giovedì 10 marzo 2016

Conoscere il cristo è amare il dio


Per amare dio e il suo cristo occorre imparare a conoscerli, ma è apprendimento di tutta la vita. Chi, sfogliando nel ricordo le pagine che ha scritto nel libro della sua vita può vero dire, Io l'ho conosciuto? Sì, occorre sempre rinnovare la domanda a se stessi, Il cristo chi è? Mia madre mi fece conoscere, quella che lei riteneva una sua auto-definizione, Sono un povero dio! E lei poteva affermarlo dalla sua personale sofferenza, vero senza scampo. Sì, non si conosce il cristo se non attraverso la sofferenza e scoprire le motivazioni del dolore in persona cara, significa farle proprie, acuendo le personali, se presenti. Mai venne meno la sua fede nel dio sofferente attraverso quello che a lei capitava! Non le fu possibile vedermi medico, e la sua perdita unita alla sensazione di aver corso invano per esserle di più aiuto, fu la più terribile delle mie prove. Tentato fui ancora di dire di no a lui e al suo dio, a cui avevo rinnovato il pugno chiuso, quello contro il cielo tutto nero, che già avevo veduto bambino, dopo la perdita di mio fratello di me poco più grande! Ma non ero solo, una piccola donna avevo accanto e i nostri due bambini! Ripresi i miei studi, ebbi successo! Ma a quanto dolore e a quanta nuova sofferenza dovetti assistere! E cercai di alleviarla come potevo! Poi mi scoprii fisicamente fragile, il mio cuore fisico aveva troppo a lungo sofferto più del metaforico, del lavoro portato avanti a denti stretti, dei miei studi ostinati. Mi ritirai nel mio lavoro di insegnante e ricercatore di matematica, mai scordando il poco che avevo potuto dare e il molto ricevuto dall'umanità di chi fidente era stato dei miei consigli. Spero di essere stato all'altezza del mio compito, quand'anche dovuto essere breve! E ora che alla mia età posso guardare anche indietro, riconosco che la mia vita è stata meravigliosa, ho amato e lo sono stato e lo sono tuttora! Fortunato? Senza questa piccola fragile donna non sarei stato che un mediocre negatore del cristo. Invece ho toccato, palpato la sofferenza e sono certo che è lui, che ascoltava paziente i miei consigli, spesso da un onesto sprovveduto, troppo grande il male! E questa sensazione di averlo toccato nella sofferenza mi fece scemare l'ostilità, il rancore verso di lui. E ho scoperto che se lui aveva conservato l'amore per me, io glielo dovevo. E come? Con quello che lui consiglia, comanda per tutti, dovendo essere tentato l'amore, senza stancarsi, per i nemici anche o soprattutto! Ripeto con maturata convinzione, Vuota è la fede senza amore e non serve a nulla frequentare una chiesa, una congregazione, se mancano le parole, vero sentite nel cuore, dell'amore verso tutti, non limitate ai soli frequentati fratelli, spesso vero illusi come noi! E per chi? Per ci vive accanto, anche poco familiare o sconosciuto addirittura, o che con noi condivide anche solo un piccolo tratto della via dura e tortuosa che fa la vita di tutti, fosse anche chi resiste alla nostra offerta di bene, la fraintende, o è pronto a ricambiare col male quanto pur chiaramente offerto, o l'anticipa malevolo se nuovi tentativi pur con maggiore cautela e gradualità verranno fatti, ché l'accetti! È necessaria la tenacia, quella proprio il cristo domanda (sic!), lui che mai desistette dall'amore ai nemici nell'abbandono di tutti, del padre anche! E sentirsi nel bisogno estremo e nell'abbandono di tutti è già difficile da sopportare, e più ancora se si unisce la perdita del dio dialogante attraverso quanto di bene si sia tentato di realizzare! E' quello che accadde al cristo tra la sua gente cruda, è quello che avverte il pur buono nell'abbandono alla desolazione di una miseria o di una malattia senza scampo! Via gli amici e perdita, nell'incomprensione delle persone, degli affetti più cari, che talora colpevolizzano non la mala ventura, ma chi ha dovuto sottostarvi, succubo! Ma io, conscio di quello che tanto spesso accade e mi accade, so che nella mia vita, tanto sofferta e travagliata, c'è uno che non ha mai cessato d'amarmi, e lo ha fatto anche attraverso quelli che mai allontanati si sono dalle mie vicende tristi! E lo ritrovo in molte pagine del libro della mia memoria, seppure mai evidente, ma discreto presente! E allora per quell'uno che sempre ho avuto accanto, posso ben dire, Non basta muoversi verso la verità e il bene, perché se ne può rimanere lontani, se non lasciamo che il sia il cristo a guidarci! Allora anche il mondo con tutto il male che accumula e rinnova, è un prezioso tirocinio d'amore. Perché il vero amore non è mai vistoso, è appena evidente, sommerso da mille ragioni, messe in atto per contrastarlo e vincerlo, e da chi? Dagli irriconoscenti senz'altro, ma più ancora dallo stesso uomo vecchio, che permane in ciascuno in una latebra del proprio cuore tormentato, e che del mondo e le evidenze sue è ben conscio e ne vorrebbe esenzione! E torna la domanda di sempre, il male perché? Sì, quella a cui tento rispondere da anni, è perché il dio-amore abbia permesso il male da sempre. Io recentemente ho tentato una risposta, che ho altrove condiviso, a questo problema, che resta aperto, Il male c'è perché l'uomo, in ogni sua epoca di vita, possa dir di no all'amore, al dio, al suo cristo! La libertà dall'amore è pagata a caro prezzo, non solo col travaglio della natura fino a noi e quindi dai viventi, che sono stati e sono, e dalle cose tutte, che io, convinto francescano, comincio ad avvertire sorelle, ma anche dall'uomo che tenta di essere buono, spendendosi perché l'amore esista e s'affermi! Ed è ben strano che il male ci sia affinché qualcuno possa decidere di non avere necessità d'amare, e che sia proprio l'amore negato diventato l'unico mezzo per affrancarsi da esso, i presunti liberi dall'amore pure coinvolti! Quelli che con la loro pretesa di libertà dal dio-amore arrivano, presi dal male, che per il loro diritto alla libertà è stato chiamato ad essere, ad accusarlo di indifferenza! Sì, l'amore costa sempre dolore, dacché il male è stato permesso, anche perché non sosti, limitato alla donna che s'ama, alle meraviglie dell'arte, della musica in particolare, al bello che, in momenti di recezione privilegiati, offre la natura, e a quant'altro di godibile c'è sotto al sole e le altre stelle! Il male è onnipresente, vigile, occhiuto! Lo stesso dio ne è rimasto coinvolto nella persona del suo cristo. Perciò il comandamento dell'amore non è pretesa non vagliata da chi lo propone, sul dove e quando e come! Anche nelle conseguenze sue possibili per quanto estreme, essere traditi dai beneficati! È perciò proposta sofferta, rinnovata nella sofferenza, patita a causa di essa! Allora vero invito a una libertà nuova, sebbene condizionata dal dovere amare i detrattori anche, quindi qui proprio, in un ambiente psicologico che accoglie, mantiene, incrementa il male. E solo se sapremo vedervi il cristo come il povero dio, che mendica amore, anche da un pitocco, qual io sono nel tentare il bene, il nostro stare per lui sarà stato fruttuoso! E invece che accade? Noi assai spesso, sfiduciati, in navigazione col nostro “vasello” nelle acque perigliose del male, ci sentiamo poveri cristi smarriti e chiediamo al vero cristo, pitocco per amore, aiuto! E lo darà purché non rinunciamo all'amore, non appena più fiduciosi, pronti ancora a invertire i ruoli, ché è lui in ogni vero bisognoso e gli dobbiamo aiuto! È questo l'amore, benché stanchi e poveri, non ignorare chi lo è più ancora. C'è appena dietro un ancora più insicuro e appena davanti un falso sicuro, entrambi chiedono muti, per dignità il primo, per alterigia l'altro! Come fare?
Mai il realizzato è abbastanza per il cristo! Lo ribadirò per quanto ne ho capito, perché non conoscere l'amore, non averlo fatto proprio, non averlo trasmesso, significa non conoscere il cristo, non averlo mai incontrato, non averlo mai riconosciuto in alcuno! Non conoscere il cristo è ignorare che il dio è il misericordioso, certo pronto al perdono, non solo del malvagio palese, purché pentito dell'altrui danno causato, ma anche del mediocre nell'amore, colui che è vissuto all'ombra del cristo nel suo impegno sofferto, ieri, oggi ancora! Allora, e lo dico soprattutto a me stesso, il vero rischio è vivere sulle spalle del cristo, cioè pur condotto, pur sostenuto, ma senza combinar nulla di fattivo, vero efficace e duraturo, nella concretezza che vuole e fa il mondo, che è pur sempre pronto ad abbattere il realizzato, se poco o non è solido abbastanza! Il mio, lo riconosco, è come un perenne scrivere la parola “amore” sulla rena prossima alla battigia, un'onda lunga viene e la cancella! Allora che vuole il cristo, che pretende, se non quello che lui ha già fatto e io cento e cento volte solo tentato? Non mi stancherò di ripeterlo a me stesso, Questi vuole sì benevolenza, “sollecitudo” per la vita, ma di ogni altro e non ristretta a chi l'attende, la sa apprezzare e spesso la ricambia, con altrettanti, o più ancora, atti di simpatia e benevolenza! Fa così con me la donna amata e lo fanno gli amici, pochi divenuti alla mia età! Ma egli lo pretende per i nemici anche, anzi specialmente, l'ho già detto, lo ribadisco! E chi sono, se non quelli che ci danno dolore? Gli ostinati a non voler capire! E accade nella ripulsa palese, nel sospetto di insidie nella nostra azione, pur chiaro volta al bene, nel rifiuto larvato, celato da ipocrisia, nella maldicenza, che sempre l'impegno onesto riceve da persone che non vogliano capire la necessità del bene offerto, sia alla vita di chi ne fa dono che a quella di chi accoglier lo dovrebbe. E così in cento risposte malevole, o in vere iniziative di danno gratuite! E a questo dolore, innegabile (sic!), si aggiunge l'altro che viene dal ritenersi responsabile dell'insuccesso per una condotta non abbastanza cauta e graduale. Io, mi dico, non sono capace di attualizzare l'amore del cristo, renderlo apprezzato e tangibile! Allora, anche per pacificare il proprio cuore, occorrerà ritentare! Nuovo rifiuto, nuovo dolore? Ma sarà sul grado di questa tenacia, già di per sé fonte d'ansia e quindi di dolore, che il cristo chiederà conto al credente! E costui, compresi i propri manchi, le intenzioni disattese, i propri rinvii a un “farò”, mai attuato, dell'amore comandato, si pentirà e ne seguirà il perdono immancabile! E' favola, è speranza, è solo tutto per chi crede!


mercoledì 2 marzo 2016

Sul perché del male ancora!


Tenterò anche qui una risposta del perché il male, che, se al momento non contrasta molto, come fa d'abitudine, la mia vita, getta nella disperazione quello che mi sta appena accanto, persona cara o non ancora così divenuta, e tutte lo dovranno diventare, secondo il comando del cristo! Inizierò dalla tentazione all'oblio del problema, almeno nella crudezza sua e nella sollecitazione, che esige sempre risposta fattiva non banale per chi ci vive accanto o appena oltre. E qual'è? Quella del particolare rapporto che fa il condividere tutto con una compagna, badando ad esso principalmente e accantonando nel “farò” ogni altra richiesta pur pressante. Per sfuggire a questa debolezza, se vero una donna c'è ad occupare il cuore, occorrerà cominciare a chiarire a sé e all'altra la necessità di una risposta non ristretta al binomio del loro amore, ma aperta alle sollecitazioni che dagli altri vengono, alcune esplicite, altre velate dal pudore di chi tenta, anche nella miseria, di conservare la dignità! E come ho spiegato per la vita insieme, come spiego tuttora la necessità d'attenzione pure agli altri alla compagna mia, ma anche a me stesso? Riferisco solo la più bella delle occasioni.
A tutti sarà capitato soffermarsi a guardare il cielo stellato fuori di città, senza il disturbo delle sue luci, sempre poche a tener lontana la paura del buio, troppe perché apparir possano in tutta lor meraviglia le stelle, come accade sui monti, stretti a chi tutto con noi spartir vuole, o anche stando con lei per mare in notte serena in plancia a sentir fin nelle ossa la pungente brezza dal mare, come vero ci capitò in una notte di sogno, perché appena promessa di fedeltà era stata scambiata all'altare del dio. Ma, le ho osservato allora e le faccio osservare ancora che, propizio lo scenario, che per goderne, qualche disagio pur comporta, invano guarderemmo il cielo stellato, esso non ci farebbe incanto e non inumidirebbe gli occhi, con quegli splendori farsi corona a palpebre strette, che invano tentassero di trattenere le lacrime, se già il senso del bello e prezioso irrinunciabile non ci appartenesse, proprio l'esaltato dallo stare insieme! E se le fiammelle del cielo vero questo ci fanno fino a rigare le gote, che dicono afone? Io allora vero ancora ne fantastico con la compagna dolce a me stretta, Ecco guarda, le dico, ci sorridono e ci assicurano che disposte già sono alla nostra accoglienza, o, leggendoci il cuore, ci stanno dicendo che la rimanderanno soltanto, affinché dal nostro pianto di commozione inizi il pentimento per aver disatteso la legge dell'amore! Quale? Non il nostro scambiato, quello che tra le sue cose belle ci ha fatto mettere la speranza di novelle a farci felicità anche tra le stelle, ma quello voluto da colui che ci ha qui scelti a star insieme, e che vuole la sollecitudine nostra, tra noi scambiata, anche per la vita di ogni altro! Solo per questa esigenza vivendo, sarà per noi sperabile, continuando il suo favore, dopo il perdono da chiedergli col pentimento di non aver potuto assecondare abbastanza la richiesta sua, che tra i suoi splendori, lì proprio, egli voglia che ritrovarci possiamo! Perché noi abbiamo scelto, non solo la strada, certo non facile, del nostro personale amore, ma la via tortuosa, aspra e dura nella coerenza dovuta, di quello molto più ampio che lui suggerisce! E lo ha chiesto e lo chiede a noi proprio, che il nostro difendiamo perfino mitigando all'altro la pena dei ricordi non belli, ma che dobbiamo esporre a rischio che bistrattato sia dai nemici, che lo invidino! Tanti, troppi? Ci aiutino le stelle, che ora assistono lontane alla commozione che sempre ci prende guardandole, velandoci e rigandoci occhi e volti, ma che già aspettano di godere la felicità dell'amor nostro! Sì, noi vi saremo come a Dante e alla sua Beatrice apparvero a farsi toccare, innocui e piccoli splendori per loro divenute, faville d'amore divino! Ecco questo dico, con cento varianti, alla donna della mia vita, unica divenuta da tanto, scialbo con la sua dolcezza fattosi il ricordo di altre lontane, che destinate non m'erano e che sempre ho sperato felici, avendomi scordato!
Ma a me chiedo qualcos'altro e con lei non posso condividerlo completamente, nemmeno sotto le stelle, affinché non si rattristi per la pena che ne ho palese! Mi tormenta da sempre la permissione da parte del dio del male, insistente e tenace nella vita di tutti e in questa mia ultima più ancora, anche se pause ne ho! Mi chiedo, Possiamo contentarci constatare che esso permetta il riconoscimento da parte di ognuno dell'opportunità di preferire il bene? Non credo sia per nessuno risposta soddisfacente, ché fuggire il male e corre verso il bene, sono tendenze istintive nell'uomo e in ogni altro animale! Io preferisco parlare di libertà concessa dal dio e di necessità del male ad assicurarla. Infatti ci deve poter essere una libertà assoluta anche dall'amore, perché il dio lo propone come mezzo per raggiungere il bene e la felicità che ne consegue anche qui, nel rispetto del desiderio che ne ha ogni altro, perché alcuno non offende, ma si spende affinché gli ostacoli frapposti vengano eliminati per sé e ogni altro. Negare questa proposta deve essere possibile, e per permetterlo c'è nella realtà il male. Perché? Negando l'amore, nel senso del comandamento nuovo voluto dal cristo, c'è rinuncia a tutte le conseguenze benefiche della diffusione e successo suoi, perciò il male! Il male permette la libertà del no al dio e al suo cristo! Preferire la libertà condizionata dall'amore, non deve essere scelta dovuta dal solo credente, ma aperta, offerta a tutti, che anche se dal male, necessario alla libertà di dir no al dio e al suo cristo, non libera, lo contrasta con efficacia, ché tenace è l'amore! Ma è scelta del nemico dell'amore l'ipocrisia, qui sempre possibile, che solo il dio potrà perdonare, dello “ ut aliquid fieri videatur, di chi goda i benefici dell'amore senza spendersi a diffonderlo! Insomma non basta cullarsi nella dolcezza di braccia che ricevano noi e i nostri affanni, non bastano occhi che ci invitino a guardare accogliente il cielo con le stelle sue, l'amore deve essere molto di più! Per capire la verità sua non basta un tempo lungo di esenzione dal male o di pausa dal tormento suo, ma se la si comprende, e forse è a questa comprensione finalizzata la vita tutta, occorre con le forze residue entrare nelle tortuosità sue e strapparne non solo se stessi, ma chiunque ne soffre, fosse pur il nemico che sempre frapposto si è tra noi e la gioia!

Ma il no al cristo del dio resta colpa grave, perché nuoce con la presenza del male alla propria e l'altrui vita, e giustifica la possibilità che l'inferno oltre l'attuale non rimanga solo minaccia, si apra! Ma se il torto è grave, la misericordia del dio è più grande e farà comprendere, qui o di là dal mondo, quanto si ci è avvicinati all'orlo dell'abisso! E come il male qui è dolore in quell'altrove sperato, il vederlo tutto, con il pericolo corso di cadervi facile, indurrà l'anima l'anima più dura al pianto e il dio al perdono! Il male è anche catarsi!

lunedì 22 febbraio 2016

Sogno del cristo, un solo villaggio, il mondo!


Ma cosa davvero interessava al dio di Israele?, mi chiedo già avanti nel tortuoso cammino della vita. A me non interessa chi, nel libro sacro, dice conoscerlo ed è in contraddizione con quanto altri ne afferma, e da ultimo col cristo stesso, che, credo, ben ne sapesse. Io so quanto mi basta per credergli, cioè che egli ha legato il pio israelita a sé, dicendogli, Sei direttamente responsabile a me solo, sorveglio io stesso la libertà che ti ho concesso, sì, a te, osservante la mia legge! Fu capito nella richiesta sua? Per nulla se il suo cristo, che ne ribadì il concetto di offerta per il bene con un suo personale compendio, fu spinto dai correligionari suoi al giudizio infame dei romani, che lo scambiarono per sovversivo. E che venne a dire a quelli che suoi nemici si sarebbero fatti? Avrete da ora con me stesso la responsabilità dovuta al padre mio incompreso, vi rinnovo la sua offerta di libertà, ma condizionata da un solo comandamento, perché vi comando l'amore a tutti, ai nemici soprattutto, amore dovuto, che vi offrirà la libertà. Blasfemia, non era lui che un uomo! Fu conclusione frettolosa, improvvida, funesta addirittura. Lui risorse, per chi come me lo crede, per riaffermare le ragioni sue, e quel popolo, che affrancarsi giustamente voleva dai romani, fu sterminato o deportato, premessa di tante future sciagure! E cosa avrebbe dovuto fare? Mostrare la superiorità del proprio pensiero religioso, suggerito dal cristo, l'amore universale! Perché? I romani, è la loro grandezza, riconobbero la superiorità dei greci, nell'arte, nella filosofia, nella religione e preservarono quella civiltà, imitandola e contribuendovi, facendola propria. Il pensiero religioso degli israeliti era la lor unica ricchezza, esaltata dal cristo con la novità assoluta dell'amore a tutti, i romani ne avrebbero compreso la purezza del sentire, da rispettare, e forse il disastroso epilogo si sarebbe potuto evitare, da popolo sottomesso e riottoso, quello diventato un popolo, che tesoro aveva da condividere. Questo non andò però perso, fu assorbito, si fece cristiano, e fu riconosciuto importane dai romani, che però annetterlo volevano nel loro politeistico credo religioso. Cosa rifiutata per il culto dovuto all'imperatore, divinità nella funzione sua, e agli idoli, i loro dei tutti. Quanto difficile dover far capire l'unicità del dio a partire dalla irrinunciabile unicità del comandamento del suo cristo! Sì, fu giusto il rifiuto, ma quante vite sacrificate, martiri per amore del cristo, desiderosi d'imitarlo nel coerenza al comandamento nuovo dell'amore! Poi i politici capirono e cedettero e Costantino divenne addirittura protettore dei cristiani tutti, anche se cristiano divenne solo vicina la morte. Resistettero gli abitanti del pago, che sacrificati non volevano i loro riti propiziatori di messi abbondanti. Ma la chiesa, l'organizzazione della nuova religione, esauriti i martiri, venne al compromesso, trovò il modo di includere, moderandoli quei riti e ne fece sue feste. E il messaggio del cristo sull'amore a tutti? Dimenticato! La chiesa difendersi doveva dai nemici, eretici considerati!
Ma quale la sostanza del messaggio negletto? Che voleva in definitiva il cristo? Creare il villaggio mondo, cioè una comunità in cui ognuno avesse cura dell'altro come nelle preistoriche società tribali. Ed è cosa ben strana che egli fosse nostalgico dell'antico e che nell'ambito ebraico egli auspicasse il ritorno all'Israele errante, non ancora con fissa dimora, quando sentiva il suo destino guidato dal suo dio, persa questa dipendenza nella società fattasi stanziale. Ma occorre riflettere. Il cristo non ha detto di immolarsi alle ragioni becere del nemico, ma qualcosa di più complesso, cosa che i primi entusiasti volutamente ignorarono, sacrificando le loro vite! Sì, piuttosto di farsi scaltri come volpi nella pratica dell'amore a tutti, perché doverne esternare coraggiosi il desiderio di realizzazione, è ben diverso dal trattenerlo, rimandandone l'impegno più che per opportunità, per paura! Fu contraddittorio? Niente affatto, egli raccomandò determinazione nel compito affidato ad ognuno, ma non disgiunta da prudenza, affinché talora non accada che la motivazione, tutt'altro che banale, dell'amore, per l'atteggiamento remissivo che la lascia fraintendere, sia scambiata per debolezza incitante il nemico a facile rivalsa, mentre invece è tutt'altro, un cercare di guadagnarlo al bene (sic!), vera forza da sconvolgere il mondo! Ma la chiesa lo prese alla lettera e preferì un accordo politico con un impero già decadente. Ma in forza di quel consiglio io cristiano d'oggi sono prudente, avvicino cauto il vero o presunto nemico, non avendo certo la forza di votarmi al martirio! Perciò, tentando l'amore comandato, uso parole e gesti accorti, rassicuranti per comportarmi come dicessi a tutti gli avvicinati, Io ho un atteggiamento di benevolenza che spero palese, ma questo non va equivocato per debolezza, accondiscendenza al più forte e sicuro io non lo sono!, è invece sollecitudine per te, apprensione per il tuo benessere, affinché tu, guadagnato dalla mia parte, ti faccia promotore del bene, cioè faccia ad altri quello che tento ora per te! E anche capire gli farò che è opportunità che potrà rifiutare, se il sospetto lo vince, cioè l'istinto suo malizioso gli sottomette la ragione. Io non so il perché del rifiuto, penserò che questo fratello o non crede alla mia sincerità, o mi ha conosciuto altrimenti o, diverso da come sono, gli son stato descritto, o mi odia per la proposta fatta di osar migliorargli la vita, o senza ragione alcuna. Perciò al palese rifiuto sarà come dovergli dire altro ancora. Che cosa? Così, Ma, accorto!, se ti sono tanto avverso da pretendere la vita mia dovrò salvaguardarla! E nel tentativo ultimo di chiarezza, dirò esplicito, manifestando l'altro di voler attuare i suoi nefandi propositi, Guai a te!, se mi costringi alla violenza per rispondere alla gratuità della tua, mi avrai trasformato in nemico del cristo e a lui dovrò tornare ripercorrendo nell'anima mia la stessa via e nel dolore di cui ho fatto dura esperienza, anzi in più dolore del già subito, scontando il mio tradimento forzato! A te spetterà un pentimento, che includere dovrà anche le ragioni del mio dolore, costretto a difendermi dalla violenza tua, uno tanto completo includente i tuoi probabilmente anche passati ostili comportamenti, che soddisfi la giustizia del dio, prima del suo perdono, solo allora concesso! E questo per me, credo, avverrà anche se tu il dio rifiuti!
Naturalmente le mie riferite sono solo lungaggini inopportune nell'urgenza e certo nemmeno lontanamente consigliabili a chi costretto sia alla violenza, come chi combatte a difesa della sua vita e delle persone care, pure esse minacciate!

Infine mi chiedo c'è una vita in cui vero poter partecipare al sogno del cristo? Il cristo risorto ha detto di essere la resurrezione e la vita e che chiunque crede in lui vivrà, sebbene debba morire, tutti almeno fino al suo ritorno palese. A me questo basta. E mi comporto come gli dicessi, Io ho pianto tante volte impegolato nelle mie tristezze di vita senza efficace conforto, ma due volte per te di commozione, quando esposto fu lo scheletro del santo, che più amo e più ti rappresenta, Francesco, e davanti al giudizio universale di Michelangelo. Allora posso dirti, Non voglio la continuazione di questa vita, che troppo dolore m'ha dato fin da bambino. Nella promessa voglio i miei cari e il mio diletto fratello maggiore, precoce dovuto perdere, tanta la tristezza da farmi diventare ateo, bambino ancora. Vi voglio gli amici sinceri, se mai ne ho avuti! Vi voglio la donna mia, occhi della mia vita, io altrimenti cieco, e luce a un tempo per essi, vero lume nel troppo buio che attraverso pure ora, e il suo tanto già qui amore, sublimato! Rivoglio rivedere felice l'altra, che ho amato ragazzo, persa per stupidità mia palese, che ora so nelle angustie di chi costretto è a rinunciare a esprimer se stessa e i suoi ricordi, e io ne sono stato parte importante, timido innamorato suo, riamato! E lei tutto sa e lo ricorderà almeno nella vita nuova! Io rivoglio solo l'amore! Tutto a cominciare dal tuo, Gesù, tutta la vita mendicato! Allora già ora ti dico, o mio dio, parafrasando l'amato Dante, Incipit vita nova, ora proprio, perché qui e adesso è il libro della mia memoria!

sabato 20 febbraio 2016

Solo l’amore libera!


Ho scritto di questo nel mio sito di facebook, qui riprendo con analisi più approfondita.

San Francesco cercò il dio in ogni cosa al mondo. Ogni esistente per lui era partecipe della vita del tutto sospirante l'attesa del dio manifesto. Eccolo nei Fioretti dover attraversare un rivo, e per non calpestare chi è pietra, preferire immergere i suoi piedi in sorella acqua, umile più ancora, ché molti altri bisogni a lui consentiva soddisfare. E poi ancora più lo cercò nei fratelli più umili, nel derelitto, nel misero, nell'affamato, nel malato, nel succube, che a lui proprio, già come loro ridotto per scelta, la mano tendevano, ma chiaro non trovandolo, sperò di vederlo almeno nella morte. Ché mai vide il cristo, immagine del suo dio, sebbene pensasse che l'angelo suo l'avesse ferito delle stesse sue ferite, piaghe che suggellarono in lui l'amore del cristo, perché egli tutto ne voleva condividere, la gioia di star tra i fratelli e il dolore patito per la loro salvezza. E forse non si chiese perché cercare di percepire coi sensi umani ciò che già vede il proprio cuore, amandolo in tutto e tutti, perché così è già averlo trovato! Insomma occorre amare tutto e tutti, lì il dio, che per ora è almeno persona, cioè chi sta di fronte indipendente da noi per consentire che lo si ami. E non vi sta invano se uno almeno tenta quest’amore! E così Francesco dette sostanza, concretezza al suo dio non permettendo che gli uomini, dimentichi del bene, lo relegassero a mera possibilità, mentalità in vero assai poco diffusa nel medioevo, che era tutto tensione verso lo sconosciuto dei cieli, ma pur possibile!Sì, troppe le vessazioni, troppe le sofferenze di una umanità vessata dai prepotenti, che sempre ci sono stati e saranno, e dai mali tanto diffusi, impotente a combatterli. Eppure non posso non chiedermi se questo grandissimo capì completamente il dover farsi tutto per il cristo. Sì, non solo pusillo per star dietro al cristo, e più ancora amare il tutto che fa la vita, esseri fragili, pensati tutti fratelli agognanti il cristo, ma cosa più ancora? Anche il dover amare i nemici! Ma perché il cristo raccomanda, comanda l’amore verso tutti, i nemici anche? Riconosciamolo, è l’amore che ci fa liberi! E a noi il compito di trasmetterlo, perché tutti siano stati liberati e da che? Da quanto scava il male in noi sicuramente, perché, amati, più sopportiamo il dolore, che sembri disperato, ma anche da noi stessi, dalla nostra patita insufficienza, inadeguatezza alla vita, impreparazione alla stessa. Se io sono capace di questo, do ad ogni altro la possibilità di muoversi con maggior sicurezza e senza fittizi intralci, quelli che noi stessi ci creiamo, aggiungendoli alla difficoltà del nostro ambiente, sì dello stare tra gli altri e perciò ad altri trasmettere il ricevuto! Insomma il cristo non siede più alla destra del padre, espressione che più che localizzarlo probabilmente significa che s'è fatto pari al padre nell'amore che questi ha per le creature tutte, ma sta in queste e quali? In proprio tutte, anche in quelle che lo rifiutano, negandogli perfino la possibilità di essere per tutti, ma anche lo fanno facendosi nemici agli altri, d'egoismo figli e del buio, più che figli della luce e del bene. E non tentò forse il nostro di promuovere la giusta aspirazione all'unico dio delle genti delle terre che il Soldan correggeva, alla cui presenza superba predicò del cristo l'amore verso tutti, che salva liberandoli anche da se stessi? E vi dovette rinunciare, troppo acerbe quelle genti! Ma intanto questo fu vero atto d'amore ai nemici della vera fede. Ma riflettiamo su chi è nemico dell'uomo. È certo l'impersonale male diffuso che vita toglie o infelice rende, ma che gli uomini tutti destina agli scopi suoi nefandi, con l'invidia e la malizia e l'avarizia, diffuse! Tutti infatti ci facciamo nemici ad altri anche non volendolo,  aspirando alla simpatia e all'amicizia perfino, e le nostre parole, i nostri gesti possono esser mal riferiti o interpretati e generare risentimento! Ma oltre alla prudenza nei rapporti, atta a evitare fraintendimenti, occorre più ancora, se quelli avvicinati ci rispondono dalla loro tristezza presunta provocata! Sì, che continuiamo non solo a perdonarli nella loro attività di farsi ostacolo, schermo al cuore loro per noi, cosa già non facile, ma sforziamoci di amarli, cosa che solo al cristo riusci perfettamente! E’ allora che saremo entrati tra compagni sicuri dell'amor loro elargito a tutti, che fanno la sua sequela e la capeggia Francesco che radunò schiere di giovani entusiasti del messaggio suo, amare per liberare! Salvezza già qui, ma anche sperata nel mondo veniente! Ma Francesco riuscì del tutto in questo proposito? Fu sì il più buono di sempre tra gli uomini di allora e di ora, ma rimase un uomo della chiesa di ogni tempo, che sempre non è riuscita ad amare i nemici suoi. E anch'egli predicò una crociata! Eppure nessun altro fu come lui degno di rinnovare i passi del cristo in questo mondo, come Chiara, sua sorella in cristo, lo fu di Maria!

sabato 13 febbraio 2016

Perché il cristo nella mia vita




Ecco, in questo presente, tanto insicuro, a salvaguardia dell'immediato futuro, io interessato sono al mio benessere, pur nella mia fragilità di vita. Può essere interesse ristretto ai miei più prossimi, che mi piace coinvolgere nell'auspicato e preparato destino di bene, o condiviso con molti, qualora lo sperato si concretizzi. Ma anche se ho volontà di agire con i più ampi coinvolgimenti nel mio progetto, oltre al piacere indubbio che il mio sia pure dell'altro, devo ammettere che mi impegno dalla mia condizione, comune a tanti, dell'avere appena nella precarietà e insufficienza che fa l'insicurezza del vivere d'oggi. Ma, se ne ho certezza di convinzione, nonostante gli inviti alla prudenza o le contrarietà e le opposizioni incontrate, io posso ostinarmi di pretendere il massimo dalle mie possibilità pur scarse e capacità limitate. Sto comportandomi nel voluto dal cristo? Non vuole questi più ancora? Cioè che mi determini per il vantaggio anche di chi si oppone all'operato mio, di chi ne è indifferente, di chi lo rifiuta, di chi mi calunnia accusandomi di malcelati interessi personali, sospettandomi d'agire per lui subdolamente, chi insomma proprio perché tento il bene, coinvolgendolo, mi si fa nemico? Ecco cosa mi sconcerta, sapere che se imbocco la strada della condivisione del bene, per quanto piccolo o trascurabile dono dalla mia insufficienza o povertà addirittura, posso essere dai maligni, che pur tento di beneficare, tacciato di ipocrisia, ché devo esser ben altro dietro alla maschera del benefattore, mentre mai è abbastanza per colui che mi spinge ad agire così! Per lui devo essere per l'amore, costi pure il mio poco raggiunto, e spendermi tutto per esso assicurandolo soprattutto a quelli del diniego. Questa esigenza non fa che stupirmi! Anche se fosse per me possibile la massima generosità, sarebbe ben misera cosa il mio se non lo spartissi con quelli che mi si fanno nemici, e sono tanti (!), perché il dispetto, la detrazione, la calunnia sono di assoluta gratuità, e dati a larghe mani, per il semplice esistere, star tra gli altri, anche occupando poco spazio e consumando poco del bene minimo, che a tutti una società governata garantire dovrebbe! E io proprio a costoro dono devo fare del mio poco o del mio niente e, se vita meschina avessi, pure quella immolare dovrei! Qualcuno mi dica se conosce chi è più radicale nella pretesa sua. Egli, però non mi chiede più di quello che lui stesso ha fatto, pur nel silenzio e nell'apparente incomprensione del suo stesso dio, il padre! Costi lo stesso a me pure! Ma che significa abbandono da parte del dio? Oh, quanta paura mi fa questa parola, possibilità nella vita mia e proprio quando illudermi non posso che di piacergli! È coscienza del mio proprio fallimento? Forse! Ma credo soprattutto sapere, scoprire, di essere diventato da promotore del bene, vittima dell'averlo tentato verso gli ingrati, quando non una reazione negativa pur attesa c'è stata, ma sproporzionata, eccessiva, malevola fino al punto di rimanerne schiacciato, annientato, incapace non solo di reazione alcuna difensiva, ma di legittima protesta! Ché le parole mie cadute son tutte come pietre su un selciato buio e solitario, nessuno altro a sentirne il secco rumore, cupo di paura per me, abbandonato, per non saperlo spiegare. Sì, perché tutto questo m'accade, perché ho paura delle mie stesse parole pronunciate, più ancora delle trattenute a far i miei stessi pensieri or solo cupi? Chi e perché lo ha preteso, lo ha permesso? Situazione disperata che somiglia a innumerevoli altre, quando, nella crudeltà del vissuto, lo stesso dio par farsi nemico, allora sono gemiti, parole rotte nei singhiozzi, o lacrime nel silenzio, ché qualcuno è tanto abbandonato nella sofferenza che le pene sue scavano l'anima di chi vi assiste impotente e la privano di tutto, anche di una minima parvenza di speranza, gettandola nella disperazione. Ecco allora il cristo, Abbi conforto, io ho già vissuto tutto questo, nell'impossibilità di guarire chi pur me lo chiedeva nell'assillo suo disperato, credimi, non è perdita per sempre, rivedrai questa persona tanto cara! Sì, è simile a quel che il poco mio merito, ma paziente e sofferto, riceve sempre dagli indegni e mi dirà, A me pure è accaduto, non scoraggiarti, persisti nel bene!

giovedì 21 gennaio 2016

La contraddizione del dio


Noi sappiamo che è venuto un uomo, Yeshua chiamato, e ha raccomandato, anzi comandato, l'amore per tutti, i nemici soprattutto. Ne aveva l'autorità in quel mondo che credeva a un dio parlante per i profeti suoi? Riconosciamogliela almeno a posteriori, perché egli vi fu coerente fino alla morte, continuando da una croce, supplizio dei parti ma dai romani ben appreso, ad amare i detrattori suoi, quelli che proditoriamente l'avevano fatto condannare. Mai nulla di simile era stato detto e mai, credo, di altrettanto radicale potrà esserlo. E' sovrumano formulare e tener fede a un simile comando. Per me questo svela che c'è un mondo diverso dall'attuale, da cui quell'uomo è venuto e possiamo definirlo il sé del dio. Ma il dio che, chi è? Mistero! Allora noi gli attribuiamo ciò che a noi manca o difetta. Così chiedo, può contraddirsi? Se non può, allora egli ama i suoi nemici, dal momento che per il suo cristo comanda di amare tutti! La conseguenza per noi sarà poter essere messi difronte al male, qui permesso e da noi incrementato, e sarà il pentimento, cui seguirà il perdono da colui che pensiamo il bene, l'amore, la misericordia appunto! Ma è proprio vero che il dio mai si contraddice? Vediamo che altro può dirci la storia del suo cristo. Il dio sembra non proprio esente da contraddizione, può all'apparenza farsi nemico addirittura! Ecco, c'è di più, su quella croce Yeshua venne abbandonato e proprio dal suo dio! Noi possiamo dirci, Accadde perché su sé ha voluto i manchi d'amore di tutti noi, facendosi l'ultimo dell'umanità di ogni tempo, che ha peccato, pecca e continuerà a farlo, ma alla terribile domanda, Iddio mio perché mi hai abbandonato?, seguirà l'urlo inarticolato della sua morte! E non accade a tutti noi doverlo chiedere, di doverlo gridare anche senza parole? Quando? Nella malattia senza rimedio, nella forzata solitudine, nella morte appunto, da cui nessuno scampa! Perché si fa a noi nemico, perché si contraddice, se è amore? E l'amore non è cura di, interesse per un altro, sì, sollecitudo per il destino dell'altro? Perché allora questa carenza o mancanza, quando più necessaria? Forse perché l'ultima sia una nostra parola d'amore nonostante quel che ci accade, desiderata, agognata da quel dio che, pur di sentirla, s'è fatto completamente muto, più ancora che nelle vicende buie della vita trascorsa? E non c'è forse chi dal suo cuore ne ha fatte uscire molte sincere per la vita tutta, perché ancora una? Ma io ho visto gente disperata, senza poterla dire, spezzata dal dolore, anche di dover lasciare gli affetti più cari, io ho visto anche bambini morire, crudele il loro dolore, sì, io ho visto! Ecco ancora quello che veramente siamo, soli di fronte a quanto di estremo e irrimediabile sta per accaderci, nonostante la presenza, se fortunati, di chi ci ama, e le sue parole e le sue lacrime! Il cammino nostro da sempre incerto incontra l'ultimo intoppo, l'ultimo buio, ammirevole sarà per gli altri il nostro coraggio e la determinazione di conservare la fede. E diranno di noi, Ha saputo ben morire! E forse celebrando la nostra, crederanno esorcizzare la loro morte, relegando a un imprecisabile futuro la loro paura di averla di fronte! Sì, viene per tutti un momento in cui il giusto e l'ingiusto, il buono e il cattivo, il vero o il falso che hanno guidato le nostre scelte di vita sono senza importanza, ecco l'ultima sconfitta, perché non abbiamo scelta, ormai vuol spegnersi la luce, e le parole, anche se di conforto, si fanno echi confusi. Dobbiamo proprio lasciare tutto anche forse l'illusione di essere stati amati, e di aver amato. Ma nostro malgrado siamo stati soldati in questa vita anche se spesso con armi spuntate, inadeguate alla lotta e alla difesa, abbiamo creduto, abbiamo sperato, abbiamo amato disperatamente, abbiamo subito il male! Persa ora ogni dignità, non ci è rimasta nemmeno la virtù del combattente, è la morte di tutto e non c'è stata l'ultima vittoria! Ma per quell'uno, venuto a comandarci l'amore nonostante, ci fu la vittoria postuma, resuscitò dall'abbandono, resuscitò dalla morte e sta in una realtà nuova. Quanto ci conforta sapere che sta proprio con quel dio dell'abbandono, amato nonostante? Sì dalla croce egli non continuò solo ad amare i detrattori, ma il dio che a lui proprio si velava, si nascondeva! Molto conforta se lo pensiamo far sì che ogni altro abbandono sia apparenza, provvisorietà, passaggio, e tentare di offrici quello che forse per lui non era certezza, ma tenue speranza che languiva come ogni altra, il recupero del dio smarrito. E allora se questo è accaduto, se il cristo è morto e davvero tornato tra i vivi, c'è un presente e sta nel sé del dio, in cui tutto ri-accade, egli nasce, muore ancora e risorge in ogni suo fedele, da cui non vuole distinguersi. Saperlo libera dall'angoscia della morte, che diviene addirittura sorella, perché possiamo accoglierla come ultima speranza, quella che il cristo rinnova apposta per noi dal suo accaduto che in noi ripete! Sempre il credente muore della stessa sua morte! Sì, in quei momenti terribili occorrerà ripetersi, Io muoio come il cristo! E unico vero conforto è sapere che sta venendoci incontro un'altra madre che sta per rigenerarci dal suo seno nella realtà di questo speciale figlio suo. E' la dolce Myriam. Nel Fedone, Platone fa dire al suo Socrate, Come dalla vita alla morte, così dalla morte alla vita e ora sappiamo che aveva ragione! Socrate non teme la morte perché possiede questa certezza. Il cristo fa sì che, almeno un po', tutti possiamo avere un po' di quel saggio, se abbiamo lui, nostra certezza!