lunedì 22 febbraio 2016

Sogno del cristo, un solo villaggio, il mondo!


Ma cosa davvero interessava al dio di Israele?, mi chiedo già avanti nel tortuoso cammino della vita. A me non interessa chi, nel libro sacro, dice conoscerlo ed è in contraddizione con quanto altri ne afferma, e da ultimo col cristo stesso, che, credo, ben ne sapesse. Io so quanto mi basta per credergli, cioè che egli ha legato il pio israelita a sé, dicendogli, Sei direttamente responsabile a me solo, sorveglio io stesso la libertà che ti ho concesso, sì, a te, osservante la mia legge! Fu capito nella richiesta sua? Per nulla se il suo cristo, che ne ribadì il concetto di offerta per il bene con un suo personale compendio, fu spinto dai correligionari suoi al giudizio infame dei romani, che lo scambiarono per sovversivo. E che venne a dire a quelli che suoi nemici si sarebbero fatti? Avrete da ora con me stesso la responsabilità dovuta al padre mio incompreso, vi rinnovo la sua offerta di libertà, ma condizionata da un solo comandamento, perché vi comando l'amore a tutti, ai nemici soprattutto, amore dovuto, che vi offrirà la libertà. Blasfemia, non era lui che un uomo! Fu conclusione frettolosa, improvvida, funesta addirittura. Lui risorse, per chi come me lo crede, per riaffermare le ragioni sue, e quel popolo, che affrancarsi giustamente voleva dai romani, fu sterminato o deportato, premessa di tante future sciagure! E cosa avrebbe dovuto fare? Mostrare la superiorità del proprio pensiero religioso, suggerito dal cristo, l'amore universale! Perché? I romani, è la loro grandezza, riconobbero la superiorità dei greci, nell'arte, nella filosofia, nella religione e preservarono quella civiltà, imitandola e contribuendovi, facendola propria. Il pensiero religioso degli israeliti era la lor unica ricchezza, esaltata dal cristo con la novità assoluta dell'amore a tutti, i romani ne avrebbero compreso la purezza del sentire, da rispettare, e forse il disastroso epilogo si sarebbe potuto evitare, da popolo sottomesso e riottoso, quello diventato un popolo, che tesoro aveva da condividere. Questo non andò però perso, fu assorbito, si fece cristiano, e fu riconosciuto importane dai romani, che però annetterlo volevano nel loro politeistico credo religioso. Cosa rifiutata per il culto dovuto all'imperatore, divinità nella funzione sua, e agli idoli, i loro dei tutti. Quanto difficile dover far capire l'unicità del dio a partire dalla irrinunciabile unicità del comandamento del suo cristo! Sì, fu giusto il rifiuto, ma quante vite sacrificate, martiri per amore del cristo, desiderosi d'imitarlo nel coerenza al comandamento nuovo dell'amore! Poi i politici capirono e cedettero e Costantino divenne addirittura protettore dei cristiani tutti, anche se cristiano divenne solo vicina la morte. Resistettero gli abitanti del pago, che sacrificati non volevano i loro riti propiziatori di messi abbondanti. Ma la chiesa, l'organizzazione della nuova religione, esauriti i martiri, venne al compromesso, trovò il modo di includere, moderandoli quei riti e ne fece sue feste. E il messaggio del cristo sull'amore a tutti? Dimenticato! La chiesa difendersi doveva dai nemici, eretici considerati!
Ma quale la sostanza del messaggio negletto? Che voleva in definitiva il cristo? Creare il villaggio mondo, cioè una comunità in cui ognuno avesse cura dell'altro come nelle preistoriche società tribali. Ed è cosa ben strana che egli fosse nostalgico dell'antico e che nell'ambito ebraico egli auspicasse il ritorno all'Israele errante, non ancora con fissa dimora, quando sentiva il suo destino guidato dal suo dio, persa questa dipendenza nella società fattasi stanziale. Ma occorre riflettere. Il cristo non ha detto di immolarsi alle ragioni becere del nemico, ma qualcosa di più complesso, cosa che i primi entusiasti volutamente ignorarono, sacrificando le loro vite! Sì, piuttosto di farsi scaltri come volpi nella pratica dell'amore a tutti, perché doverne esternare coraggiosi il desiderio di realizzazione, è ben diverso dal trattenerlo, rimandandone l'impegno più che per opportunità, per paura! Fu contraddittorio? Niente affatto, egli raccomandò determinazione nel compito affidato ad ognuno, ma non disgiunta da prudenza, affinché talora non accada che la motivazione, tutt'altro che banale, dell'amore, per l'atteggiamento remissivo che la lascia fraintendere, sia scambiata per debolezza incitante il nemico a facile rivalsa, mentre invece è tutt'altro, un cercare di guadagnarlo al bene (sic!), vera forza da sconvolgere il mondo! Ma la chiesa lo prese alla lettera e preferì un accordo politico con un impero già decadente. Ma in forza di quel consiglio io cristiano d'oggi sono prudente, avvicino cauto il vero o presunto nemico, non avendo certo la forza di votarmi al martirio! Perciò, tentando l'amore comandato, uso parole e gesti accorti, rassicuranti per comportarmi come dicessi a tutti gli avvicinati, Io ho un atteggiamento di benevolenza che spero palese, ma questo non va equivocato per debolezza, accondiscendenza al più forte e sicuro io non lo sono!, è invece sollecitudine per te, apprensione per il tuo benessere, affinché tu, guadagnato dalla mia parte, ti faccia promotore del bene, cioè faccia ad altri quello che tento ora per te! E anche capire gli farò che è opportunità che potrà rifiutare, se il sospetto lo vince, ci l'istinto suo malizioso gli sottomette la ragione. Io non so il perché del rifiuto, penserò che questo fratello o non crede alla mia sincerità, o mi ha conosciuto altrimenti o, diverso da come sono, gli son stato descritto, o mi odia per la proposta fatta di osar migliorargli la vita, o senza ragione alcuna. Perciò al palese rifiuto sarà come dovergli dire altro ancora. Che cosa? Così, Ma, accorto!, se ti sono tanto avverso da pretendere la vita mia dovrò salvaguardarla! E nel tentativo ultimo di chiarezza, dirò esplicito, manifestando l'altro di voler attuare i suoi nefandi propositi, Guai a te!, se mi costringi alla violenza per rispondere alla gratuità della tua, mi avrai trasformato in nemico del cristo e a lui dovrò tornare ripercorrendo nell'anima mia la stessa via e nel dolore di cui ho fatto dura esperienza, anzi in più dolore del già subito, scontando il mio tradimento forzato! A te spetterà un pentimento, che includere dovrà anche le ragioni del mio dolore, costretto a difendermi dalla violenza tua, uno tanto completo includente i tuoi probabilmente anche passati ostili comportamenti, che soddisfi la giustizia del dio, prima del suo perdono, solo allora concesso! E questo per me, credo, avverrà anche se tu il dio rifiuti!
Naturalmente le mie riferite sono solo lungaggini inopportune nell'urgenza e certo nemmeno lontanamente consigliabili a chi costretto sia alla violenza, come chi combatte a difesa della sua vita e delle persone care, pure esse minacciate!

Infine mi chiedo c'è una vita in cui vero poter partecipare al sogno del cristo? Il cristo risorto ha detto di essere la resurrezione e la vita e che chiunque crede in lui vivrà, sebbene debba morire, tutti almeno fino al suo ritorno palese. A me questo basta. E mi comporto come gli dicessi, Io ho pianto tante volte impegolato nelle mie tristezze di vita senza efficace conforto, ma due volte per te di commozione, quando esposto fu lo scheletro del santo, che più amo e più ti rappresenta, Francesco, e davanti al giudizio universale di Michelangelo. Allora posso dirti, Non voglio la continuazione di questa vita, che troppo dolore m'ha dato fin da bambino. Nella promessa voglio i miei cari e il mio diletto fratello maggiore, precoce dovuto perdere, tanta la tristezza da farmi diventare ateo, bambino ancora. Vi voglio gli amici sinceri, se mai ne ho avuti! Vi voglio la donna mia, occhi della mia vita, io altrimenti cieco, e luce a un tempo per essi, vero lume nel troppo buio che attraverso pure ora, e il suo tanto già qui amore, sublimato! Rivoglio rivedere felice l'altra, che ho amato ragazzo, persa per stupidità mia palese, che ora so nelle angustie di chi costretto è a rinunciare a esprimer se stessa e i suoi ricordi, e io ne sono stato parte importante, timido innamorato suo, riamato! E lei tutto sa e lo ricorderà almeno nella vita nuova! Io rivoglio solo l'amore! Tutto a cominciare dal tuo, Gesù, tutta la vita mendicato! Allora già ora ti dico, o mio dio, parafrasando l'amato Dante, Incipit vita nova, ora proprio, perché qui e adesso è il libro della mia memoria!

sabato 20 febbraio 2016

Solo l’amore libera!


Ho scritto di questo nel mio sito di facebook, qui riprendo con analisi più approfondita.

San Francesco cercò il dio in ogni cosa al mondo. Ogni esistente per lui era partecipe della vita del tutto sospirante l'attesa del dio manifesto. Eccolo nei Fioretti dover attraversare un rivo, e per non calpestare chi è pietra, preferire immergere i suoi piedi in sorella acqua, umile più ancora, ché molti altri bisogni a lui consentiva soddisfare. E poi ancora più lo cercò nei fratelli più umili, nel derelitto, nel misero, nell'affamato, nel malato, nel succube, che a lui proprio, già come loro ridotto per scelta, la mano tendevano, ma chiaro non trovandolo, sperò di vederlo almeno nella morte. Ché mai vide il cristo, immagine del suo dio, sebbene pensasse che l'angelo suo l'avesse ferito delle stesse sue ferite, piaghe che suggellarono in lui l'amore del cristo, perché egli tutto ne voleva condividere, la gioia di star tra i fratelli e il dolore patito per la loro salvezza. E forse non si chiese perché cercare di percepire coi sensi umani ciò che già vede il proprio cuore, amandolo in tutto e tutti, perché così è già averlo trovato! Insomma occorre amare tutto e tutti, lì il dio, che per ora è almeno persona, cioè chi sta di fronte indipendente da noi per consentire che lo si ami. E non vi sta invano se uno almeno tenta quest’amore! E così Francesco dette sostanza, concretezza al suo dio non permettendo che gli uomini, dimentichi del bene, lo relegassero a mera possibilità, mentalità in vero assai poco diffusa nel medioevo, che era tutto tensione verso lo sconosciuto dei cieli, ma pur possibile!Sì, troppe le vessazioni, troppe le sofferenze di una umanità vessata dai prepotenti, che sempre ci sono stati e saranno, e dai mali tanto diffusi, impotente a combatterli. Eppure non posso non chiedermi se questo grandissimo capì completamente il dover farsi tutto per il cristo. Sì, non solo pusillo per star dietro al cristo, e più ancora amare il tutto che fa la vita, esseri fragili, pensati tutti fratelli agognanti il cristo, ma cosa più ancora? Anche il dover amare i nemici! Ma perché il cristo raccomanda, comanda l’amore verso tutti, i nemici anche? Riconosciamolo, è l’amore che ci fa liberi! E a noi il compito di trasmetterlo, perché tutti siano stati liberati e da che? Da quanto scava il male in noi sicuramente, perché, amati, più sopportiamo il dolore, che sembri disperato, ma anche da noi stessi, dalla nostra patita insufficienza, inadeguatezza alla vita, impreparazione alla stessa. Se io sono capace di questo, do ad ogni altro la possibilità di muoversi con maggior sicurezza e senza fittizi intralci, quelli che noi stessi ci creiamo, aggiungendoli alla difficoltà del nostro ambiente, sì dello stare tra gli altri e perciò ad altri trasmettere il ricevuto! Insomma il cristo non siede più alla destra del padre, espressione che più che localizzarlo probabilmente significa che s'è fatto pari al padre nell'amore che questi ha per le creature tutte, ma sta in queste e quali? In proprio tutte, anche in quelle che lo rifiutano, negandogli perfino la possibilità di essere per tutti, ma anche lo fanno facendosi nemici agli altri, d'egoismo figli e del buio, più che figli della luce e del bene. E non tentò forse il nostro di promuovere la giusta aspirazione all'unico dio delle genti delle terre che il Soldan correggeva, alla cui presenza superba predicò del cristo l'amore verso tutti, che salva liberandoli anche da se stessi? E vi dovette rinunciare, troppo acerbe quelle genti! Ma intanto questo fu vero atto d'amore ai nemici della vera fede. Ma riflettiamo su chi è nemico dell'uomo. È certo l'impersonale male diffuso che vita toglie o infelice rende, ma che gli uomini tutti destina agli scopi suoi nefandi, con l'invidia e la malizia e l'avarizia, diffuse! Tutti infatti ci facciamo nemici ad altri anche non volendolo,  aspirando alla simpatia e all'amicizia perfino, e le nostre parole, i nostri gesti possono esser mal riferiti o interpretati e generare risentimento! Ma oltre alla prudenza nei rapporti, atta a evitare fraintendimenti, occorre più ancora, se quelli avvicinati ci rispondono dalla loro tristezza presunta provocata! Sì, che continuiamo non solo a perdonarli nella loro attività di farsi ostacolo, schermo al cuore loro per noi, cosa già non facile, ma sforziamoci di amarli, cosa che solo al cristo riusci perfettamente! E’ allora che saremo entrati tra compagni sicuri dell'amor loro elargito a tutti, che fanno la sua sequela e la capeggia Francesco che radunò schiere di giovani entusiasti del messaggio suo, amare per liberare! Salvezza già qui, ma anche sperata nel mondo veniente! Ma Francesco riuscì del tutto in questo proposito? Fu sì il più buono di sempre tra gli uomini di allora e di ora, ma rimase un uomo della chiesa di ogni tempo, che sempre non è riuscita ad amare i nemici suoi. E anch'egli predicò una crociata! Eppure nessun altro fu come lui degno di rinnovare i passi del cristo in questo mondo, come Chiara, sua sorella in cristo, lo fu di Maria!

sabato 13 febbraio 2016

Perché il cristo nella mia vita




Ecco, in questo presente, tanto insicuro, a salvaguardia dell'immediato futuro, io interessato sono al mio benessere, pur nella mia fragilità di vita. Può essere interesse ristretto ai miei più prossimi, che mi piace coinvolgere nell'auspicato e preparato destino di bene, o condiviso con molti, qualora lo sperato si concretizzi. Ma anche se ho volontà di agire con i più ampi coinvolgimenti nel mio progetto, oltre al piacere indubbio che il mio sia pure dell'altro, devo ammettere che mi impegno dalla mia condizione, comune a tanti, dell'avere appena nella precarietà e insufficienza che fa l'insicurezza del vivere d'oggi. Ma, se ne ho certezza di convinzione, nonostante gli inviti alla prudenza o le contrarietà e le opposizioni incontrate, io posso ostinarmi di pretendere il massimo dalle mie possibilità pur scarse e capacità limitate. Sto comportandomi nel voluto dal cristo? Non vuole questi più ancora? Cioè che mi determini per il vantaggio anche di chi si oppone all'operato mio, di chi ne è indifferente, di chi lo rifiuta, di chi mi calunnia accusandomi di malcelati interessi personali, sospettandomi d'agire per lui subdolamente, chi insomma proprio perché tento il bene, coinvolgendolo, mi si fa nemico? Ecco cosa mi sconcerta, sapere che se imbocco la strada della condivisione del bene, per quanto piccolo o trascurabile dono dalla mia insufficienza o povertà addirittura, posso essere dai maligni, che pur tento di beneficare, tacciato di ipocrisia, ché devo esser ben altro dietro alla maschera del benefattore, mentre mai è abbastanza per colui che mi spinge ad agire così! Per lui devo essere per l'amore, costi pure il mio poco raggiunto, e spendermi tutto per esso assicurandolo soprattutto a quelli del diniego. Questa esigenza non fa che stupirmi! Anche se fosse per me possibile la massima generosità, sarebbe ben misera cosa il mio se non lo spartissi con quelli che mi si fanno nemici, e sono tanti (!), perché il dispetto, la detrazione, la calunnia sono di assoluta gratuità, e dati a larghe mani, per il semplice esistere, star tra gli altri, anche occupando poco spazio e consumando poco del bene minimo, che a tutti una società governata garantire dovrebbe! E io proprio a costoro dono devo fare del mio poco o del mio niente e, se vita meschina avessi, pure quella immolare dovrei! Qualcuno mi dica se conosce chi è più radicale nella pretesa sua. Egli, però non mi chiede più di quello che lui stesso ha fatto, pur nel silenzio e nell'apparente incomprensione del suo stesso dio, il padre! Costi lo stesso a me pure! Ma che significa abbandono da parte del dio? Oh, quanta paura mi fa questa parola, possibilità nella vita mia e proprio quando illudermi non posso che di piacergli! È coscienza del mio proprio fallimento? Forse! Ma credo soprattutto sapere, scoprire, di essere diventato da promotore del bene, vittima dell'averlo tentato verso gli ingrati, quando non una reazione negativa pur attesa c'è stata, ma sproporzionata, eccessiva, malevola fino al punto di rimanerne schiacciato, annientato, incapace non solo di reazione alcuna difensiva, ma di legittima protesta! Ché le parole mie cadute son tutte come pietre su un selciato buio e solitario, nessuno altro a sentirne il secco rumore, cupo di paura per me, abbandonato, per non saperlo spiegare. Sì, perché tutto questo m'accade, perché ho paura delle mie stesse parole pronunciate, più ancora delle trattenute a far i miei stessi pensieri or solo cupi? Chi e perché lo ha preteso, lo ha permesso? Situazione disperata che somiglia a innumerevoli altre, quando, nella crudeltà del vissuto, lo stesso dio par farsi nemico, allora sono gemiti, parole rotte nei singhiozzi, o lacrime nel silenzio, ché qualcuno è tanto abbandonato nella sofferenza che le pene sue scavano l'anima di chi vi assiste impotente e la privano di tutto, anche di una minima parvenza di speranza, gettandola nella disperazione. Ecco allora il cristo, Abbi conforto, io ho già vissuto tutto questo, nell'impossibilità di guarire chi pur me lo chiedeva nell'assillo suo disperato, credimi, non è perdita per sempre, rivedrai questa persona tanto cara! Sì, è simile a quel che il poco mio merito, ma paziente e sofferto, riceve sempre dagli indegni e mi dirà, A me pure è accaduto, non scoraggiarti, persisti nel bene!

giovedì 21 gennaio 2016

La contraddizione del dio


Noi sappiamo che è venuto un uomo, Yeshua chiamato, e ha raccomandato, anzi comandato, l'amore per tutti, i nemici soprattutto. Ne aveva l'autorità in quel mondo che credeva a un dio parlante per i profeti suoi? Riconosciamogliela almeno a posteriori, perché egli vi fu coerente fino alla morte, continuando da una croce, supplizio dei parti ma dai romani ben appreso, ad amare i detrattori suoi, quelli che proditoriamente l'avevano fatto condannare. Mai nulla di simile era stato detto e mai, credo, di altrettanto radicale potrà esserlo. E' sovrumano formulare e tener fede a un simile comando. Per me questo svela che c'è un mondo diverso dall'attuale, da cui quell'uomo è venuto e possiamo definirlo il sé del dio. Ma il dio che, chi è? Mistero! Allora noi gli attribuiamo ciò che a noi manca o difetta. Così chiedo, può contraddirsi? Se non può, allora egli ama i suoi nemici, dal momento che per il suo cristo comanda di amare tutti! La conseguenza per noi sarà poter essere messi difronte al male, qui permesso e da noi incrementato, e sarà il pentimento, cui seguirà il perdono da colui che pensiamo il bene, l'amore, la misericordia appunto! Ma è proprio vero che il dio mai si contraddice? Vediamo che altro può dirci la storia del suo cristo. Il dio sembra non proprio esente da contraddizione, può all'apparenza farsi nemico addirittura! Ecco, c'è di più, su quella croce Yeshua venne abbandonato e proprio dal suo dio! Noi possiamo dirci, Accadde perché su sé ha voluto i manchi d'amore di tutti noi, facendosi l'ultimo dell'umanità di ogni tempo, che ha peccato, pecca e continuerà a farlo, ma alla terribile domanda, Iddio mio perché mi hai abbandonato?, seguirà l'urlo inarticolato della sua morte! E non accade a tutti noi doverlo chiedere, di doverlo gridare anche senza parole? Quando? Nella malattia senza rimedio, nella forzata solitudine, nella morte appunto, da cui nessuno scampa! Perché si fa a noi nemico, perché si contraddice, se è amore? E l'amore non è cura di, interesse per un altro, sì, sollecitudo per il destino dell'altro? Perché allora questa carenza o mancanza, quando più necessaria? Forse perché l'ultima sia una nostra parola d'amore nonostante quel che ci accade, desiderata, agognata da quel dio che, pur di sentirla, s'è fatto completamente muto, più ancora che nelle vicende buie della vita trascorsa? E non c'è forse chi dal suo cuore ne ha fatte uscire molte sincere per la vita tutta, perché ancora una? Ma io ho visto gente disperata, senza poterla dire, spezzata dal dolore, anche di dover lasciare gli affetti più cari, io ho visto anche bambini morire, crudele il loro dolore, sì, io ho visto! Ecco ancora quello che veramente siamo, soli di fronte a quanto di estremo e irrimediabile sta per accaderci, nonostante la presenza, se fortunati, di chi ci ama, e le sue parole e le sue lacrime! Il cammino nostro da sempre incerto incontra l'ultimo intoppo, l'ultimo buio, ammirevole sarà per gli altri il nostro coraggio e la determinazione di conservare la fede. E diranno di noi, Ha saputo ben morire! E forse celebrando la nostra, crederanno esorcizzare la loro morte, relegando a un imprecisabile futuro la loro paura di averla di fronte! Sì, viene per tutti un momento in cui il giusto e l'ingiusto, il buono e il cattivo, il vero o il falso che hanno guidato le nostre scelte di vita sono senza importanza, ecco l'ultima sconfitta, perché non abbiamo scelta, ormai vuol spegnersi la luce, e le parole, anche se di conforto, si fanno echi confusi. Dobbiamo proprio lasciare tutto anche forse l'illusione di essere stati amati, e di aver amato. Ma nostro malgrado siamo stati soldati in questa vita anche se spesso con armi spuntate, inadeguate alla lotta e alla difesa, abbiamo creduto, abbiamo sperato, abbiamo amato disperatamente, abbiamo subito il male! Persa ora ogni dignità, non ci è rimasta nemmeno la virtù del combattente, è la morte di tutto e non c'è stata l'ultima vittoria! Ma per quell'uno, venuto a comandarci l'amore nonostante, ci fu la vittoria postuma, resuscitò dall'abbandono, resuscitò dalla morte e sta in una realtà nuova. Quanto ci conforta sapere che sta proprio con quel dio dell'abbandono, amato nonostante? Sì dalla croce egli non continuò solo ad amare i detrattori, ma il dio che a lui proprio si velava, si nascondeva! Molto conforta se lo pensiamo far sì che ogni altro abbandono sia apparenza, provvisorietà, passaggio, e tentare di offrici quello che forse per lui non era certezza, ma tenue speranza che languiva come ogni altra, il recupero del dio smarrito. E allora se questo è accaduto, se il cristo è morto e davvero tornato tra i vivi, c'è un presente e sta nel sé del dio, in cui tutto ri-accade, egli nasce, muore ancora e risorge in ogni suo fedele, da cui non vuole distinguersi. Saperlo libera dall'angoscia della morte, che diviene addirittura sorella, perché possiamo accoglierla come ultima speranza, quella che il cristo rinnova apposta per noi dal suo accaduto che in noi ripete! Sempre il credente muore della stessa sua morte! Sì, in quei momenti terribili occorrerà ripetersi, Io muoio come il cristo! E unico vero conforto è sapere che sta venendoci incontro un'altra madre che sta per rigenerarci dal suo seno nella realtà di questo speciale figlio suo. E' la dolce Myriam. Nel Fedone, Platone fa dire al suo Socrate, Come dalla vita alla morte, così dalla morte alla vita e ora sappiamo che aveva ragione! Socrate non teme la morte perché possiede questa certezza. Il cristo fa sì che, almeno un po', tutti possiamo avere un po' di quel saggio, se abbiamo lui, nostra certezza!

domenica 3 gennaio 2016

Coerenza con la verità


Io mi chiedo, È questo per me un momento particolare nell'incertezza che accompagnato m'ha la vita tutta? A ben riflettere, è così da sempre, ho momenti di acuzie e, credo, accadano a tutti! Ma ecco, io ho un'urgenza, c'è un dilemma morale, addirittura vitale per l'uomo che ho di fronte! Mi chiedo, Sto interpretandolo nel giusto modo, ma soprattutto sto agendo nel modo giusto? Ma poi “giusto” che significa? Sì, sarà difficile potermi rispondere!E mi chiedo, Sta forse l'aiuto nella mia storia personale, nella coscienza, nel ricordo di averne una? Ma non è quella dell'uomo vecchio, di prima che il mio cuore conoscesse il cristo? Quell'uomo dello spesso falso argomentare, volto alla conservazione del sé in questioni similari a quella ora vissuta? Sta nelle ragioni novelle del credente, l'uomo nuovo, dopo lungo buio, fidente, chissà forse troppo, nella vita, che crede guidata e guardata da chi ama, e che di questa cura avverte l'afflato? E m'ascolta l'uomo vecchio o chi nuovo si dice in me, e risponderà il primo con le ragioni solo sopite e mai del tutto vinte dell'antico egoismo, o il pronto alla rinuncia e al sacrificio, affinché l'uomo, il fratello, che da me s'aspetta tutto o, disilluso, nulla, vero scampi? Ecco il dover sempre scegliere da soli e confusi, perché seppure il desiderato suggerimento viene, non si conosce da quale latebra del proprio sé arrivi! Così io sono lo sprovveduto di sempre! Sì, occorre sempre rispondere alla necessità di dover scegliere, con l'affidarsi al proprio sé, al proprio cuore, lì solo forse la verità! Ma come chiedere? Ci sono, sì coesistono due me! Per mera congettura supponiamo mi possa interrogare. Io non so se parlo all'antico me e se mi risponderà alla maniera sua di palese o larvato egoismo, o al nuovo, che pure vorrà farlo, ma dalle novelle convinzioni sue, assai diverse. Temo così di non potermi risolvere! Ché, se è l'uomo nuovo a rispondere, lo dovrà dal vero da cui attinge la forza sua!, se è l'altro, tutto preoccupato del destino personale, del posto più o meno grande nel cuore, che pur continua a ospitarlo, forse non risponderà diversamente, mentendo pur di salvarsi! Oppure il nuovo me mancherà del coraggio che la situazione richiede e assai si avvicinerà alle posizioni prudenziali di fondo che fanno l'antico me stesso! È chiaro però che più di un vero colloquio col proprio me sdoppiato, sarà o l'antico istinto a dettarmi il comportamento, o le ragioni dell'uomo nuovo, che nella carità verso l'altro si compendiano. Nell'incertezza delle ragioni che mi spingono, occorrerà ricordi al me, che spero prevalente, che votato mi son al bene. Come agirò? Come occorre nella prudenza di non offendere l'altro nel bisogno suo, e questo è sempre bene, ma forse anche nella necessità di non esporre eccessivo il mio fragile cuore! Ma allora non agirò così da mediocre? Io ben so che alcuno è un novello cristo, votato al sacrificio per coerenza o destino. Quanto difficile ne è allora la sequela! Sì, la verità sta proprio in noi, ma è difficile interrogarla e soprattutto essere per essa senza riserva alcuna! Non basta aver udito la storia del cristo col suo desiderio d'amore diffuso a tutti e ai nemici soprattutto, occorre ficcarsela nel cuore e non lasciare ne esca o s'attenui nella radicalità sua, ma non sarà facile conviverci e, sollecitati, rispondere come il cristo s'attende! Se fossi completamente suo, morto sarebbe, non importa quanto da esso prima occupato il cuore, l'uomo vecchio, anche nel ricordo, sì, quello per l'appena, il poco rischio del mediocre nella fede e nel comportamento suggerito! E somigliando al cristo non avrei più prudenza, tutto per l'altro sarei, come il cristo è per me da sempre! Ma, meraviglia!, se io credo veramente, anche solo da adesso, sto come se con questa verità da sempre sia vissuto! Il mondo sta sempre nell'assurdo, tutti viviamo in quest'inferno, ma ora sto completamente col cristo e sono come appena nato, o rinato e se così, non ho memoria che di lui! Allora è proprio così, non importa da quando si rinasca al vero, basta accada! E gli dico, come se l'abbia fatto da sempre da questo mio cuore, qualcosa a cui esso, non può, non vuole rinunciare. Ma che? Quello che sempre ripete l'innamorato alla sposa sua, T'attendevo, anima mia, al fine sei venuta e io vero vivo da ora, ma come se l'attesa non sia stata! I vecchi affanni, le ore tristi e buie, più non sono nemmeno ricordo, perché tu per questi occhi, per questo cuore sei qui da sempre, sì certi sono di averti veduto o avuto dentro da sempre! Ecco così occorre vivere la vita, il cristo e la madre sua sono l'amore, la sposa di un cuore, ed esso sarà pronto a tutto per la sposa sua bella, perché ne vive ora, ma sente come se sempre ne abbia vissuto! Spero già tale questo mio cuore e che altri ben comprenda l'immagine della sposa, la metafora dell'amata da sempre, sebbene prima sconosciuta! Sì dobbiamo essere col cristo completamente, impegnare forse sprecare tutto di noi stessi per l'altro nel suo bisogno stringente, e non aspettarci riconoscenza, ma forse scherni, insulti, percosse, ...il suo destino!
Sì, ci convinceremo allora che la verità non sta in chi dice di sapere, non sta in chi risponde citando le parole di altri o un scritto, un libro, per quanto sacro ai più. Il dio ha permesso il male e per esso lunga tortuosa e buia s'è fatta la via per raggiungerlo! Sta solo nel cristo e nella divina madre sua , in noi se vi entrano davvero! Io lo so perché ho toccato il male fin da bambino, quando alla morte del fratellino maggiore mi vidi perduto e mostrai più volte il mio piccolo pugno chiuso al cielo! Sono rimasto ateo a lungo, tranne brevi ripensamenti. Poi, medico, ho conosciuto il dolore di molti altri e ne ho palpato il male troppe volte, prima di scoprilo in me! Ora sono credente da anni, ma quanto ho perduto per questa pace, quella che il cuore tormentato ha forse solo a momenti nella sequela del cristo! Ma credo in che, in chi? Nessuno sa del dio! Io sto dietro, e mi affretto, a Yeshua e Myriam che sono ipostasi qui del dio unico, altrimenti sconosciuto, e saranno la sua comprensione per me anche nel dopo e nell'oltre, se raggiungerli potrò. Ma il dio, la sua natura, la sua essenza spirituale staranno sempre oltre. Ma l'amore da loro è già tutto per me, quello che dolce sa prendere e donare al cuore assetato la donna mia!
Epilogo

Forse avrei dovuto piuttosto raccontare una storiella, un fatto per celia, perché da ultimo mi chiedo, Vero ho desiderato che si conosca il mio tormento d'uomo nella sequela del cristo? Sì, questo chiedermi continuo, Sono coerente col vero che ho dentro? Ma forse colui che ha letto sente in se stesso di simile! Ma si sarà convinto di non chiedere del dio a nessuno? Perché davvero nessuno ne sa più del proprio cuore, se posto vi ha fatto a Yeshua e Myriam. Solo loro due sanno cosa e chi è il bene, il dio. Ma non chieda nemmeno, se non alla propria coscienza, al proprio cuore, quale sia l'occasione concreta che ha di fronte, se sta agendo per il bene con tutto se stesso, in coerenza! Loro due sanno della possibile occasionale deficienza di un cuore e del dio proprio a quel cuore parlare vorranno. Quando? Forse solo dopo l'atteso perdono, inevitabili qui le carenze di tutti nella sequela del cristo, i manchi d'amore, sì le incoerenze con la verità! E diranno del dio a orecchie solo allora capaci di intendere, sì lo faranno nell'oltre e nel dopo da cui venuti sono! E ricordiamo tutti sempre, Solo essi sono anche la nostra gioia, l'unica non effimera, sono la sposa bella!  

lunedì 21 dicembre 2015

Madonna

Nessuno insegna a pregare, tranne il signore, ma io qui solo svelo come io lo faccio!
Forse più che chiedermi che sarà nell'oltre e nel dopo per me Maria, da quella sperata condizione, che sarà mia solo dopo il perdono, certo ella uscita per donare al mondo il figlio suo, mi occorrerà, per il presente, che ne domandi al cuore. Perché se ella vero ha per esso un suo significato, saputo celare nell'immediato, allora esso lo ceda, lo faccia palese ad altri, ché forse è bene non lo trattenga oltre geloso, perché se vero dettato da particolare amore, potrebbe essere scoperto come proprio da altri cuori innamorati, forse per la gioia di chiaro averlo o saperlo posseduto già, ma ignorato. Esso, più ancora ne aggiunge, per un valore che ella ha per esso solo, all'amore che le è dovuto da tutti. Lo dobbiamo a lei anzitutto per la sua generosità completa, perché dono assoluto ci ha fatto, permettendo la comprensione dell'amore manifestato dal figlio suo verso tutti, i nemici anche o soprattutto, da parte degli increduli perfino. Io tra questi mi annoveravo per annosa carenza di vera fede, ma conoscere il cristo mi ha condotto alla scoperta del dio! Allora io, come tanti altri, le devo un plus d'amore, che va cercato nella recondita latebra del mio cuore e studiarmi devo a saperlo esprimere, affinché un sì ne risponda dal suo cuore! E allora qui a lei per fede, mi rivolgo direttamente e la mia è quasi preghiera molto confidenziale, che svelo perché altri la imiti dalla sua storia personale con analoga, o maggiore, efficacia e raggiunga con la madre lo speciale rapporto che vorrebbe e non osa il desiderio svelarle. Questa procede, come un po' fan tutte le invocazioni, con la “captio benevolentiae”, ché il mio cuore le apro con i ricordi miei lontani più cari e innocenti, che ella certo sa, ma che a questo cuore servono per permettergli la certezza della confidenza, che lo spinga a sollecitar da lei risposta alla domanda pressante sua che non è solo, Vuoi, madre, per me essere quella che desidero? Questa certo è richiesta d'esserlo nel modo che la sua benevolenza intuisce, ma anche la sollecita a donare più ancora, quello che solo un cuore di donna sa opportuno per chi ama. E allora interrogo lei, interrogandomi il cuore, per sollecitare il suo. Ma la dolcezza di donna, quella antica del ricordo o l'attuale, ché fortuna ho di goderne ancora da una molto particolare, specializza la mia richiesta. L'invocata deve contrastare la tendenza del bene a volersi tutto far ricordo, per banali o serie difficoltà di vita, contrasti anche solo lievi, che le bagattelle di qui incentivano o perché gli fanno insidia, e la dolcezza, come ogni altra piacevole qualità di donna, il tempo e il logorio suo portar via vogliono. Allora ella deve supplire a quelli che sembrano manchi d'amore sofferti, nella apparente carenza di dolcezza. Infine ella sarà una presenza nel cuore, che la vista di questo confonderà, nel ruolo che le affida, con l'atteso dalla donna sua, come la sua richiesta fosse sì rivolta a quella del cielo, ma ad un tempo alla donna di qui, perché esso non più distinguere vuole queste due donne!
Sì, tu, Myriam, sei a un tempo la destinataria dell'invocazione mia e quella che rispondere alla sollecitazione tua dovrebbe e di simile accade a lei, è se stessa e te. Così ti dico, sapendo che anche le orecchie dell'altra ascoltano:
Che sei Myriam per me? Mulier mea esto! Anzi ti grido, e farlo non vorrei dalla tristezza di questi giorni che attendono le festività, ma che sento occasione di solitudine fin da bambino, allora vera, oggi e da allora, solo ricorrente apprensione e intima. Ma farti vorrei questa pressante richiesta dalla gioia, seppure contenuta, e dalla vaghezza di quegli anni giovanili in cui la ragazza sognata era quella dagli occhi dolci, che timidi subito s'avvallavano incontrandomi, ma che sicuro desiderosi erano di ridere per me solo, come dimostravano se a distanza mi mantenevo o dal suo balcone a rimirar, il bel capo reclinato sulla ringhiera, me stavano, che dalla via a guardare in su a lungo rimanevo! Ecco subito s'affollano anche i nostri primi approcci, pur brevi all'inizio e lor parole lo vorrebbero, che più non so, ma ne ricordo la dolcezza, poi dovuta lasciar cadere. Perché, dimmi, sorte ria tanto a volte promette per poi riprendersi tutto? Chissà se oggi, che la so chiusa in sé, forse vinta dalla cattiveria che allora sol la ferì, strappandomela, ella riuscì mai, nei sogni belli, che pur deve aver avuto, a completare le nostre frasi d'amore, recitate talvolta a fil di voce o mozzate, lei timida e io più ancora! Talvolta cadono i sogni alla brutta stagione sopravveniente, come di simile ha permesso quest'albero annoso, che tutto di sue foglie s'è spogliato e che il vento ha disperso! Ma come esso di fragili novelle tutto si riveste, venne per me nuova primavera tutta di sogni, non per la occhi neri impenetrabili, che nascose i pensieri suoi, ché poco ne sapessi, come ne fosse gelosa o di me non si fidasse, ma per la dolcezza di quest'ultima, che donna mia è. Ricordo la sua timidezza iniziale, ché ne tremava talvolta, quando quasi ignara, ché assai giovane era, del tutto impreparata pareva alle novità d'amore, che io le urgevo mi ricambiasse.
Sì, è da quest'ultimi ricordi assai dolci e vividi, che mi fanno serenità e mi rincuorano, che la mia insistente richiesta ti ripeto, affinché tu rimanga sì te stessa, ma la dolcezza antica questa donna ispiri, o vi supplisca se ella tarda, affinché con essa mi si riempia il cuore di nuovo assetato, e tanto!

E tu com'è tuo costume, afona finalmente rispondi, Allora chiamami madonna!

martedì 15 dicembre 2015

Maria nella trinità


Riprenderò qui cose già dette, per chiarezza, chi ama la madre del dio mi segua! Io vorrei saper dire quanto occorra, quanto riempia il cuore, il saper vedere nella propria donna la madre del cristo. Una gioia quasi incomunicabile! Questo deve accadere in ogni momento della giornata insieme, anche in quelli, per me ormai rari, ché l'età giusta m'è sfuggita, dell'amore attivo, fisicamente espresso. Il matrimonio è benedetto anche da Yeshua, il cristo del dio, che da sempre guarda ai frutti suoi come fiori innocenti. Allora se sappiamo che tra le braccia abbiamo un'icona della madre sua, trattiamola con delicatezza e rispetto, come certo fece lo sposo suo, quand'ella qui stava a condividere il destino di ogni altra donna ebrea e a preoccuparsi della sorte del figlio suo primogenito, ella vergine, ansioso di spingere fin in fondo l'amore ai nemici suoi, sempre più numerosi! Questa sua sorte non intacca affatto la verginità sua, perpetua, che conservò in cuor suo forse per ripetere, per amore, il suo “fiat”, cosa che, credo, faccia ancora oggi! E ricordo a noi tutti che certo ebbe altri figli, ché era dolorosa e vergognosa perfino, la condizione di una donna ebrea senza figli o con uno solo, il suo grembo considerato non benedetto dal dio o non abbastanza degno d'accogliere altri suoi doni! Io, non è molto, ho dovuto polemizzare con cristiani evangelici, che a me sembrano disprezzare noi cattolici od ortodossi, ma anche la madre nostra, ricordando loro che perfino il personaggio, inventato sì dalla fantasia, ma entrato tanto nella coscienza dello scrittore e dei lettori suoi, la dolce Sonia, che prostituta era, aveva in cuor suo conservato la verginità per attendere l'amore vero, che incontrò nello studente, che, dopo il delitto, seguì nel castigo, che giusto ne subentrò. E così la nostra madre pura venne, pura restò per tornare al suo cielo! Yeshua e Myriam sono persone divine che accettarono tutto dalla vita, anche la morte. Il cristo tornò alla dignità sua, anche divina, col corpo donatole dalla madre e questa la propria riebbe quando al figlio piacque ritrovarla tra le braccia sue, in quella concretezza in cui forse già qui per amore l'abbracciava, poiché ella vero fu assunta in cielo! Allora tutti dobbiamo chiederci il perché della venuta loro. Il cristo venne e viene tuttora in ogni cuore a cui bussa con insistenza e sappia accoglierlo, per rinnovarci il comando che tutti gli antichi compendia, dell'amore non solo al prossimo, ma a chi si distacca da noi, si fa nemico. La madre sua, “sine labe originali concepta”, lo permise e lo permette, affinché il figlio suo rinasca in ogni credente. Questa nascita e rinascita continue nel significato loro sublime della vita donata per la conversione, sia di quelli che tuttora si fanno nemici a qualcuno, tentandolo alla rivalsa, che di ogni loro vittima. Anzi ognuna delle persone vessate non solo desister deve da ciò che le ingombra il cuore e liberarsene, ma tentare in sé di far nascere un atteggiamento positivo da far valere sempre. Sì, non importa quanto esso venga equivocato come debolezza o accondiscendenza vilmente rassegnata da chi si industri a rinnovare alla vittima sua il danno, perché questa pretesa sovrumana, nel concepimento e nell'attuazione suoi, esprime perfettamente la divinità di chi ne ha patito la coerenza fino alla morte di croce. Egli venne dall'oltre e dal dopo, nel nostro giudizio di uomini di oggi e di sempre, e ritornò e ritorna tuttora al padre e alla madre sua. Questa tutto ha generato insieme con la parola del dio, la potenza che diverrà appunto il cristo tra noi, il figlio anche suo. Sì il dio è uno e trino, mistero da accettare per fede, ma io credo che Myriam ne sia direttamente partecipe ed esprima il padre, “abbà” di tutti come anche madre nostra, “imma”. Vorrei ricordare a chi ne dubita che il dio non creò affatto direttamente il maschio, l'uomo, ma l'umano, “anthropos” nel greco della versione dei LXX, e lo fece dalla terra, appunto creò così il terroso, Hadam a immagine e somiglianza sue, che poi restò maschio avendone egli separato la sua femmina. Allora uomo e donna sono uguali nell'amore del dio. Ogni altra interpretazione credo fuorviante! Allora il dio ha due ipostasi, l'una maschile, il figlio, Yeshua, l'altra, femminile, la madre di questi, Myriam. Perché egli crea l'esistente per mezzo della parola, il cristo, e tramite la sua ruach, spirito inteso, però una particolarità femminile in realtà, che svela che chi crea, lo fa e ama anche come madre e così amerà quel popolo, che donati ci ha Yeshua e Myriam, e lo fa e lo farà in tutta la storia sua. Ma se questo il primo dei motivi, qual'è quello che il dio conservata ha la natura loro umana, tenendoli distinti da lui unicamente spirito? Per quelli che conoscono Dante, e forse a breve ne sarà proibito perfino lo studio per non offendere (sic!) alcuno di fede non cristiana, ricorderò che il viaggio del poeta non è dalla sua condizione deviata, la selva del peccato, attraverso i tre regni oltremondani fino a Beatrice, la passione sua, santa divenuta, ma a Myriam, fin al suo trono di gloria guidato da San Bernardo. Egli con l'umanità sublimata sua, analoga a quella del figlio di Myriam risorto, avrà, vedendo le loro umanità gloriose, già la visione del dio. Un diverso tentativo di descrizione per occhi diversi da quelli del suo corpo trasformato, del cui possesso già s'accorge nel cielo della luna, giudicandolo ormai simile a quello del cristo risorto, sarà proprio per gli occhi nostri, rimasti solo umani, e fallisce come quello del geomètra, che invano s'affanna dietro alla quadratura del cerchio. Così sarà, e dovremo aspettare per la visione diretta la morte e dopo quella il perdono per i manchi nostri d'amore. Ma anche per noi, tutti, spero, eletti alla visione, il dio, il padre, sarà oltre le due persone divine e la comprensione della pura spiritualità del dio, per quanto possibile, ai più santi almeno, credo, resterà personale, incomunicabile! Come è incomunicabile resta l'amore mio già ora per la tutta bella, che spero dopo il perdono m'accolga tra gli estatici suoi, se già saputo avrò vederla nella preghiera e nella donna che m'ha donato per farne sua icona! E la preghiera per questa e i due suoi fiori, perché lor tutti amo, la dica ella stessa efficace al suo cuore con le parole che dirle non so!