il proprio io nell'amore offerto all'indifferente e all'immeritevole. Sì, al nemico anche! E che guadagna? Guadagna il dio, sua gioia e suo dolore! Insomma il dio per amore ha fatto l'uomo, ora ha bisogno dell'amore della creatura sua per recuperarla al suo bene, per colmare l'allontanamento che ne è venuto, subito anche da lui, come dall'uomo e dalla creazione tutta! E poter con lui spartire la gioia che contenere non potrà nel riaverlo e il dolore che l'attanaglia per i rimasti qui. Per l'umanità che vuol farsi più ancora distante, perdersi! Ma è proprio così? Occorre mi chieda a questo punto! Io constato, con sorpresa, anche nella persona mia, che il male ha a questo mondo gli eccessi suoi e il dolore da danno fisico spadroneggia qui e vi solo privazioni, suoi eccessi indicibili che fanno poco tollerabile il subito e non chiaro, tortuoso il disegno divino! La sua incredibile proposta, quell'“io voglio darti il mio bene, io voglio darti il mio dolore”! Così ogni azzardo di semplificazione non andrà più in là della mera congettura! Ma io, che ne sono tentato scrivendo, ho la “fortuna” ( sic!) d'essere sotto tiro del male e tutto riduco all'essenziale e a quello che al momento ritengo sicuro. No, proprio non sto raccontando una favola! Allora cos'altro potrò dire con sicurezza? Questo almeno, Il dio completa il suo disegno nel suo cristo, che con la sua croce ha dato e dà il massimo dell'annullamento del suo sé per amore e ora sta col padre suo a spartirne gioia e angoscia. Per chi? Per Noi! Per noi, tutti immeritevoli, che l'abbiamo crocifisso in ogni epoca. Sì, il cristo ama chi lo ha perseguitato e chi ancora lo perseguita nei fratelli suoi e ha pena per il suo destino, che vuole sia di luce. È come se il dio abbia creato il tutto e il cristo abbia iniziato la de-creazione che riconduce il tutto all'amore da cui esso è venuto all'esistenza, suo scopo, sua felicità, suo dolore anche, ma motivata pena per i rimasti e non come è qui, subito per l'ottuso vento che tutto travolge nella follia sua! Ecco perché la Weil dice che la patria di ogni uomo è la croce, l'imitazione completa del cristo fino al sacrificio! Poi sarà la pace, ma anche la pena per il destino dei rimasti e lo voglia il dio che dal dono del pentimento, anche postumo, possa rigenerarsi l'uomo nuovo, solo attento al dio e non ad altro, come qui ha fatto, abbagliato dai falsi luccichii del mondo!

mercoledì 13 settembre 2017

Che chiedere al dio?


Quand'anche per me non ci fosse altro che questa vita tutta terrena, quand'anche il momento della morte non mi portasse nulla di nuovo, negli ultimi attimi ringraziare dovrei il dio d'avermi illuso d'amore la vita tutta. E sono stati questi occhi di donna che ho amato! E se invece vero ci fosse una vita in un oltre e io meritassi l'infima condizione dei mediocri, pur quel dio che me ne avesse separato ringrazierei, debitore d'amore anche in questa condizione, potendoli ancora amare almeno nel ricordo! E quand'anche come a persona mal riuscita non fosse dato nemmeno ricordare, come già accadere può in questo basso inferno terreno, e ne ho struggente esempio di una che la mia vita sfiorò, anche allora che chiederei? Se altri felici mi fossero mostrati della gioia che da altre cose e amori può lì venire, ma senza la memoria di qui, pur chiederei mi fosse ridata la sola capacità di ricordare solo questi occhi che qui ora parlano senza parole, chiedendo in ardente preghiera di non ricordare altro che ciò che nella vita trascorsa si lasciò da me amare, ché mi basterebbe! E quand'anche meritassi il paradiso tutto, esclusa la piccola parte in cui essi continuare a vivere potrebbero, rinuncerei a tutta la gioia sua pur di ritrovarli in quella piccola sua parte proibita!
E proprio non so che chiedere e desiderare di più! Io non ho amato che una piccola donna ed è stata la gioia mia tutta e vorrei che continuasse ad esserlo, tutto qui!


In difesa di Simone Weil

Vorrei saper rispondere efficace a chi è detrattore della Weil, di cui io invece mi sono innamorato, tanto da sperare vederla se nell'oltre sarà concesso vedere o rivedere le fattezze di ogni amato. Ma posso farlo solo dalla mia pochezza, che, come mai prima, avverto tanto stretta! E come? Che dirò, un po' parafrasando Simone nel tentativo di farle schermo, di difenderla?
Trovare nel buio che mi s'è fatto intorno e dentro nella sconfitta, nelle lacrime d'una perdita, nell'amaro del subito, nella solitudine d'una disgrazia, in ogni ingiustizia patita, la presenza di chi sentivo distante, di chi pensavo distratto, altrove e con più degna persona impegnato, è sorpresa! Ma è meraviglia né piacevole, né amara! Perché? Questa certo non diminuisce l'angoscia del vissuto, anche se la motiva, non è vuoto che si riempie, né cielo che s'apre, né turbine che cessa, anche se dà un perché a me che me ne sentivo preso, attanagliato, a me che mi sentivo allontanato, a me che mi sapevo dimenticato e mi ritrovo accanto proprio chi mi era parso il più deludente di tutti, addirittura confuso tra i fuggiti dal mio dolore! So che sono ancora nel silenzio, eppure avverto che questo s'è fatto più eloquente di qualunque appropriato discorso, sto nella notte ancora, ma è come se, ormai sgombra da nubi, si sia tutta trapunta di stelle, sto ancora nel buio, ma è come se questo si sia fatto più chiaro di qualunque soleggiato giorno, sto nell'indifferenza di tutti, ma questa, improvvisa, s'è fatta più compassionevole e calda di qualunque conforto! Sì, avverto la presenza dell'unico capace di queste contraddizioni, di questi sovvertimenti dell'anima, la presenza del dio! Ed è allora che grido, ma solo nel cuore dove l'ho trovato, Oh quanto ho dovuto patire per ritrovarti!

domenica 10 settembre 2017

La preghiera, cos'è per me?


Avrei voluto saper scrivere più ancora su quello che la preghiera significa per me, ma il più sincero l'ho espresso così per gli amici di facebook.

Quando accorato dico un'”ave”, son certo che nel mio recitativo formale sono tante cose non espresse, le mie pene tutte sicuro e poi le speranze, anche quelle che cuore ancora innamorato tace anche a se stesso, temendole udite e rapite. E di che o di chi questo cuore è innamorato? Uggiose queste giornate di fine estate, mi rimandano alle solitarie divenute della mia infanzia! Ecco, sicuro ritrovare vorrei mio fratello, la piccola dirimpettaia che tanto prese i miei primi sogni, e gli affetti miei più cari. E poi? Sicuro questa mia piccola donna, per continuare la nostra bella storia, sì tanto vissuta, eppure con meraviglie ancora da scoprire! E...E qui nulla più so, è il taciuto! Ma le belle giornate spese tra erbe novelle frammiste a fiori e con la bella mia a far il gioco delle nuvole vorrei ritrovare e il tanto altro con lei condiviso con le pene anche e le lacrime sue palesi e le mie nascoste! Ma più ancora stipare nella preghiera mia vorrei tutto quello che alla mia vita è mancato perché fosse pienamente felice, scordati i bui suoi, perché la bella del cielo lo assicuri a quelli che i miei pensieri tanto occupano. Sì, d'amore sopratutto!

domenica 20 agosto 2017

Invito alla possibilità del dio


Riporto nel seguito quello che ho scritto per i miei amici di “facebook” perché sia disponibile per la lettura di altri, che mi seguono sul “blog”. È un invito alla sola possibilità del dio, perché la fede, passo ulteriore, è personale ed è incomunicabile, certezza di cose sperate!
Mercoledì
Piccoli eravamo e assai ricco lo stellato d'allora, assai fioche le luci della cittadina nel primo dopoguerra, per occhi avidi e cuori di bambini. Io, assai ingenuo anche per l'epoca, ricordo che chiesi a mio fratello, di me più grande, se mai alcuna di quelle fiammelle dalla volta pendenti, qualcuno avesse tentato di prendere e come. Allora lo vedo affannarsi a spiegarmi che impossibile è, e che quelle, belle sono laddove stanno, anche se d'estate alcune pare cadano in lunga scia di fuoco. Oh quante stelle avrei visto cadere! Illusioni, speranze pur tenaci, e il mio piccolo mentore!
E mi chiedo, Che suggeriscono i ricordi? Vengono dalla sola mente o anche da una realtà diversa?Una realtà da significative o care presenze qui annunciata?

Giovedì
Oggi non trovo strano invitare tutti gli amici a rivedersi nei lor tempi primi di ignari bambini. Vi saranno, così per me, volti cari, come se gli accaduti con loro siano di solo appena ieri. Ma pur forse dovranno rammaricarsi di dover confabulare le loro parole, anche se in gran parte quelle attribuite, proprio devono essere state pronunciate, e sarà dolce illudersi d'averne trattenuto il suono perfino! Forse noi tutti davvero abbiamo tutto stipato e racchiuso nel cuore! E vi si agitano altri ricordi e vogliono essere rivissuti come concretezze e li assecondiamo! Ma poi, se maschi, ma penso che di simile debba accadere alle donne, ci chiediamo dove ora siano le nostre coetanee, occhi belli, da cui, appena ragazzi, forse come me venuti su soli e assai timidi, attendevamo parole buone e piccole tenerezze, per lo più deluse! Perché allora sono rimaste come piccoli fiori racchiusi nella memoria? Tutto è passato e i piccoli variopinti fiori di campo hanno pur colto! Che suggerisce tutto questo? Forse che qualcuno o qualcosa da quello, e non so chi o che da lui, pur leggere non sapendo, perciò nemmeno intuendo le motivazioni che cuore deluso riaprono alla speranza, ha da sempre sfogliato grossolano il libro della nostra vita, proprio come farebbe ottuso vento, e vi ha distrutto anche i primi sogni? Verosimile! Dovremmo forse pensare che anche l'oggi, che presenza di occhi di donna, forse a lungo, come da me, attesi sinceri, ci fa sereno, corra al nulla, immutato l'artefice distruttivo del bene, anche poco conseguito, forse tutto in quegli occhi? Io so che non è così, e che, come molti intuiscono, simili riflessioni aprano invece la via a novella speranza, quale l'età di vita e sua condizione, perché tutto, il dolore pure, immancabile in tutti i cuori, deve avere un senso! Eppure non so ben dire quale! Ma invito a riflettervi!

Venerdì
Talvolta quando più la vita ormai sfuggirmi sento, tanto vero corre il tempo!, mi chiedo immelanconito perché la mia memoria debba perdersi, e forse tra non molto pur lo sarà, se quelle persone care, che chiuse ho nel suo cuore, ormai forse vivono per essa soltanto, talune anche o solo nel loro primo fiorire, come dolci immagini e loro parole, conservate gelose! Ma anche se questi ricordi, assai vividi, essi stessi veri fiori dell'anima, che toccare quasi si lasciano, sono già una preziosità da tenermi stretta, tanto arido il mio vissuto nell'oggi, io mi chiedo se piuttosto non vogliano significarmi qualcos'altro, oltre il bene stesso d'averli ancora nel cuore. E che d'altro? Penso a una realtà diversa di cui quei ricordi si siano fatti messaggeri, sì, una oltre quest'involucro mortale, che, come imbroglio di pece inviluppa e cela la corda destinata al mare, cela l'anima e il cuore suo destinati alla vita qui! Sì, essi stessi e loro personaggi di più ancora, paiono suggerire qualcosa oltre tutte queste apparenze del mondo, oltre le passioni che vi mettiamo, oltre i risentimenti per vecchi fatti subiti, che sempre tornano nostro malgrado e da cui mai liberi siamo, o invece riconoscenze dovute e forse mancate a persone buone pur incontrate... Insomma oltre tutto l'affannarsi dello stare qui con un corpo caduco, destinato a dissolversi! Una realtà oltre i ricordi stessi e le loro care presenze, che vero perdurano nonostante la sacca tutta foracchiata del cuore, stanco, vecchio divenuto, che possa lasciarseli sfuggire! Sì, una realtà nuova, sconosciuta solo intravista, in cui non perdere, ritrovare il bello e il buono della vita che pur ci sono stati, nonostante i tanti tentativi di smentita qui dovuti subire per le tante vicissitudini frapposte, e in cui perdonare e farsi perdonare sopratutto! Sì, perché perderli per sempre, anche se vero poco il bene conseguito, significherebbe che tutto, il dolore anche, che sempre accompagna il sole un po' goduto oltre il buio e il gelo dell'indifferenza, sì, tutto ciò che ha inciso indelebile l'anima, e di cui essa s'è cibata, spesso suo malgrado, sarebbero solo non senso! Sì, perché ne è stata nutrita? Perché tutto ha contribuito a farla vivere e crescere? Così la vita e le lacrime versate e tante, e i sorrisi anche, rari, di cui si è goduto, sono proprio stati non senso? Possibile? Se sì, tutto quello che aprendo gli occhi ritroviamo al mattino è anche un non senso, eppure ci siamo dentro e ne vorremmo uscire! Ma c'è già un realtà oltre il possibile non senso del tutto, sta già in noi e la chiamiamo anima e perché c'è? Il bene in quest'anima e la gioia sua per quanto effimera o il suo accoramento per una perdita, per uno smarrimento, per un dolore, ci sono perché è una realtà riflessa, specchiante un'altra in continuo dinamismo! E quella di dentro davvero c'è, non lo si può negare, pur immersa in un tutto senza senso! Sì, non smetterò di chiedermelo e di chiederlo! Perché il poco bene e il tanto male e ciononostante la vita della mia anima? Sì, perché ci sono stati e dove finiscono la gioia e il pianto di tutti noi? No, una realtà c'è, cui sono destinati sospiri, lacrime, sorrisi e risa per noi di una donna e dei piccoli suoi! Indizio ne è quella già in ciascuno! Ma come condividere questa mia appagante intuizione dell'anima specchio, affinché diventi fiducia, fede rasserenante che un oltre ci sia per tutti? Oh quanto vorrei saperlo fare!

Sabato
Talvolta, pur riconoscendo stranezza della domanda pregnante in questa fase di vita e della risposta, un po' immaginifica, che ad essa do, sento di essere nel vero! Ma le intuizioni sull'oltre vanno vagliate dalla mente. Ed io cerco di dirne, di comunicarlo anzitutto alla parte di me da sempre imbevuta di verità razionali e sperimentali e la tranquillizzo, spiegando a quel me stesso, che tutto ancora di me vorrebbe, anche in quest'ultima mia epoca di vita, che se verità c'è è in quello che intuisco, essa è solo pragmatica, ma non so quanto vi riesco! Perché è come se dalla pur labile verità che un oltre ci attenda, io venga sì attratto , ma allo stesso tempo la trovi difficile da accettare completamente, forse perché alla fioca luce della mia mente poco io ne percepisco, ed è come io sia respinto dalla verità intuita! Sì, una realtà da cui il mio cuore pur attinge e mette toppe per non perdere nulla del suo prezioso fardello, lasciandolo andare tra i “non senso” che fanno il mondo! È bene restino con me quelle cose, quei fatti, quelle persone, quelle loro parole, che han fatto la mia vita e hanno cibato la mia anima, cioè il cuore, il nocciolo più autentico della mia mente, che io intuisco specchio unico di quell'oltre vago che mi fingo, e da qui, da essa, li porti o nel nulla, per questo mio cuore ormai improbabile, o nel nuovo che, attendendo me, così come sono dubbioso sempre, vero attende tutti! E talvolta son certo davvero che è da quel dove che avverto mi parlano le significative persone della mia vita, quelle buone ormai scomparse, e per farlo si servano delle sole vie, i soli canali possibili, i ricordi celati appunto! Persone, immagini, tanto vivide nella mente e agli occhi dell'anima, che fa il mio “me” più autentico, più sicuro! Sì, in quel cuore forse davvero parlano, da una realtà di cui esso stesso è specchio qui, in un mondo dove questa la mia anima vorrebbe restar chiusa e farsi sorda e cieca per non illudersi ancora per poi soffrirne alla smentita. Ma più non vi riesce, non sta sicura, non tranquilla, come viva un sogno inatteso che rimetta il suo certo in dubbio! Sì, paiono assai concrete tutte le persone amate o le buone con me, più che in un sogno e son loro ad agitarmi l'anima! E se vero sogno perché svegliarmi? Lì lotterò col me stesso più reattivo, meno conciliante, più geloso del conseguito e trattenuto finora! No, non le perderò le mie dolci presenze, anche se m'agitano il cuore con quello che vogliono suggerirmi! Stiano nel cuore, anzi nel cuore di questo travagliato mio cuore, il metaforico più del fisico, pur tanto provato! Sì, come perle in uno scrigno di cui solo io abbia la chiave!

Domenica
Oggi vorrei ci chiedessimo, Davvero c'è più ancora di quello che da qui pare nell'oltre intuito? Forse non vorremmo arrenderci del tutto a questa nuova intuizione di risposta positiva, ma dovremo pur ammettere che da lì, dall'oltre, sembrano davvero volute le nostre care presenze nel cuore della nostra mente, dialoganti nei nostri ricordi, tanto da lasciarcene ancora sognare! Sì, tutto accade come ci sia qualcuno nell'oltre, e fa la fede di tanti, ma io non la vorrei come certezza solo personale e incomunicabile, perciò qui mi basta che io possa solo invitare tutti alla sua possibilità, perché addirittura sperimentabile in se stessi, a cui ci si può fermare. Tutti lo chiamiamo, dio, il dio! Tutti ne vogliono dire, ma pochi ne sanno qualcosa e il saputo è per me, per te, per noi tutti, come ha fatto il suo cristo e purtroppo, come a lui accadde, il nostro poco, vero compreso, passa per il dolore! E dove sta questa persona, cioè questo esistente indipendente dal nostro volerlo o no, dal nostro accettarlo o no, dal nostro capirlo o no? Sicuro oltre me, oltre te, oltre noi, sì proprio nell'oltre intuito per essere unico e lo stesso per tutti! Sicuro è per tutti, se ne è veritiera l'intuizione, quindi al di là di tutte queste effimere apparenze, che ci invischiano, ci trattengono, oltre la parte migliore della nostra mente, oltre il nostro stesso vano argomentarne! Uno che incoraggia le presenze dei nostri ricordi più cari, un qualcuno che vuol dire, vuol farsi capire anche per mezzo loro! E ci sono lunghi momenti di suo silenzio esasperante, poi i suoi tentativi riprendono negli eventi che scuotono la sicurezza, che ci illudiamo qui d'avere. E quando un evento doloroso ci tocca subire, estremo come la perdita di persona cara, lui addirittura grida, come faremmo noi stessi se ne avessimo la forza, invece fiaccata! Vittima egli stesso come noi del male permesso! Ecco importante per quest'aspetto è la storia del suo cristo, che però richiede fede! E quanto deve avermi gridato dentro, visto il mio subito, e io ottuso, frastornato, non l'ho udito! Ma quando sono, o tento d'essere, sereno, allora lui non è solo da me sperato al di là della stessa mia mente, ma ho certezza, fede, che con lui ci sia davvero una vastità disponibile per tutti, immagine, specchio lo stellato di queste notti estive, che tutti proprio attenda nel suo mistero, e che porta d'accesso sia il perdono del dio, tramite il suo cristo, ma questo è passo ulteriore e richiede la fede! E di che dovremmo, se credenti, chiedere perdono? Almeno di non aver amato abbastanza questa vita concessa, nelle vicende sue, poche le belle, e sopratutto nella presenza, talvolta sconcertante, degli altri, persone attuali concrete, ma alcune ormai solo ricordo anche sgradevole, con le loro istanze, con le loro pressioni, la loro invadenza, la loro prepotenza, con solo loro diritti, quasi mai con doveri, col loro blaterare spesso insulso o non senso addirittura!


Le mie meditazioni sul dio e il suo oltre sono finite! La conclusione? Sono state solo invito per ciascuno a sperimentare la possibilità del dio. Ci si potrà fermare, perché oltre c'è la fede. Per quelli che, come a me è accaduto, finiscono con l'aver fede, certezza purtroppo incomunicabile, c'è una “porta” per l'oltre e il suo dio, è il cristo! Ma persa quella porta, non resta che l'“al di qua”, sfuggente nelle poche sue belle occasioni, e pur tanto noioso e doloroso talvolta, cui aggrapparsi per quanto duri, con le deludenti, aride congetture della scienza, il farraginoso razionale e, nell'oggi, l'inconcludente affannarsi per la società ospite, pur tanto ingiusta, dei soliti politici! Sì, si resta in quest'inferno, uno dei pochi veritieri miti, qui del tutto orribile, perché ingiusto! Forse come mai, sento quest'oggi tanto contraddittorio, deve essere stato sempre così, ma io ero distratto dietro alle chimere della scienza, anche se completamente in buona fede! Sì, ho sprecato molto tempo illudendomi delle fascinose verità della scienza e della matematica! Invece c'è una sola cosa importante, l'amore, per sé, gli altri, il tutto, tutti ospiti della nostra vita! Occorrerà ripetersi, Io ospito il tutto, che c'è per me perché finalmente capisca e abbia fede e ami nonostante. Sì dopo il perdono, l'amore! E dire che ho saputo questo mito veritiero dell'amore fin da bambino! Ma, immeritevole, assai dolci sono stati e sono questi occhi, ancora sognanti, di piccola donna, vera sola mia piccola perla in una mia segreta, essa stessa uno scrigno del cuore pur tanto tormentato!