Quando l'amore umano è autentica passione, sia pure al momento appena così, o contenuta, oppure già grande, è sempre aperto a crescere in un processo sempre più inclusivo, fino a vedere il mondo tutto in dipendenza dalla persona, che lo suscita o lo rinnova. Allora, piacevole ossessione, anche le cose consuete son viste nuove e anche se la frequentazione le ha fatte trite, son ora non più logore, ma daccapo degne di considerazione, e lo sguardo le riconsidera soffermandosi su una loro bellezza, mai prima considerata e goduta e c'è la meraviglia della scoperta e disappunto per la passata disattenzione. Allora si è perfino contenti di star nel proprio presente felice, un mondo incantato. Mentre normalmente è il futuro che s'attende portatore di serenità o felicità se fino ad allora disattese. Che ha di sbagliato un simile sentire nella gioia? Solo di essere per una persona sola! E dal momento che è ristretto, limitato, è cieco, ché null'altro vede, considera, apprezza, degno di condividere il proprio. Quello invece che nulla e nessuno esclude è l'amore per il dio, è sempre un amore da partecipare! Il mondo tutto dovrebbe occupare mente e cuore se c'è l'amore divino, mentre fuggire dalla realtà, che ne fa supporto, o dal presente, è come ammettere di non saperlo trovare nelle persone del proprio consueto e sperarlo sempre altrove o dopo, una inconsapevole negazione che lui sia qui proprio, appena oltre le apparenze delle cose tutte, occhieggianti sulla scena del mondo. Questa inquietudine taciuta, negata perfino, ma che fa capolino anche come apparente bizzarria di comportamento del religioso che tenta d'amare, svela un animo non sereno nel profondo e, sotto apparenze contrarie, un cuore infelice. L'amore, se corrisposto, non deve essere infelice, non sarebbe amore! Io lo so come esperienza di vita! E che il dio ami ognuno, chiunque faccia per fede assioma dell'esistenza sua, sa per certo. L'amore per il dio è sempre ricambiato! Ma come guarire se malato è proprio l'amore, come quello di chi l'attende dal futuro, o lo cerca in altri luoghi e non guarda il presente? Al Nehustan è attribuito il potere di guarire tutti i malanni. Per questo male dell'anima, lo potrebbe il cristo innalzato sulle nostre sciagure? Ma il serpente di bronzo di biblica memoria ha da tempo perduto ogni potere, è così pure del cristo? Sì, a meno che non lo si porti appeso, piantato nel cuore il legno suo! Così si può tornare a vivere l'amore del dio nell'attualità del presente, nella consapevolezza che c'è chi completa, prendendolo su sé, l'appena nostro, sia ogni turbamento psicologico, ma anche ogni malanno del soma, per darci almeno nella tregua dal male la possibilità dell'amore. È tributo a questo amore speciale, come lo è la passione in quello ristretto solo a un particolare tu. Sperare che così vero sia, è poter tornare a vivere! C'è qualcuno che sempre completa il nostro appena, perfino l'amore dovuto a chi lo dona generoso! Sì, proprio ogni carenza colma, che come peso avvertiamo, e lo fa il novello serpente innalzato su una croce, ma piantata in noi! E il dio più che padre, è allora come madre amorevole che si avvertirà. Una madre è sempre prodiga per i figli suoi, anche per i malnati o che la sorte così ha reso. Sempre v'è del degno e dell'amabile in tutti loro, nonostante tutto, sì, quel che altri vi vede tanto carente. Si ha così sentore di qualcosa di cosmico che tutto prende, considera, abbraccia, ama. Solo grandi amanti, come lo furono Francesco e Bonaventura, ne sono stati vero capaci. Ma tutti dovremmo avere un amore che non procede verso un dove e un allora, ma che permetta di riconciliarsi con le cose e il mondo attuale. È il nostro scopo dello star qui proprio nella precarietà di umani. Amar gli uomini, le creature e le cose tutte, quand'anche palesi nemici visti, dovuti proprio così considerare! E allora sia pure l'amore umano ostinato e intenso, ma più ancora di come lo è il cieco, quello che null'altro desidera se non chi ha scelto, ma simile a quello dei nostri grandi mistici, perciò non più ristretto a persona o fatto o cosa particolari, e allora sarà la luce della generosità completa e non più l'oscurità dell'egoismo! E avremo conferma del dio già qui, venuto a trasformare questo basso inferno, in cielo e proprio con l'amore nostro!
martedì 11 novembre 2014
L'amore malato
Quando l'amore umano è autentica passione, sia pure al momento appena così, o contenuta, oppure già grande, è sempre aperto a crescere in un processo sempre più inclusivo, fino a vedere il mondo tutto in dipendenza dalla persona, che lo suscita o lo rinnova. Allora, piacevole ossessione, anche le cose consuete son viste nuove e anche se la frequentazione le ha fatte trite, son ora non più logore, ma daccapo degne di considerazione, e lo sguardo le riconsidera soffermandosi su una loro bellezza, mai prima considerata e goduta e c'è la meraviglia della scoperta e disappunto per la passata disattenzione. Allora si è perfino contenti di star nel proprio presente felice, un mondo incantato. Mentre normalmente è il futuro che s'attende portatore di serenità o felicità se fino ad allora disattese. Che ha di sbagliato un simile sentire nella gioia? Solo di essere per una persona sola! E dal momento che è ristretto, limitato, è cieco, ché null'altro vede, considera, apprezza, degno di condividere il proprio. Quello invece che nulla e nessuno esclude è l'amore per il dio, è sempre un amore da partecipare! Il mondo tutto dovrebbe occupare mente e cuore se c'è l'amore divino, mentre fuggire dalla realtà, che ne fa supporto, o dal presente, è come ammettere di non saperlo trovare nelle persone del proprio consueto e sperarlo sempre altrove o dopo, una inconsapevole negazione che lui sia qui proprio, appena oltre le apparenze delle cose tutte, occhieggianti sulla scena del mondo. Questa inquietudine taciuta, negata perfino, ma che fa capolino anche come apparente bizzarria di comportamento del religioso che tenta d'amare, svela un animo non sereno nel profondo e, sotto apparenze contrarie, un cuore infelice. L'amore, se corrisposto, non deve essere infelice, non sarebbe amore! Io lo so come esperienza di vita! E che il dio ami ognuno, chiunque faccia per fede assioma dell'esistenza sua, sa per certo. L'amore per il dio è sempre ricambiato! Ma come guarire se malato è proprio l'amore, come quello di chi l'attende dal futuro, o lo cerca in altri luoghi e non guarda il presente? Al Nehustan è attribuito il potere di guarire tutti i malanni. Per questo male dell'anima, lo potrebbe il cristo innalzato sulle nostre sciagure? Ma il serpente di bronzo di biblica memoria ha da tempo perduto ogni potere, è così pure del cristo? Sì, a meno che non lo si porti appeso, piantato nel cuore il legno suo! Così si può tornare a vivere l'amore del dio nell'attualità del presente, nella consapevolezza che c'è chi completa, prendendolo su sé, l'appena nostro, sia ogni turbamento psicologico, ma anche ogni malanno del soma, per darci almeno nella tregua dal male la possibilità dell'amore. È tributo a questo amore speciale, come lo è la passione in quello ristretto solo a un particolare tu. Sperare che così vero sia, è poter tornare a vivere! C'è qualcuno che sempre completa il nostro appena, perfino l'amore dovuto a chi lo dona generoso! Sì, proprio ogni carenza colma, che come peso avvertiamo, e lo fa il novello serpente innalzato su una croce, ma piantata in noi! E il dio più che padre, è allora come madre amorevole che si avvertirà. Una madre è sempre prodiga per i figli suoi, anche per i malnati o che la sorte così ha reso. Sempre v'è del degno e dell'amabile in tutti loro, nonostante tutto, sì, quel che altri vi vede tanto carente. Si ha così sentore di qualcosa di cosmico che tutto prende, considera, abbraccia, ama. Solo grandi amanti, come lo furono Francesco e Bonaventura, ne sono stati vero capaci. Ma tutti dovremmo avere un amore che non procede verso un dove e un allora, ma che permetta di riconciliarsi con le cose e il mondo attuale. È il nostro scopo dello star qui proprio nella precarietà di umani. Amar gli uomini, le creature e le cose tutte, quand'anche palesi nemici visti, dovuti proprio così considerare! E allora sia pure l'amore umano ostinato e intenso, ma più ancora di come lo è il cieco, quello che null'altro desidera se non chi ha scelto, ma simile a quello dei nostri grandi mistici, perciò non più ristretto a persona o fatto o cosa particolari, e allora sarà la luce della generosità completa e non più l'oscurità dell'egoismo! E avremo conferma del dio già qui, venuto a trasformare questo basso inferno, in cielo e proprio con l'amore nostro!
venerdì 7 novembre 2014
Il prezzo dell'amore
Un prezzo c'è in ogni conquista. E ci sono uomini tanto discreti che si preoccupano che nessuno sospetti le rinunce e le sofferenze per quel fine. Perché? Forse vogliono che quel che celano resti geloso possesso del proprio sé, non lo si banalizzi, e lo mettono tra le cose più riposte, che solo al dio possono svelarsi nella preghiera, quando venga non formale, ma impulso irrefrenabile dal proprio cuore a dire, anche se per alcuna chiara risposta! Così a lungo è stato per me, nella preghiera ho sospirato, nella preghiera ho pianto, nel silenzio del dio! E solo dopo anni ho confidato a quella che sempre m'è stata accanto e sempre amorevole, il perché dei turbamenti e avvilimenti quasi tutti legati alla precarietà del lavoro, ai tanti detrattori e usurpatori incontrati, nemici allora, e ora, ché forse ne sono capace, da amare, comando del dio! E ricordo, momenti bui, ore, giorni vissuti sì insieme ma non nella mia consapevolezza di condividerli completamente, creduto ben celato il perché di tanta angoscia. Ma lei nel suo segreto molto sapeva per quel che mi sfuggiva, o intuiva, e tutto forse pensava prezzo dovuto per la vita vagheggiata e ostinatamente voluta con me, e l'accettava. E mi confidò, in risposta al mio svelarmi, che allora si diceva convinta che tutto già onestamente facessi per assicurarle il meglio possibile e che null'altro le fosse lecito chiedermi se non per la felicità promessa, nemmeno per un po' di serenità dovuta. Così, senza altri oneri aggiunti, da potermi illudere che se ne stava ignara, tranquilla a badare ai piccoli nostri. Ecco come sono certe donne, fanno rinuncia del sognato, del vagheggiato, prioritario quello dell'altro. Ma che c'è in uomo amante? Non c'è alcuno che non sogni di superare contrasti e avversità ed essere capace di assicurare il bene dell'amata, da qui, specialmente nell'oggi difficile, i conflitti tra desiderato e vissuto e le amarezze nella vita a due! Questo nell'amore umano. E poi, c'è un sentire più ancora? Non c'è tra gli umani chi non si sia soffermato, ammirato dello stellato delle notti serene! Ridono quegli splendori, occhieggiano, trasmettono, dice la mia donna, un messaggio d'amore. E lo dice a occhi velati, che le fanno arruffo di quelle luci. E io ricordo che ne chiedevo alla mamma, bambino, e alla ragazza dei primi sogni poi. Ma nessuna dirmi sapeva più che questa. Pensa ella a una fata delle lucciole del cielo. Ché me lo dica non so, ella crede al solo amore umano e come bambino mi vede cercare la bella del cielo, ché la fiaba sua mi racconti e vorrebbe riuscissi ad averne qualche sicuro sentore, tanto vuole, credo, il mio bene e la pace mia in questa mia ultima età. E so qualcosa, è per me essere, per quella che non riesco a vedere, come il mare, se lei pensare posso come il cielo. Ed è esperienza pur essa di qui quando per donna irraggiungibile si senta amore. Si incurva il cielo all'orizzonte, il mare sembra lambire, toccare, baciare, ma bisogna essere bambini per crederlo davvero. Lo sono stato, lo sono di nuovo? E ricordo le sere a prima estate di tante lucciole a far di luce lor richiami d'amore e quelle del cielo a far bordone coi brillii loro, nel silenzio o appena nel brusio di mille piccole vite. Perché prendere si lasciavano solo le prime? Eppoi le nuvole dei giorni d'autunno a correre e rincorrersi verso i nostri monti, bianche o soffuse appena, non nere come le minacciose, che nei giorni brutti venivano a pianger, più che sui coltivati, sui nostri crucci di ragazzi sempre innamorati e tutti, un po' almeno, della stessa bella del momento. Eppoi le prime parole d'amore balbettate e le risposte timide, frettolose, essenziali, Sì, tu pure lo sei per me, ciao! E la mia, piccola e ossuta, sempre mi lasciava con un po' d'umido su una guancia del suo nasino più che delle labbra sue. Era l'incerto suo arrivederci, ché la madre non voleva s'attardasse e io solo avevo ragione di mia timidezza al buio! Quanti ricordi, quante parole, quanti sospiri! E mi chiedo quale il significato, quale il messaggio, nel bilancio che ne faccio ora, dopo tanto mio vissuto? Ora credo di saperlo, il dio ci ama attraverso gli altri e i nemici sulla strada della vita sono lo scotto da pagare, ma affinché a lui sia gradita, sopratutto con questi, amandoli, vuole ricambiato l'amor suo! Ma questa risposta mia non è molto diversa nel significato, anzi forse è assai simile a quello che scrivono le stelle e che questa mia donna, desiderosa nel suo segreto che l'ami per l'eternità, legge. E mi dice che parole sono e non umane, ma assai simili alle nostre d'amore. E io le credo! Hanno in loro il comando del dio, scritto fin dalla fondazione del mondo. A che, mi chiedo, occorre rinunciare per un amore sì grande? Alla vita ria? Certo, ma quale prezzo pagare per raggiungere la fata sognata, se nemmeno serve star nel tormento dell'irraggiungibile e nella sofferenza del mai potuto capire, il cielo appunto con quello che v'è scritto con le stelle sue. Qualcuno l'ha chiarito, ha detto, autorevole, che occuparsi serve a confortar tristezza e bisogno negli altri, sempre presenti per ben più prosaici motivi, e lo ripete proprio a noi nella precarietà della vita d'oggi. E allora la bella fata verrà già ora in chi torna bambino, anche se solo nel sogno, più in là per chi non rinuncia a tormentarsi con congetture e a ripensar alle non conclusioni dei saggi, che tanto dicono e molto ne hanno scritto. Solo i piccoli le sono graditi, sono ingenui abbastanza, vedono lucciole le stelle e non rinunciano a tentar di prenderle, saltando!
mercoledì 5 novembre 2014
Di più nemmeno il dio può
Quando qui proprio, tra questa esuberante natura mi trovo, or quasi tutta assopita, sempre un po' rivado all'epoca lontana in cui trepidante e timoroso la ragazzina dei sogni vi attendevo. E le dicevo, balbettando d'emozione, quello che mi suggeriva la bellezza sua acerba e più gli occhi suoi. Ma presto sento velare i miei e poi me ne sto triste a pensarla sola tra le stelle, sperata vaga ancora di me. Non ho avuto fortuna con lei duratura, ma nemmeno nessun'altra che assimilare possa in amore a questo mio piccolo attuale sogno, che so mi guarda, pur quando lontano, con occhi che fin nell'anima san farlo! E niente le taccio. Ma quando l'amore casto verrà comandato, forse l'una per mano l'altra condurrà a sentir poesia dal mio amore sol per loro conservato geloso. Così oggi, ché umidi già sento gli occhi, dalle stelle sarà meglio scendere a cose all'apparenza prosaiche. E penso che tutto ciò che qui vive ha in sé il sufficiente per assolvere un precipuo compito. Non è però che imperfezioni non nascano in quest'epoca nostra che tutto attosca, ma cosa non adatta alla sopravvivenza credo non duri che poco. Nella vita dell'uomo c'è di simile, ma egli pietoso mantiene spesso chi qui è chiamato alla sofferenza, ché complesso e misterioso è quel che dentro gli batte, il cuore metaforico più del fisico! Ma pensiamo all'uomo quasi perfetto in cui soma e mente rispondano bene alle esigenze della vita d'oggi, se ne sta contento? No, se vero uomo non se ne sta alla ignoranza presuntuosa che contenta i più, quelli, e son tanti, con opinioni su tutto, mai ragionate considerazioni! Anzi si permette il privilegio, che altri non può suggerirgli, di sentirsi inadeguato, imperfetto! Inadatto perciò a rimanere tra gli altri perché dubbioso delle capacità sue, anche psicologiche. E quand'anche dura critica l'assolva, egli continua a vedere l'esistenza sua qui come problema. Perché esserci, quale lo scopo di viverci e il fine ultimo della vita delle cose tutte sotto al sole? Ecco così sa di non sapere, antica la saggezza cui così approda! Nozioni sempre nuove dalla scienza, ingarbugliamenti, sotterfugi, arruffi della politica e dell'economia, carenti in un mondo di fatto sempre più ingiusto e complicato, di più reso così dalla tecnologia, che illude di semplificare, ma lo rende sempre più da sé dipendente. Ed è allora che il nostro sente in sé acuirsi un ideale di perfezione e scopre avere un'esigenza non comune, non si contenta del mondo dei privilegi che appaga i più, sa che è costruito sulla miseria di moltissimi altri. Egli comincia così a permettersi il lusso di una morale! Troppi gli esclusi, i dovuti restar poveri e malati. Ma così, pure lui vive una malattia pericolosa, il sentirsi responsabile, di un mondo malato di indifferenza o d'abbandono. E gli farà ulteriore tristezza lo scoprirsi asservito, legato a cose divenute irrinunciabili nel suo privilegio. Meglio sarebbe stato star contento come gli stupidi, che s'adagiano sui vantaggi della modernità, mai chiedendosi da quante lacrime sia mantenuta! E allora come uscir da questa morsa che tanto attanaglia? Deve accadere qualcosa d'analogo al mio sentir amore per una, ora tra le stelle! Ecco cosa, lui postula un dio, anzi il dio, ché se è per sé, è per tutti. Allora ecco la vita sua diventare morale, vuole l'incontro con quel tu, occorre prepararlo! Ora non è certo più felice, ma sereno, sa che tutto ha un senso. E poi arriverà ad innamorarsi del suo sentire, non solo, allora avvertirà l'esserci del dio tra le cose di qui, ma, meraviglia!, che quella presenza non è un'idea della mente, accolta con geloso possesso dal suo cuore tormentato, ma crederà che l'essere suo sia di per sé, in un suo luogo, oltre le cose tutte e le apparenze loro. È allora che il dio diventa assioma, verità evidente di per sé che di nulla dimostrazione abbisogna! Ed è allora che ha della sua speranza un'immagine assai diversa dall'iniziale, non dubita, ora sa che illusione non può essere, è amore oltre il visibile, è amore che solo una sensibilità a lungo educata, anche nella sofferenza, può cogliere, è amore per tutte le cose sotto al sole e lui ad esso si uniforma. Ama! Non è più Narciso, innamorato dell'immagine che stagno tranquillo gli rimanda e lo fa indifferente alle pressanti richieste di ninfe amorose. No, fa dell'amore la sua sola ragione di rimanere. Non è più chi la sola ombra sua vede e accarezza, non dialoga più con solo se stesso. Sa che la voce del dio, per quanto distorta, gli giunge dagli altri, e l'immagine dell'uomo, per quanto imbruttita dal peccato, è il volto del dio. Sì, ama ora e accetta il rischio del rifiuto degli indegni, ma che più ne sarebbero bisognosi, ama perfino il nemico! E di più nemmeno il dio può. Ama noi!
lunedì 3 novembre 2014
Uscir di sotto le coltri
sabato 1 novembre 2014
Il dolore e la morte perché?
Proprio come quando qui a percorrere vieni i sentieri del bosco di questo chinale di buon mattino e ti imbatti in corpicino straziato di ratto o riccio o di altra piccola creatura morta e ne fai pietosa culla tra le foglie tante, che tutti spogli fanno molti degli annosi alberi, così almeno o più ti rattrista sapere che qualcuno uscito è di sua e tua vita. Anzi ne fai culla con le considerazioni blande della cerimonia che fa bordone al pianto dei suoi più vicini e ricordare ne vuoi i momenti significativi e belli della vita sua, che soli richiami alla memoria. Certo non fai come i più, che alla fine pietosi lo assolveranno comunque, che non potranno non chiedersi che ne è stato di sua vita, non tutta, ché sol il dipartito ne aveva ricordo, ma quella che lor memoria dei fatti più recenti conserva. E colui che ne indaga si chiederà, È trascorsa noiosa nella monotonia di giorni tutti uguali, o allietata è stata da eventi, che scossa l'abbiano per renderla più degna? Ha egli visto tramontare gli ideali giovanili, che tanti conservano geloso possesso a lungo, e così è vissuto disincantato e triste, o ha lottato che qualcuno s'affermasse ed è accaduto che se ne allietasse nella vittoria? È egli vissuto di piccoli intrighi nel quotidiano o esistenza retta, conforme a sani principi del viver in società o morali, ha condotto con tenacia? È stato vittima di infamie o con calunnie e delazioni ha molestato il prossimo suo? Così di simile tante altre domande al fine di tracciare un profilo morale dello scomparso, anche se poi cederà alla retorica del cordoglio che di tutto assolve, negando l'evidenza perfino, anzi ne magnificherà le poche azioni di bene e di altre confabulerà. È il rito che accompagna pietoso il trapassato, garantito indulgente nell'immediato, come mesta poesia alla sua ultima dimora certa, quando è bene per tutti che un'immagine realistica ceda a una mitica cucita lì per lì per conforto dei rimasti soprattutto. E quelli che credono, sono persone che giustificano l'atteggiamento consolatorio per gli straziati dal pianto e pietoso per lo scomparso, pensandolo sincero asceso al perdono del dio. Così esse invitano alla rassegnazione pensandolo eletto a una vita migliore. Ma è tutto vero sperabile, o s'osa troppo? Davvero il dolore e le pecche di una vita avevano un senso, non erano fortuiti incidenti in un percorso, sperato semplice se non addirittura esentato, che una divinità permissiva aveva disseminato di inciampi superabili privilegiandolo, o piuttosto manifestazioni dell'ottuso male di qui, che fa vero scura questa valle? E il dolore dei testimoni di quei fatti talora tragici che senso v'aveva, e le creature mute spettatrici di tanto, quando amiche vero addolorate, che senso v'aveva il loro partecipe dolore? Allora o c'è una preziosità nella vita di ciascuno che spesa va a vantaggio di tutti, o c'è, assurdo, il disagio, la sofferenza patiti per il solo sogghigno dell'autore dell'infamia fatta subire! O, con linguaggio diverso, il cristo, che soffre e muore, anticipa o ripete la vita di ciascuno, oppure l'amarezza per il dolore e il vuoto che lascia ogni morte sono non senso! Possibile che niente di qui segua un ignoto piano che, per quanto irto di difficoltà penose, conduca tutti al meglio e alla luce, visto il buio qui prevalente? Sarà vero qui anche, quel che vale in logica, che vuole la totalità degli eventi a caso, che qui fanno danno e morte, che non un evento dello stesso tipo sia, ma al contrario che una ragione tutta riposta abbia, nota solo a chi ha fatto il tutto tanto carente e brutale, ma anche un dove in cui fa capolino l'amore? E torna spinosa la domanda, Perché quest'inferno unico e certo? Lo sanno i defunti? E perché non lo dicono almeno per cenni? Chi soddisfa e se ne sta cheto, se qualcuno ripete, saccente, che dolore e morte sono nelle leggi della natura e occorre accettarli con animo forte e rassegnato? No, forse è solo nell'apparenza così, una coerenza coi fatti angosciosi che vi accadono, ché dietro c'è dell'altro. E io, che mi struggo come testimone partecipante, io stesso vittima, del dolore delle creature tutte, lo chiamo, il dio!
mercoledì 29 ottobre 2014
Analogie
Quando a questi monti sali, che al nostro golfo, fatto di tante meraviglie, fan corona, e sosti, come sentiero permette, per adattare la lena all'altezza, guardar puoi e goder di quelle che sciorinate ti vengono da basso. E ti dici, Se più in alto andrò altro ancora mi s'offrirà e sicuro sarà più bello! Sei nel vero, s'allarga l'orizzonte fino alle isole che le onde cullano da sempre, e se la sera ti sorprenderà e deciderai lì di restare tutta o parte della notte, le luci delle due cittadine dal basso non guasteranno la vista di miriadi di stelle che ansiose di salutarti di lassù per te occhieggeranno. Sei ancora nella meraviglia! Di simile t'accade quando vago sei di cedere alla bellezza di quella che forse scelto già t'ha a tua insaputa, perché vuoi non fermarti all'esteriorità che ti si mostra distante un appena o lontana, ma goder più ancora del bene che ti si offre, toccarlo, farlo tuo e sarà non amicizia, ma amore! Io mi riferisco al tempo mio lontano quando le ragazze erano così use, prima studiare di lontano chi le pretendesse, e tu ti tormentavi su quando e come l'occasione ti si sarebbe presentata per timido approccio. E io tanto insicuro ero del mio potere persuasivo, che nemmeno pareva bastarmi che la ragazzina dell'epoca per me evidente smaniasse e un dir suo un po' affettato sfoggiasse con le amiche perché con più sicurezza la notassi, eppure poi la persi! Ma più completo dico se parlo dell'amore per questa mia piccola donna, che certo m'attrasse per la sua timida bellezza, come di lumachina che timorosa la testolina sua tiri fuori dal guscio, e io, che le ho chiesto il suo sì, da allora ne godo come di bene prezioso e raro. Presto però, per far più completo il mio sentire, alla sua bellezza del cuore mi rivolsi e fu la completezza d'amore, unica cosa della vita mia travagliata che un po' di gioia duratura m'abbia dato. E so che la mia è esperienza di molti. So anche che antichi filosofi hanno teorizzato questo apprezzare bellezze tanto diverse nella stessa persona, come di due momenti successivi a lungo coesistenti per la felicità reciproca tra amanti. E mi chiedo, Succede di simile col dio? Certo egli è bellezza e gioia, per questo immaginiamo bella la madre sua e così l'ha descritta felice, chi l'ha vista. Ma egli è anche dolore! Sì, e la gioia e il dolore nostri sono suoi, tutti suoi! Accade di simile nell'amore umano, si mette il proprio destino nelle mani dell'altro fiduciosi, affinché l'umanità dell'uno si arricchisca, sì della presenza, della prossimità di quella dell'altro, e questo vivere accanto è sì gioia, ma condividere tutto dell'altro genera anche apprensione e, se minaccia compare, sofferenza. Di simile il dio con chi è nel disagio o in angustie per precarietà, miseria, abbandono o malattia. Ma c'è più ancora, egli si identifica per amore col sofferente. Di simile nell'amore umano quando vera fusione di anime ci sia, quello accanto non è più l'altro che pur si ama, ma se stesso più in là! Ecco che si diventa quando si è vero tu per un io, indistinguibili nella gioia e nel dolore! E se dio ama tanto da identificarsi con me, so amarlo a tal punto nella presenza sua in chi è ultimo? Abbraccio vero un uomo concreto nel suo dolore o me ne mantengo distante e pretendo di abbracciare il dio, sì in verità l'immagine falsa che ne ho? Eppure non è che lì, appena accanto, e non so vederlo! Ben ha detto sant'Agostino, Timeo deum transeuntem!
martedì 28 ottobre 2014
La natura d'uomini
Quando all'approssimarsi dell'inverno vedi su filo rondini radunarsi a far bella mostra di lor corpicini stretti l'un l'altro, tu dici che seguono lor istinto e presto partiranno, una tutte seguendo, di simile vedi fare branco alla pastura un lor capo seguire lungo chinali erbosi, pecore o capre, mentre il pastore, forse sotto frondoso faggio, impigrisce. Così qui fanno uomini che lor istinti seguono e perseguono e tra lor li vedi far branco e star dietro a un loro eletto ad horas, perciò come dietro a banderuola. Perché qui tutto avviene nella banalità e spesso nella volgarità frettolosa di star dietro a interessi e appetiti senza morale alcuna e come bestie comportarsi i libidinosi del successo e della potenza. Eppure il dio ha parlato per l'araldo suo e invitato ha all'etica del perdono, amare i nemici e pregare per i persecutori! E tutti avremmo qualcosa da farci perdonare dall'altro e questi da noi! Se tutti seguissero questa sua volontà, né politica, né giustizia, né economia sarebbero necessarie in una società di virtuosi, qui a far anticipo di cielo. Invece la possibilità, anche remota, del perdono imbarazza i tanti duri di cuore e l'amore comandato per l'altro, chiunque altro, scandalizza i pragmatici arrivisti, che tutti e tutto calpestano anche lontano dalla meta sognata. Sono appelli a orecchie sorde che giungono come echi di un mondo pensato estraneo e mitico, comunque troppo lontano per lasciarsene distrarre. Qui tutto ha un costo, anche il fiatare, consumare l'appena per dover star scomodi tra altri, che tollerano chi è accanto, ma con fastidio, e tutto chiedono, nella venalità del contraccambio sbilanciato, all'insicuro e debole, sì, molto pagare e cedere per assai poco, in una società che vive per gli appetiti suoi tra rancori, violenze, misfatti. Qui la giustizia è di necessità punitiva, ma è giusta? E la politica è sì arte del compromesso, ma è compito assolto con serietà e disinteresse? Non è piuttosto impiccio tra furbi che si spartiscono, sobbarcandosene in apparenza l'onere del gestire, la fortuna che viene da cittadini fiduciosi, tra cui tanti pigri creduloni e sciocchi, quando non vili lor servitori, quelli che li eleggono, reputandoli, in buona o cattiva fede, onesti, a cotanto uffizio? E l'economia, che vive di vile denaro e lo genera o lo brucia in improvvisi guizzi che fanno comportare ad apparente capriccio gli speculatori nel cosiddetto mercato, fa la speranza di un mondo più ricco di novelle possibilità di lavoro e di faticato benessere per tutti? Ecco noi, tutti fatti deboli e insicuri, viviamo nel prosaico oggi, sollecitati da ogni dove a comportamenti liberatori, ma impulsivi e rischiosi che faranno colpa da cui alcuni verranno scusati, altri subiranno dura reprimenda, ecco la giustizia giusta! E così affrontiamo ogni giorno la fatica del vivere qui con lavoro quando mai più incerto con diritti negati, ecco le decisioni dei nostri politici in un mondo globale, che l'economia ha reso più precario! Niente proprio questa umana giustizia nei negozi suoi ha con la divina, che sì condanna, e proprio tutti, ma al pentimento per il perdono e l'amore, quello che l'uomo ricambierà divenutone capace a lui, che mai ha cessato d'amarlo, nemmeno quando gli si è fatto nemico, peccando. E la politica dei tanti brogli nel suo luogo sarà scialbo ricordo ché scambio lì c'è tra gente, ma con soli intenti d'amore. E l'economia pure sarà tutta di vestigia di un mondo trascorso, e allora uno scoprire d'aver qui dato l'appena, ma disinteressato, per vedersene contraccambiare lì una misura pigiata e scossa come quelle che s'usano per granaglie o macinato. E intanto qui siamo nell'attesa che venga la città del dio in cui tutto questo verrà concesso e viviamo tormentandoci a vicenda con problemi continui che nascono dal difficile rapporto con gli altri, gli appena accanto o più lontani. E vi stiamo con ricerca affannosa di soluzioni che accettate siano dai più e intanto rancori, odi, offese, violenze, guerre e morti premature da quelle. Questa è la nostra natura d'uomini nell'attesa che tutti come angeli torniamo a vivere, eletti nel mondo in cui il dio e la madre sua sorridono, ché lì d'amore si vive!
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