Un
sogno svanito, lì per lì sfocia nell'amarezza della delusione e
necessiterebbe di conforto, già appena mancato l'appagamento, quasi
sempre assente o carente per l'insensibilità diffusa che fa
l'ambiente della vita di ciascuno, ma poi, passati quei bui momenti,
diventa addirittura una positività, un arricchimento del proprio sé.
Perché? Passato il tempo del risentimento per la propria pochezza e
ingenuità, giudicate inguaribili, quello che rimane della speranza,
pur delusa, è proprio un che di cui si trova arricchita l'anima.
Questa si è come dilatata per accogliere il tanto ben sentire,
suggerito dal sogno, il tanto ben vedere le cose tutte, sebbene
consuete, sotto una luce nuova, sì belle tutte come mai state! Ma al
sopraggiungere della delusione, all'infrangersi della speranza, l'
anima non s'è rattrappita in quella che era o in meno ancora, ma, è
come aumentata, si è aperta a tante nuove aspettative di bene, ed è
così divenuta più ancora una ricchezza per il sé! Ognuno è quello
che la propria anima è! Così io so di essere non solo quanto di
bello e buono ho raggiunto, ma anche il bene intravisto che non ho
potuto far mio, ma solo sfiorare, solo sognare! Sì, i sogni, anche
dovuti restar tali, fanno una ricchezza nuova insospettata, la
possibilità di capire e accogliere il bene presente o futuro, cioè
aumentano, dilatano, arricchiscono l'anima! Ecco, questa donna di qui
si dice mia, solo m'ha illuso o vero ho il suo amore? Se scoprissi il
manco dell'amore sperato, che farei dopo l'inevitabile disperazione?
Più ancora, la mia speranza d'amore da quella del cielo, andrà
delusa? La potrò mai constatare indifferente al mio sentire, come
m'è accaduto con altre donne di qui? Se m'accadesse di scoprirmi di
scarso o nullo valore per lei, che sarebbe di me, se è lei a dar
perfino il suo nome alla mia speranza? Son certo di questo, alla fine mi scoprirei
addirittura, paradosso, migliore, solo per aver sognato un bene
irraggiungibile al momento, avendo capito la necessità di impegnarmi
per farmene degno! Di simile con la donna m'accadrebbe! È questa, mi chiedo, in fondo una stranezza della natura
umana o è questo della vita lo scopo? Cioè conseguire un po' del
bene possibile, troppo il male da lottare, e far posto, allargata la
capacità dell'anima con i sogni, alla comprensione e al dimorare in
essa del bene, quello sperato già qui o dell'oltre? Sì, è proprio
così, io trovo già tanto ricca ora l'anima mia perché meglio
disposta all'accoglienza del bene, a capirlo nel valore suo e a farne
geloso possesso! Il bene pur viene, qui o nella vita dell'oltre, e
l'hanno fatta tanto capace di accoglierlo i sogni, anche quelli che
questa vita fin qui ha tradito! Sì, lo ribadisco, preparatori
nell'anima sono i sogni tutti, o di un bene atteso, di qui o
dell'oltre, o di un bene già acquisito, ma meglio capito, ritenuto
più prezioso, come per me è stato l'amore della mia donna. E che
sono da sempre io, se non il poco conseguito e il tanto bene ancora
sperato? Ciascuno è solo il bene che ha in sé o che spera! Ora ne
sono ancora più consapevole perché nella speranza, nel sogno
dell'avere più ancora di quanto posseduto, ho messo anche questa
piccola donna con i sogni suoi!
sabato 7 ottobre 2017
domenica 24 settembre 2017
Di che sarà oggi la mia preghiera
Di
che sarà oggi la mia preghiera? Che dirò di diverso oltre al
consueto alla bella, che sicuro ama quel che io amo, per prima la
donna che m'ha dato? Quello che dirò a questa piccola donna è detto
a lei, è detto al dio!
Così
nella meraviglia, oggi le dico, Vedi come tutto s'è rinverdito
questo prato alle recenti piogge, ma più riderà per i fiori suoi a
primavera e a questa piccola vallea attirerà sguardi e sospiri
innamorati! Eppure non sarà lo stesso di precedenti soste alla sua
meraviglia di altri cuori presi d'amore, caduti in amore! Perché
vero è, tutto è diverso, solo simile al già stato! Così il cielo
che si lascerà ammirare stasera, ché sereno s'annuncia, sarà tutto
trapunto di stelle, le stesse di sempre di questa stagione e alla
stessa ora, quelle dalla nostra cittadina visibili, eppure diverse
nei loro brillii e pur diranno a cuor che legger le sappia e vi
cerchi messaggio d'un amore lontano, o a noi certo significarci
vorranno la benevolenza per noi, lassù! Così nella mia preghiera,
le mie parole essenziali, quelle non occasionali, sono sempre le
stesse, ma ora accorate or serene, ora dette aspre or dolci, ma tutte
significano quanto quell'amore cui le indirizzo, sperate comunque
gradite, sia agognato! E le mie parole per te sono simili nel tono a
quelle delle mie tante “ave”, anche nelle aspettative, ma come di
chi, innamorato, chiede e dubita allo stesso tempo venga la risposta
attesa! Ma se è vero quello che spero, certo l'amor tuo, perché mai
svelato appieno m'hai quel che il cuore tuo serrato mantiene, come
suo geloso possesso? Ma anche per questo sarà che ora altro ancora
pretendano le mie parole. E che? Che tu scrolli il cuore e ne lasci
cadere il trattenuto. Forse sospiri, forse parole non dette, timide
troppo, e sicuro lacrime più ancora di quelle versate, quando gli
occhi tuoi hanno dovuto piangere la mia stupidità! Servono al mio
cuore, ché tutto tu ne bagni e vinca il tempo, che inaridire me lo
vuole e far come quello di chi mai ha amato!
domenica 17 settembre 2017
La patria di ogni uomo è la croce!
Nella
creazione il dio s'è diminuito, ha fatto luogo accanto a sé al
diverso da sé, al mondo, all'uomo. La somma dell'uno e dell'altro,
venuto all'esistenza, è meno del preesistente! Proprio strana
aritmetica nel dio! Ma il dio ha permesso il male che è iniziato
proprio da questo sorprendente risultato del conto primordiale e ne è
venuta l'infelicità per l'uomo e per il dio. Perché? Affinché
questi si convincesse, dura scuola la vita in ogni epoca, che per
annullarla, occorre diminuirsi, rinunciare al proprio sé,
annichilirlo! Come e quale lo scopo? Già nell'amore per un
particolare tu, l'io rinuncia a parte del suo sé per accogliere
l'altro e farlo partecipe delle sue speranze e delle sue occasioni di
gioia. Inizia così un prologo che vedrà incomprensioni, piccole
pene anche e sofferenze perfino, ma che sfocerà nell'amore, sebbene
limitato, ristretto a un singolo. E quando così, tutto sarà da
condividere, il dolore anche! Ma più ancora occorre faccia l'uomo,
non fermandosi a questo prologo per solo un altro, per quanto lo
impegni, ma estendendo l'interesse suo a tutti, fino ad annullare il
proprio io nell'amore offerto all'indifferente e all'immeritevole.
Sì, al nemico anche! E che guadagna? Guadagna il dio, sua gioia e
suo dolore! Insomma il dio per amore ha fatto l'uomo, ora ha bisogno
dell'amore della creatura sua per recuperarla al suo bene, per
colmare l'allontanamento che ne è venuto, subito anche da lui, come
dall'uomo e dalla creazione tutta! E poter con lui spartire la gioia
che contenere non potrà nel riaverlo e il dolore che l'attanaglia
per i rimasti qui. Per l'umanità che vuol farsi più ancora
distante, perdersi! Ma è proprio così? Occorre mi chieda a questo
punto! Io constato, con sorpresa, anche nella persona mia, che il
male ha a questo mondo gli eccessi suoi e il dolore da danno fisico
spadroneggia qui e vi solo privazioni, suoi eccessi indicibili che
fanno poco tollerabile il subito e non chiaro, tortuoso il disegno
divino! La sua incredibile proposta, quell'“io voglio darti il mio
bene, io voglio darti il mio dolore”! Così ogni azzardo di
semplificazione non andrà più in là della mera congettura! Ma io, che ne sono tentato scrivendo, ho la “fortuna” ( sic!) d'essere
sotto tiro del male e tutto riduco all'essenziale e a quello che al
momento ritengo sicuro. No, proprio non sto raccontando una favola!
Allora cos'altro potrò dire con sicurezza? Questo almeno, Il dio
completa il suo disegno nel suo cristo, che con la sua croce ha dato
e dà il massimo dell'annullamento del suo sé per amore e ora sta
col padre suo a spartirne gioia e angoscia. Per chi? Per Noi! Per
noi, tutti immeritevoli, che l'abbiamo crocifisso in ogni epoca. Sì,
il cristo ama chi lo ha perseguitato e chi ancora lo perseguita nei
fratelli suoi e ha pena per il suo destino, che vuole sia di luce. È
come se il dio abbia creato il tutto e il cristo abbia iniziato la
de-creazione che riconduce il tutto all'amore da cui esso è venuto
all'esistenza, suo scopo, sua felicità, suo dolore anche, ma
motivata pena per i rimasti e non come è qui, subito per l'ottuso
vento che tutto travolge nella follia sua! Ecco perché la Weil dice
che la patria di ogni uomo è la croce, l'imitazione completa del
cristo fino al sacrificio! Poi sarà la pace, ma anche la pena per il destino dei
rimasti e lo voglia il dio che dal dono del pentimento, anche
postumo, possa rigenerarsi l'uomo nuovo, solo attento al dio e non ad
altro, come qui ha fatto, abbagliato dai falsi luccichii del mondo!
mercoledì 13 settembre 2017
Che chiedere al dio?
Quand'anche
per me non ci fosse altro che questa vita tutta terrena, quand'anche
il momento della morte non mi portasse nulla di nuovo, negli ultimi
attimi ringraziare dovrei il dio d'avermi illuso d'amore la vita
tutta. E sono stati questi occhi di donna che ho amato! E se invece
vero ci fosse una vita in un oltre e io meritassi l'infima condizione
dei mediocri, pur quel dio che me ne avesse separato ringrazierei,
debitore d'amore anche in questa condizione, potendoli ancora amare
almeno nel ricordo! E quand'anche come a persona mal riuscita non
fosse dato nemmeno ricordare, come già accadere può in questo basso
inferno terreno, e ne ho struggente esempio di una che la mia vita
sfiorò, anche allora che chiederei? Se altri felici mi fossero
mostrati della gioia che da altre cose e amori può lì venire, ma
senza la memoria di qui, pur chiederei mi fosse ridata la sola
capacità di ricordare solo questi occhi che qui ora parlano senza
parole, chiedendo in ardente preghiera di non ricordare altro che ciò
che nella vita trascorsa si lasciò da me amare, ché mi basterebbe!
E quand'anche meritassi il paradiso tutto, esclusa la piccola parte
in cui essi continuare a vivere potrebbero, rinuncerei a tutta la
gioia sua pur di ritrovarli in quella piccola sua parte proibita!
E
proprio non so che chiedere e desiderare di più! Io non ho amato
che una piccola donna ed è stata la gioia mia tutta e vorrei che
continuasse ad esserlo, tutto qui!
In difesa di Simone Weil
Vorrei
saper rispondere efficace a chi è detrattore della Weil, di cui io
invece mi sono innamorato, tanto da sperare vederla se nell'oltre
sarà concesso vedere o rivedere le fattezze di ogni amato. Ma posso
farlo solo dalla mia pochezza, che, come mai prima, avverto tanto
stretta! E come? Che dirò, un po' parafrasando Simone nel tentativo
di farle schermo, di difenderla?
Trovare
nel buio che mi s'è fatto intorno e dentro nella sconfitta, nelle
lacrime d'una perdita, nell'amaro del subito, nella solitudine d'una
disgrazia, in ogni ingiustizia patita, la presenza di chi sentivo
distante, di chi pensavo distratto, altrove e con più degna persona
impegnato, è sorpresa! Ma è meraviglia né piacevole, né amara!
Perché? Questa certo non diminuisce l'angoscia del vissuto, anche se
la motiva, non è vuoto che si riempie, né cielo che s'apre, né
turbine che cessa, anche se dà un perché a me che me ne sentivo
preso, attanagliato, a me che mi sentivo allontanato, a me che mi
sapevo dimenticato e mi ritrovo accanto proprio chi mi era parso il
più deludente di tutti, addirittura confuso tra i fuggiti dal mio
dolore! So che sono ancora nel silenzio, eppure avverto che questo
s'è fatto più eloquente di qualunque appropriato discorso, sto
nella notte ancora, ma è come se, ormai sgombra da nubi, si sia
tutta trapunta di stelle, sto ancora nel buio, ma è come se questo
si sia fatto più chiaro di qualunque soleggiato giorno, sto
nell'indifferenza di tutti, ma questa, improvvisa, s'è fatta più
compassionevole e calda di qualunque conforto! Sì, avverto la
presenza dell'unico capace di queste contraddizioni, di questi
sovvertimenti dell'anima, la presenza del dio! Ed è allora che
grido, ma solo nel cuore dove l'ho trovato, Oh quanto ho dovuto
patire per ritrovarti!
domenica 10 settembre 2017
La preghiera, cos'è per me?
Avrei
voluto saper scrivere più ancora su quello che la preghiera
significa per me, ma il più sincero l'ho espresso così per gli
amici di facebook.
Quando
accorato dico un'”ave”, son certo che nel mio recitativo formale
sono tante cose non espresse, le mie pene tutte sicuro e poi le
speranze, anche quelle che cuore ancora innamorato tace anche a se
stesso, temendole udite e rapite. E di che o di chi questo cuore è
innamorato? Uggiose queste giornate di fine estate, mi rimandano alle
solitarie divenute della mia infanzia! Ecco, sicuro ritrovare vorrei
mio fratello, la piccola dirimpettaia che tanto prese i miei primi
sogni, e gli affetti miei più cari. E poi? Sicuro questa mia piccola
donna, per continuare la nostra bella storia, sì tanto vissuta,
eppure con meraviglie ancora da scoprire! E...E qui nulla più so, è
il taciuto! Ma le belle giornate spese tra erbe novelle frammiste a
fiori e con la bella mia a far il gioco delle nuvole vorrei ritrovare
e il tanto altro con lei condiviso con le pene anche e le lacrime sue
palesi e le mie nascoste! Ma più ancora stipare nella preghiera mia
vorrei tutto quello che alla mia vita è mancato perché fosse
pienamente felice, scordati i bui suoi, perché la bella del cielo lo
assicuri a quelli che i miei pensieri tanto occupano. Sì, d'amore
sopratutto!
domenica 20 agosto 2017
Invito alla possibilità del dio
Riporto
nel seguito quello che ho scritto per i miei amici di “facebook”
perché sia disponibile per la lettura di altri, che mi seguono sul
“blog”. È un invito alla sola possibilità del dio, perché la
fede, passo ulteriore, è personale ed è incomunicabile, certezza di
cose sperate!
Mercoledì
Piccoli
eravamo e assai ricco lo stellato d'allora, assai fioche le luci
della cittadina nel primo dopoguerra, per occhi avidi e cuori di
bambini. Io, assai ingenuo anche per l'epoca, ricordo che chiesi a
mio fratello, di me più grande, se mai alcuna di quelle fiammelle
dalla volta pendenti, qualcuno avesse tentato di prendere e come.
Allora lo vedo affannarsi a spiegarmi che impossibile è, e che
quelle, belle sono laddove stanno, anche se d'estate alcune pare
cadano in lunga scia di fuoco. Oh quante stelle avrei visto cadere!
Illusioni, speranze pur tenaci, e il mio piccolo mentore!
E
mi chiedo, Che suggeriscono i ricordi? Vengono dalla sola mente o
anche da una realtà diversa?Una realtà da significative o care
presenze qui annunciata?
Giovedì
Oggi
non trovo strano invitare tutti gli amici a rivedersi nei lor tempi
primi di ignari bambini. Vi saranno, così per me, volti cari, come
se gli accaduti con loro siano di solo appena ieri. Ma pur forse
dovranno rammaricarsi di dover confabulare le loro parole, anche se
in gran parte quelle attribuite, proprio devono essere state
pronunciate, e sarà dolce illudersi d'averne trattenuto il suono
perfino! Forse noi tutti davvero abbiamo tutto stipato e racchiuso
nel cuore! E vi si agitano altri ricordi e vogliono essere rivissuti
come concretezze e li assecondiamo! Ma poi, se maschi, ma penso che
di simile debba accadere alle donne, ci chiediamo dove ora siano le
nostre coetanee, occhi belli, da cui, appena ragazzi, forse come me
venuti su soli e assai timidi, attendevamo parole buone e piccole
tenerezze, per lo più deluse! Perché allora sono rimaste come
piccoli fiori racchiusi nella memoria? Tutto è passato e i piccoli
variopinti fiori di campo hanno pur colto! Che suggerisce tutto
questo? Forse che qualcuno o qualcosa da quello, e non so chi o che
da lui, pur leggere non sapendo, perciò nemmeno intuendo le
motivazioni che cuore deluso riaprono alla speranza, ha da sempre
sfogliato grossolano il libro della nostra vita, proprio come
farebbe ottuso vento, e vi ha distrutto anche i primi sogni?
Verosimile! Dovremmo forse pensare che anche l'oggi, che presenza di
occhi di donna, forse a lungo, come da me, attesi sinceri, ci fa
sereno, corra al nulla, immutato l'artefice distruttivo del bene,
anche poco conseguito, forse tutto in quegli occhi? Io so che non è
così, e che, come molti intuiscono, simili riflessioni aprano invece
la via a novella speranza, quale l'età di vita e sua condizione,
perché tutto, il dolore pure, immancabile in tutti i cuori, deve
avere un senso! Eppure non so ben dire quale! Ma invito a
riflettervi!
Venerdì
Talvolta
quando più la vita ormai sfuggirmi sento, tanto vero corre il
tempo!, mi chiedo immelanconito perché la mia memoria debba
perdersi, e forse tra non molto pur lo sarà, se quelle persone care,
che chiuse ho nel suo cuore, ormai forse vivono per essa soltanto,
talune anche o solo nel loro primo fiorire, come dolci immagini e
loro parole, conservate gelose! Ma anche se questi ricordi, assai
vividi, essi stessi veri fiori dell'anima, che toccare quasi si
lasciano, sono già una preziosità da tenermi stretta, tanto arido
il mio vissuto nell'oggi, io mi chiedo se piuttosto non vogliano
significarmi qualcos'altro, oltre il bene stesso d'averli ancora nel
cuore. E che d'altro? Penso a una realtà diversa di cui quei ricordi
si siano fatti messaggeri, sì, una oltre quest'involucro mortale,
che, come imbroglio di pece inviluppa e cela la corda destinata al
mare, cela l'anima e il cuore suo destinati alla vita qui! Sì, essi
stessi e loro personaggi di più ancora, paiono suggerire qualcosa
oltre tutte queste apparenze del mondo, oltre le passioni che vi
mettiamo, oltre i risentimenti per vecchi fatti subiti, che sempre
tornano nostro malgrado e da cui mai liberi siamo, o invece
riconoscenze dovute e forse mancate a persone buone pur incontrate...
Insomma oltre tutto l'affannarsi dello stare qui con un corpo caduco,
destinato a dissolversi! Una realtà oltre i ricordi stessi e le loro
care presenze, che vero perdurano nonostante la sacca tutta
foracchiata del cuore, stanco, vecchio divenuto, che possa
lasciarseli sfuggire! Sì, una realtà nuova, sconosciuta solo
intravista, in cui non perdere, ritrovare il bello e il buono della
vita che pur ci sono stati, nonostante i tanti tentativi di smentita
qui dovuti subire per le tante vicissitudini frapposte, e in cui
perdonare e farsi perdonare sopratutto! Sì, perché perderli per
sempre, anche se vero poco il bene conseguito, significherebbe che
tutto, il dolore anche, che sempre accompagna il sole un po' goduto
oltre il buio e il gelo dell'indifferenza, sì, tutto ciò che ha
inciso indelebile l'anima, e di cui essa s'è cibata, spesso suo
malgrado, sarebbero solo non senso! Sì, perché ne è stata
nutrita? Perché tutto ha contribuito a farla vivere e crescere? Così
la vita e le lacrime versate e tante, e i sorrisi anche, rari, di cui
si è goduto, sono proprio stati non senso? Possibile? Se sì, tutto
quello che aprendo gli occhi ritroviamo al mattino è anche un non
senso, eppure ci siamo dentro e ne vorremmo uscire! Ma c'è già un
realtà oltre il possibile non senso del tutto, sta già in noi e la
chiamiamo anima e perché c'è? Il bene in quest'anima e la gioia sua
per quanto effimera o il suo accoramento per una perdita, per uno
smarrimento, per un dolore, ci sono perché è una realtà riflessa,
specchiante un'altra in continuo dinamismo! E quella di dentro
davvero c'è, non lo si può negare, pur immersa in un tutto senza
senso! Sì, non smetterò di chiedermelo e di chiederlo! Perché il
poco bene e il tanto male e ciononostante la vita della mia anima?
Sì, perché ci sono stati e dove finiscono la gioia e il pianto di
tutti noi? No, una realtà c'è, cui sono destinati sospiri, lacrime,
sorrisi e risa per noi di una donna e dei piccoli suoi! Indizio ne è
quella già in ciascuno! Ma come condividere questa mia appagante
intuizione dell'anima specchio, affinché diventi fiducia, fede
rasserenante che un oltre ci sia per tutti? Oh quanto vorrei saperlo
fare!
Sabato
Talvolta,
pur riconoscendo stranezza della domanda pregnante in questa fase di
vita e della risposta, un po' immaginifica, che ad essa do, sento di
essere nel vero! Ma le intuizioni sull'oltre vanno vagliate dalla
mente. Ed io cerco di dirne, di comunicarlo anzitutto alla parte di
me da sempre imbevuta di verità razionali e sperimentali e la
tranquillizzo, spiegando a quel me stesso, che tutto ancora di me
vorrebbe, anche in quest'ultima mia epoca di vita, che se verità c'è
è in quello che intuisco, essa è solo pragmatica, ma non so quanto
vi riesco! Perché è come se dalla pur labile verità che un oltre
ci attenda, io venga sì attratto , ma allo stesso tempo la trovi
difficile da accettare completamente, forse perché alla fioca luce
della mia mente poco io ne percepisco, ed è come io sia respinto
dalla verità intuita! Sì, una realtà da cui il mio cuore pur
attinge e mette toppe per non perdere nulla del suo prezioso
fardello, lasciandolo andare tra i “non senso” che fanno il
mondo! È bene restino con me quelle cose, quei fatti, quelle
persone, quelle loro parole, che han fatto la mia vita e hanno cibato
la mia anima, cioè il cuore, il nocciolo più autentico della mia
mente, che io intuisco specchio unico di quell'oltre vago che mi
fingo, e da qui, da essa, li porti o nel nulla, per questo mio cuore
ormai improbabile, o nel nuovo che, attendendo me, così come sono
dubbioso sempre, vero attende tutti! E talvolta son certo davvero che
è da quel dove che avverto mi parlano le significative persone
della mia vita, quelle buone ormai scomparse, e per farlo si servano
delle sole vie, i soli canali possibili, i ricordi celati appunto!
Persone, immagini, tanto vivide nella mente e agli occhi dell'anima,
che fa il mio “me” più autentico, più sicuro! Sì, in quel
cuore forse davvero parlano, da una realtà di cui esso stesso è
specchio qui, in un mondo dove questa la mia anima vorrebbe restar
chiusa e farsi sorda e cieca per non illudersi ancora per poi
soffrirne alla smentita. Ma più non vi riesce, non sta sicura, non
tranquilla, come viva un sogno inatteso che rimetta il suo certo in
dubbio! Sì, paiono assai concrete tutte le persone amate o le buone
con me, più che in un sogno e son loro ad agitarmi l'anima! E se
vero sogno perché svegliarmi? Lì lotterò col me stesso più
reattivo, meno conciliante, più geloso del conseguito e trattenuto
finora! No, non le perderò le mie dolci presenze, anche se m'agitano
il cuore con quello che vogliono suggerirmi! Stiano nel cuore, anzi
nel cuore di questo travagliato mio cuore, il metaforico più del
fisico, pur tanto provato! Sì, come perle in uno scrigno di cui solo
io abbia la chiave!
Domenica
Oggi
vorrei ci chiedessimo, Davvero c'è più ancora di quello che da qui
pare nell'oltre intuito? Forse non vorremmo arrenderci del tutto a
questa nuova intuizione di risposta positiva, ma dovremo pur
ammettere che da lì, dall'oltre, sembrano davvero volute le nostre
care presenze nel cuore della nostra mente, dialoganti nei nostri
ricordi, tanto da lasciarcene ancora sognare! Sì, tutto accade come
ci sia qualcuno nell'oltre, e fa la fede di tanti, ma io non la
vorrei come certezza solo personale e incomunicabile, perciò qui mi
basta che io possa solo invitare tutti alla sua possibilità, perché
addirittura sperimentabile in se stessi, a cui ci si può fermare.
Tutti lo chiamiamo, dio, il dio! Tutti ne vogliono dire, ma pochi ne
sanno qualcosa e il saputo è per me, per te, per noi tutti, come ha
fatto il suo cristo e purtroppo, come a lui accadde, il nostro poco,
vero compreso, passa per il dolore! E dove sta questa persona, cioè
questo esistente indipendente dal nostro volerlo o no, dal nostro
accettarlo o no, dal nostro capirlo o no? Sicuro oltre me, oltre te,
oltre noi, sì proprio nell'oltre intuito per essere unico e lo
stesso per tutti! Sicuro è per tutti, se ne è veritiera
l'intuizione, quindi al di là di tutte queste effimere apparenze,
che ci invischiano, ci trattengono, oltre la parte migliore della
nostra mente, oltre il nostro stesso vano argomentarne! Uno che
incoraggia le presenze dei nostri ricordi più cari, un qualcuno che
vuol dire, vuol farsi capire anche per mezzo loro! E ci sono lunghi
momenti di suo silenzio esasperante, poi i suoi tentativi riprendono
negli eventi che scuotono la sicurezza, che ci illudiamo qui d'avere.
E quando un evento doloroso ci tocca subire, estremo come la perdita
di persona cara, lui addirittura grida, come faremmo noi stessi se ne
avessimo la forza, invece fiaccata! Vittima egli stesso come noi del
male permesso! Ecco importante per quest'aspetto è la storia del suo
cristo, che però richiede fede! E quanto deve avermi gridato dentro,
visto il mio subito, e io ottuso, frastornato, non l'ho udito! Ma
quando sono, o tento d'essere, sereno, allora lui non è solo da me
sperato al di là della stessa mia mente, ma ho certezza, fede, che
con lui ci sia davvero una vastità disponibile per tutti, immagine,
specchio lo stellato di queste notti estive, che tutti proprio
attenda nel suo mistero, e che porta d'accesso sia il perdono del
dio, tramite il suo cristo, ma questo è passo ulteriore e richiede
la fede! E di che dovremmo, se credenti, chiedere perdono? Almeno di
non aver amato abbastanza questa vita concessa, nelle vicende sue,
poche le belle, e sopratutto nella presenza, talvolta sconcertante,
degli altri, persone attuali concrete, ma alcune ormai solo ricordo
anche sgradevole, con le loro istanze, con le loro pressioni, la loro
invadenza, la loro prepotenza, con solo loro diritti, quasi mai con
doveri, col loro blaterare spesso insulso o non senso addirittura!
Le
mie meditazioni sul dio e il suo oltre sono finite! La conclusione?
Sono state solo invito per ciascuno a sperimentare la possibilità
del dio. Ci si potrà fermare, perché oltre c'è la fede. Per
quelli che, come a me è accaduto, finiscono con l'aver fede,
certezza purtroppo incomunicabile, c'è una “porta” per l'oltre e
il suo dio, è il cristo! Ma persa quella porta, non resta che l'“al
di qua”, sfuggente nelle poche sue belle occasioni, e pur tanto
noioso e doloroso talvolta, cui aggrapparsi per quanto duri, con le
deludenti, aride congetture della scienza, il farraginoso razionale
e, nell'oggi, l'inconcludente affannarsi per la società ospite, pur
tanto ingiusta, dei soliti politici! Sì, si resta in quest'inferno,
uno dei pochi veritieri miti, qui del tutto orribile, perché
ingiusto! Forse come mai, sento quest'oggi tanto contraddittorio,
deve essere stato sempre così, ma io ero distratto dietro alle
chimere della scienza, anche se completamente in buona fede! Sì,
ho sprecato molto tempo illudendomi delle fascinose verità della
scienza e della matematica! Invece c'è una sola cosa importante,
l'amore, per sé, gli altri, il tutto, tutti ospiti della nostra
vita! Occorrerà ripetersi, Io ospito il tutto, che c'è per me
perché finalmente capisca e abbia fede e ami nonostante. Sì dopo il
perdono, l'amore! E dire che ho saputo questo mito veritiero
dell'amore fin da bambino! Ma, immeritevole, assai dolci sono stati e
sono questi occhi, ancora sognanti, di piccola donna, vera sola mia
piccola perla in una mia segreta, essa stessa uno scrigno del cuore
pur tanto tormentato!
Iscriviti a:
Post (Atom)