domenica 23 settembre 2018
Chiedersi del dio
Quand'ero giovane e insegnante, per introdurre i miei studenti ai misteri della probabilità, facevo l'esempio di una pallina lasciata cadere al centro di un pavimento diviso in settori. Preliminare era convincersi dell'impossibilità di prevedere il settore in cui si sarebbe fermata la biglia dopo caduta e rotolamento. Poi a ciascun settore, con l'esperienza, si sarebbe potuto attribuire una diversa misura della possibilità d'accadere! Troppi infatti i fattori da valutare nel determinismo del fenomeno, pallina caduta e sua fermata! Così suo peso, sua altezza di caduta, suo impatto con memoria del materiale da costruzione anche del pavimento, attrito nell'aria, tranquilla o no, e nel rotolamento.
Ora tutti si chiedono e chiedono del perché della vita, e nelle domande sul dio è come chiedersi chi abbia lasciato cadere biglia e osservatore, mentre nella fisicità del fenomeno appena descritto possono essere la stessa persona. Eccoci lasciati cadere in questo mondo a osservare quanto capita e ci capita! Perché tanto in basso rotoliamo confusi e quando, dopo la fermata, ne usciremo? La mia risposta è che occorra convincersi della necessità di chiedere perdono a chi lo ha voluto. Di che? Del pur dovuto, perfino nella precarietà e nell'indigenza personali, e nella solitudine, che non esenta nessuno, a quelli accanto, sì sul molto richiesto, sulla scarsa risposta e sul molto trascurato. Perfino occorrerà inginocchiarsi di fronte a chi, forse col nostro irresponsabile comportamento, abbiamo stimolato, indotto a farci del male! Perché? Star tutti insieme e uniti dovremo nell'amore del dio! Prepararsi già qui alla memoria di quei trascorsi grigi o bui, è iniziare sì a lacrimarne, ma anche a pregustare la gioia del ritrovamento in quell'oltre tutto d'amore, immancabile l'ingresso, di chi già qui si è amato. Ed io tanto vorrei ritrovare la pallina con cui quell'uno m'ha lasciato cadere!
martedì 7 agosto 2018
Considerazioni sul prologo di Giovanni
Il vangelo di Giovanni si apre con un denso prologo. Il logos, che nello stoicismo (Filone) è persona, cioè un esistente di per sé, ma né increato come il dio, il padre, né creato, come lo siamo noi creature tutte, è l'agente per cui il dio, attua la creazione con la vita delle creature, e per lui si svela come origine e destino del creato e ne attua il ritorno, cioè ne annulla il divario, la separazione. Tutti ne necessitiamo nell'incertezza del peccato, manco d'amore verso gli altri tutti, e nel buio dell'illusione di poter fare a meno dell'amore, che dà l'incredulità di poter avere un destino di bene! Perché l'amore non è debolezza, arrendevolezza, lasciarsi portare dal vento dell'oblio, ma volontà, decisione, passione anche, sì sofferenza da cui spesso qui non è disgiunto! E l'uomo di fede dirà, Come c'è un processo di discesa dal dio del logos, c'è il suo ritorno e noi saremo con lui! Per Giovanni è proprio questa nostra, l'epoca dei "segni", che svelano il dio "absconditus" operante nel suo cristo, logos disceso a farsi uomo parlante con l'umanità tutta! Così noi non brancoliamo più nel buio, siamo destinatari di un messaggio di salvezza. Noi non gli resistiamo, non ci opponiamo come fecero gli Israeliti, ci lasciamo condurre verso il perdono! Perché? E' in gioco la vita! L'attuale vita, che non deve essere più vuota e delusa come quella di chi sta ad attendere un mister Godot, che si fa precedere da promessa sempre rinnovata per il domani e mai arriva ( sic!), e la futura vita promessa, la cui porta è il cristo con il suo perdono, quello del dio, anche postumo! Allora che fare? Occorre farsi discepoli, strumenti della volontà del cristo, sue mani! Tutti, come forse bene anch'io, riusciremo a imitarlo per forse solo dire, Io c'ero, ero dalla parte sua e sono rimasto sconfitto con lui!
venerdì 13 luglio 2018
Un piccolo segreto svelato
Dev'essere vero, Io arricchisco l'anima mia di ciò che dono a tutti! Allora non ti chiedo, piccola donna mia, Insegnami ad amarti! Me lo dice da sempre la presenza tua, il tuo fare e dire sotto al mio sguardo attento, e nella tenerezza che mi ispiri, il cuore sa come scegliere quello per te tra i tanti modi di concretizzare l'amore, di cui l'anima ha finito col disporre, amando da così tanto tempo le piccole cose belle e buone sotto al sole. E tu non sei tra loro? Ma, mi chiedo, raggiungo solo la tua anima, amando? Non è la via per chi è l'amore, amare? Sicura, credo, per tal fine è solo quella dell'amore che nulla s'aspetta in contraccambio ed è la voluta dal cristo! Allora è così che t'amo? Lo spero! Io t'amo, come intuisco che vuoi, perché tu sia felice! Ma se la felicità tua è la sola ragione del mio amore, io non pretendo che tu mi faccia di simile, cioè cerchi di rendermi felice, perché felice già mi fai col tuo sorriso! Allora ecco il mio ingenuo piccolo segreto per stare col cristo, esser felice di indurre una briciola di felicità in te, in tutti!
domenica 24 giugno 2018
L'amore avvertito è il già posseduto
S'afferma l'alba sempre più e gli uccelletti che l'annunciano, han da tempo smesso lor richiami d'intesa amorosa. Tutto fuori deve essere immerso in un chiarore diffuso, che sempre più si rafforza. La compagna dorme ancora e io guardo da un po' il cristo ieratico, che abbiamo sulla parete di fronte, alla poca luce che qui filtra. La sua figura ai miei occhi deboli appare confusa, né ben percepisco il suo sguardo severo, che m'è ben noto. Poco al momento è quel che riesco a saperne, sol quello che nelle attuali condizioni, gli posso attribuire e cui deve supplire il ricordo. Ma così deve essere anche del suo amore, conosco il poco che le condizioni non più esterne, ma quelle del mio cuore permettono di saperne. Sì, dev'essere così, sappiamo di quelli del cielo, del loro interesse, del loro affetto per noi solo quello che il nostro sentito per loro ne lascia avvertire! Quando si vive un amore, gioia e pene dell'un cuore traboccano nell'altro, nella misura in cui cui il ricevente già le sente sue nel suo affetto. La piccola donna del cielo sa di me quello che questa donna percepisce, molto perché tanto il sentito da quel che ha nel cuore per me. Perché lo so? Si avverte dell'altro quel che l'amore che possediamo ci rende disposti a ricevere! Perciò so che è tanto il loro amore per me perché è così che le amo!
domenica 10 giugno 2018
L'incontro
Avete mai udito il canto di uccelletti innamorati a primavera, di primo mattino, all'albeggiare del nuovo giorno, quando la luce ancor non ha vinto la notte? Dovreste! A noi succede da quando abbiamo deciso irrinunciabile la campagna e la nostra sta su una collinetta propaggine dei monti del golfo che qui scendono al mare. Cantano forse non più per la meraviglia di compagne, potenziali ancora, o per rassicurarle della loro scelta, ben fatta, ma forse per la felicità di star vivendo l'amore. Saremmo soddisfatti con analoga manifestazione di felicità per quella che ci è rimasta accanto nonostante la nostra mediocrità? Eppoi l'amore umano è un sentimento assai complesso, include altre persone, animali, piante, paesaggi perfino! Come definirlo? E L'amore del dio che è? Dovremmo conoscerlo per il solo amore che resta mistero! Ma per noi venne qui dal cielo un inviato dal dio a dirci dell'amore e della felicità del viverlo come preziosità che non ha pari. Lo sapemmo allora, lo sappiamo oggi? Alcuni dicono, con la forza di averlo sperimentato, che è necessario incontrarlo. Come, quando? Nel rito tramandato e aggiornato per renderlo comprensibile, è possibile ai vero devoti un incontro collettivo forse, ma quando il personale? Forse nella preghiera? Questa può essere desiderio di incontro o sua anamnesi, ma come l'incontro? Credo, vivendo come attuali le sue parole! Che suonano, Amate tutti, anche da chi male aveste! Allora vivere quest'amore sollecitato non è facile, non è quello per il tu di cui canta l'uccelletto, è più! E viene nella vita di oggi ancora quel qualcuno a dirci del desiderio del dio di essere amato così. Non si opaca la certezza che ne abbiamo nel vissuto, se ci ripetiamo, Devo, voglio amarti come vuoi! Allora se l'incontro è irrinunciabile, mi chiedo può chi ha raccomandato quest'amore nonostante il nostro spesso opaco vissuto, scordarlo quando sarà a giudicarci? Egli ama dell'amore che ha voluto per noi e così il dio. Può l'amore contraddirsi? Sì, quanti, troppi errori in questa tribolata vita, fino a poter vivere come suoi nemici (sic!), ma il suo perdono è un atto d'amore che ha preceduto la nostra inadeguatezza all'amore, il nostro deludere le sue aspettative, il nostro tradirlo! Tutti dovremo essere rieducati all'amore! Allora tutti saremo con lui nel suo oltre, che è già qui se ne facciamo vivere ora l'amore!
mercoledì 23 maggio 2018
Per chi la preghiera?
Io avevo, ragazzo, un amore, al tempo dell'ingenuità, ma smarrito. Dove è finito? Credo che da tempo viva in questa donna appassionata. Anche quella dal cuore, forse a torto, pensato duro, che m'ha fatto vivere un amore assai poco felice, credo ancora nella stessa, quando insiste nei rimbrotti, ma forse, come quelli d'allora, ben meritati. Di più credo! Che se la mia donna voglia carezza, ogni altra desiderosa, ma negletta, inconsapevole la riceva, cioè senta comunque un bene, anche se non sa in quale forma e da chi le sia venuto. Perché? Ogni desiderio di bene, ogni suo povero tentativo di attuarlo, sono essi stessi un valore che sarà possibile ignorare, ma non cancellare dal destino di tutti, da parte di noi uomini. Viviamo d'amore, in una solidarietà ignorata di bisogno, e il bene a tutti viene da un dove, da un chi, cioè ha una fonte sua. Noi con le nostre azioni e con la preghiera, sempre preziosa, sempre opportuna, cerchiamo di indirizzarlo verso chi pensiamo ne abbia urgenza, ma è per tutti, ché siamo assetati tutti di bene. E il bene non si esaurisce riempiendo un cuore! Mi piace pensare che quella fonte si esprima per lo stesso cuore recettivo e attento alle nostre richieste, che vive tra le stelle, ed è di donna! I desideri di bene fa concreti, li realizza e sono per tutti, ché ama tutti! Le mie povere parole ascolta e le serba nel cuore per dirmene di simili, ché ben possa comprendere quello che sente per me, quando? Allora che con questa mia donna sarò dove con lei abita, e saranno tutte parole d'amore!
venerdì 18 maggio 2018
C'è il dio senza il suo cristo?
Non so cosa pregare sia per gli altri, ma per me è trovare le parole giuste, semplici, immediate perché, gonfio il cuore, ne esca, facendone sollievo, un po' dalla sua pena e gliene venga speranza di superamento e di ritrovata serenità e fiducia nella vita. Ed è rivolta alla stessa fonte dell'amore, quello che qui tento di mantenere, al dio, che subito la fa propria e dirò perché penso che così davvero accada. Intanto assai spesso la risposta sperata non viene e il bene agognato resta sospirato, non potuto raggiungere. Perché? Credo per questa stessa realtà, che ha permesso la mia vita, tormentata nei suoi manchi d'amore e di supplice, che si frappone tra il mio desiderio d'amore e l'amore stesso, e per i peccati interposti da me e da tutti, che ne fanno più spessore e poca la fede e la speranza debole. Una realtà che permette sì all'amore di entrarvi, ma solo come egli stesso uomo del dolore, disperato nel patire come ogni altro, un povero cristo, un povero dio! È lui nel mio dolore, nella mia delusione per la mancanza di palese risposta dal cielo, ma che dà forza a nuova preghiera, mi fa accettare l'oggi e alimenta la timida speranza che sole novello sia già domani e venga a riscaldar cuore tanto deluso. Ma fa di più, rende assai probabile che la vita tutta abbia un senso, anche al più dubbioso, nonostante la sofferenza dei bambini e il dolore delle madri senza più lacrime. Senza il suo cristo non resterebbe del dio che un'idea vaga di persona, che, di fronte a tanto dolore degli uomini e dei viventi tutti, avrebbe vergogna della sua inanità e la sola dignità di fuggire nel nulla!
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