Molti
dubitano dell'inferno, condizione dei reprobi, che a noi, che viviamo
nel tempo, appare permanente. Ma qui che è l'indifferenza per le
conseguenze del male, tanto diffuso, sull'appena accanto? Non è
forse quanto più lontano dal Cristo ci possa essere? Egli dal Dio è
uscito ad avere empatia per tutti ed è rimasto a spartire con noi e
ogni altro vivente il dolore. Allora l'inferno c'è almeno qui!
Speriamo che quello minacciato dell'oltre sia vuoto, tutti nel
perdono di Dio! La sua è volontà incontrastabile di riottenere chi
qui si è a lui negato. Io ne ho desiderio per me, allora devo
sperare il perdono per tutti. Perché se desidero per me un qualunque
bene devo pensarlo disponibile, raggiungibile, almeno da chi mi vive
accanto, quindi da tutti. Si dice giusto che il perdono ha condizione
preliminare nel pentimento. Io l'ho per la mia vita mediocre. Ma è
la mia condizione innata o acquisita? È ingiusto pensarla innata,
dote di cui si può nascere privi, deve acquisirsi come ogni altra
ricchezza per l'anima. Chiusa essa però può rimanere come ad ogni
altra cosa degna e bella di qui. Ma quando accade, essa è malata.
La capacità di cura l'ha solo il grande medico, che ben dovrà
occuparsene qui o nell'oltre!
domenica 12 maggio 2019
lunedì 6 maggio 2019
La musica
Quest'umanità,
e io degnamente vi appartengo se ne so e ne condivido la sofferenza,
pur sogna. E che? Che quanto pur di bello ha, così la musica, che
carezza fa al cuore e che è scambio, partecipazione alla gioia e al
dolore, sia una realtà dell'anima, che le suggerisca l'oltre e chi
vi sta. E questa realtà che è la musica, che privilegiati hanno nel
loro sentire e, trascrivendola in note, ne fanno dono a tutti,
anch'io avverto. Ma in che misura e quando? Quanto io so condividerla
come fede, fiducia, con chi ho accanto, permettendogli lo stesso mio
sogno, che prevarrà quello che suggeriscono il bello e il bene,
l'amore. Sì, quando avverto preziosa la capacità che la musica mi
dà di sognare e so farne dono a chi amo!
giovedì 2 maggio 2019
Aprirsi alla speranza
Tanto
la vita può deludere che del bene se ne perdano anche le tracce,
così che il mondo insegni più ciò che esso non è. Ma io so
l’agognato, ho vicino occhi che sempre ne parlano! È esso però
qualcos'altro, diverso, poco o molto dal nostro vissuto. Sicuro mi
fa barlume il rimpianto di cose innocenti e lontane, sorrisi sinceri,
parole buone, tra cui si perdono le apparenze del bene, fugaci, ma
pur vissute, pur sfiorate! E oggi? Lo stellato, che vorrei saper
veder con gli occhi di chi l’ha dentro, quelli di questa donna
ancora innamorata, quelli che m’aprono alla speranza! Così è,
credo, per tutti. Ma perfino l’esperienza attuale del male, che
talora ingombra corpo e anima, quando non eccessiva e opprimente,
stimola a desiderare l’oltre, il bene, qui troppo spesso solo
potuto sognare. Là la vita del nostro Dio, qui con noi quella del
suo Cristo!
lunedì 15 aprile 2019
Notte di un'unica stella
È
questa un'altra notte tribolata, ché temporale s'annuncia ad
aumentarmi l'insonnia, o ne sogno una da tempo e sempre mi illudo del
ritorno duraturo della luce? Infatti ho la sensazione che anche il
ricordo di vissuti solari essa soffondi di penombra per farne
vaghezza, ché più non mi appartengano! E se, tu che unica stella vi
sei, diradi i tuoi brillii a farne stanchi e intermittenti bagliori,
come faro per nave perduta, che di lontano tenti scampo in mare
sconvolto, non ne sei così tu stessa combattuta e vittima? Allora che
sarà dell'anima mia in questa insicurezza diffusa e contagiosa?
Ma
forse è quest'angoscia di perderci, questa che fuga ogni evidenza
amorevole dell'interesse caritatevole del Cristo, che ci salva pur
sentendoci ultimi nel suo amore! E proprio tu con la tua sofferenza,
mi coinvolgerai nel suo amore divino, se smetterai di chiederti perché
il buio segue se desideri far tuo il dolore dell'appena accanto, che
ignorare, pur avvertendoti inadeguata a tanto, non puoi nel bisogno
suo d'aiuto! Perché tu allora non sarai più solo il mio fato
benefico, stella che mai si spegne nel cielo mio angusto, ma
soffrendo per l'altro, sei già tra mille e mille compagne a far
arabeschi di luce in ben altro cielo!
lunedì 8 aprile 2019
Amore, superamento dell'angoscia
La
vita a due anche è di piccoli screzi, crucci, piccole pene, lacrime
talvolta, di cui l'altro finisce col chiedere scusa o perdono, spesso
non avendone responsabilità, ché torni l'armonia. Oppure sa di
dover prendere, e subito, su sé ciò che vero turba l'altro, perché
la pena condivisa sempre scema, un po' almeno, e dà a chi ne avuto
per primo angoscia, maggior sicurezza di superamento!
E
col Dio? C'è un rapporto d'amore particolare. Quando si fa vero
armonico? Intanto si finisce col dirgli tutto. Già raccontare di sé
rasserena, ma a un certo punto la preghiera diventa vero colloquio,
convinti che l'altro da noi abbia su sé preso ogni pena, le antiche,
forse le più pesanti, anche, da far ricordo, vecchio o novello,
d'angoscia!
Quando
accade, si ci convince che non c'è dono più grande da parte di Dio
che permettere di sentirsi come un cristo abbandonato, ma allo stesso
tempo avvertirlo soccorrere l'io bisognoso, l'io richiedente forse solo l'appena
per la propria sopravvivenza. Ma più ancora riconoscerlo come chi lo
soddisfa nella più pregnante delle sue richieste, il bisogno di
attenzione, d'amore! Consapevolezza che può avvenire appunto, con la
preghiera quale l'età. Ma quale preghiera? La
preghiera, cose raccontate dal cuore, deve farsi colloquio, cioè
convinzione che non solo si è ascoltati, ma che vi sia risposta,
sebbene l'attenzione stessa al proprio di dentro, malamente espresso,
sempre balbettato, lo sia già. Ma deve diventare soprattutto
offerta, Io t'offro, o Dio sconosciuto, la
pochezza, l'insufficienza, il bisogno miei! Ed esser certi che chi
ascolta li avvertirà come proprie carenze, come sue necessità, come
sue urgenze!
Come a me è accaduto da farmi meraviglia? Spero di saperlo raccontare! Ma tutto riassumo in questo,
Come a me è accaduto da farmi meraviglia? Spero di saperlo raccontare! Ma tutto riassumo in questo,
Occorre
pregare, la fede verrà! Lo diceva d'Alembert per
la
matematica! Se ben ricordo, Allez en avant la fois vous viendra!
Io
pregavo nella mia solitudine, anche più non credendo, ed ero non più
che bambino! Dubitavo dell'ascolto pure di mio fratello, angelo
appena dipartito, parlando nostra madre alla sua tomba. Ma poi
lacrimoso me ne stavo rassegnato e confortato un po' dalle mie stesse
lacrime! Poi nella vita, trascorsa a difendere la mia poca fede,
continuavo a pregare come l'avessi grande! Ma ho finito davvero per
averla, anzitutto convinto d'ascolto. Dicevo e dico dalla mia
debolezza, dalla mia insufficienza, dal mio bisogno d'amore e so che
ho ascolto! Mi sono convinto, ché già accade nell'amore tra due,
far proprie le pene dell'altro, che quel qualcuno del cielo li abbia
fatti propri. È diventato me, uno che ha sete e nessuno acqua gli
dà, fame e nessuno l'estingue, vorrebbe ristoro e nessuna tregua gli
permettono, conforto e nessuno gli offre pace, bisogno d'amore e gli
sembra sempre d'averne carenza, poco parendogli il donato tanta la
sete! Sì, c'è Cristo, sta disteso sulla croce novella, che è la
mia vita tutta e mi dice, Io sono te! Sì, l'avverto aver lo stesso
mio affanno nel cuore. Lo ha da sempre! E non potermi distinguere da
lui a un tempo mi conforta e mi aiuta nel superamento dell'angoscia
che fin qui è durata! E credetemi, non v'è dolcezza d'amore più
grande che avvertite il Cristo condividere la propria angoscia!
martedì 2 aprile 2019
Ambivalenza del male
A
quanto apprezzabile c'è sotto al mio sole, scialbo quello fisico
d'una mattinata che opaca s'annuncia, m'abbandono. E rivedo,
rievocato il passato, occhi attenti, mute parole di tenerezza,
sospiri. E mi dico quelle immagini, sillabe di parole di Dio. Ma
parole sue tenta muta anche nell'oggi questa mia donna, sorride!
Allora i ricordi brutti e la tema di simili eventi nell'oggi che
sono, se tanto precario esso s'annuncia? Devo pensarli parole, anzi
frasi del male, pronunciate minaccia al nostro vissuto? Ma la
sproporzione tra la pochezza del bene e la prolissità del male, non
è essa stessa speranza di compenso? Sì, che al buio subentri la
luce, superandolo tutto e che notte sia di stelle? E io, dolce
compagna, sono con te in barca in notte serena e fredda, ancor che
primavera s'inoltri in questo tempo. E ci teniamo abbracciati e
s'accende di mille e mille lumi il nostro cielo e gli occhi si fanno
umidi e l'incanto ci vuole muti ! Invito a lasciarsi cullare dal
canto con cui essi narrano l'amore di Dio, e tentazione a lasciar
cadere in acqua i remi per spezzare ogni altro legame e lasciarsene
inghiottire!
giovedì 21 marzo 2019
Il mio problema
Perché
scrivo di me, dell'amore realizzato e di quello sognato, in altre
parole del mio problema, sempre attuale, con Dio? Perché chi mi
legge e ha di simile nel cuore, capisca che non è solo nella ricerca
del vero senso della sua vita di uomo. Come a me accade, ogni
parvenza di risposta, soluzione del problema , come, Sto per questo o
quello, alla lunga non soddisfa. Per me saper di essere letto mi fa
non solo nella ricerca. Ma che cerchiamo, che, chi chiamiamo Dio?
Colui che è a un tempo sollievo da ogni angoscia col destino d'amore
che il suo Cristo ha promesso, e angoscia lui stesso, perché, come
datore d'amore può essere illusione come troppi di qui con i loro
inconsistenti ed effimeri amori. E tutti gli amori che sono, anche i
più belli e duraturi, così il mio con questa donna? O sogno di
quell'amore che tutti include e sovrasta, o sua negazione! Perché
non c'è altra bellezza, altra bontà, altro amore che quelli di qui,
si è sempre tentati di concludere!
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