domenica 25 novembre 2018

La volontà di bene


Talvolta in questo rapporto d'amore mi chiedo, Se qualcosa ci minacciasse, sarei pronto a far da scudo a questa mia donna?
Mi rispondo dalla mia sincerità, conscio di quella che era forse forza e che ora sicuro s'è fatta debolezza, come le dicessi, Sì, piccola donna, ti proteggerei!
Ma basterebbe l'intento? Talvolta ciò che viene, offende nonostante. Sì, è più forte, e col male, ecco il dolore! È allora che la presenza dell'altro, credo, sia di mutuo conforto e le parole buone sussurrate diventano importanti, vitali, per entrambi! Così che mi dico, Se te, cuore amato, allora tanto provato, non avessi potuto preservare dal dolore, sicuro ti preserverei nel dolore!
La fede non ci dice di simile? Il cristo non ci protegge dal dolore, che inevitabile contamina la vita, ma nel dolore! Fiat voluntas tua, diciamo nel pater noster, non tanto per rassegnazione nell'inevitabile impatto col male, ma perché fiduciosi nella divina volontà di bene, la stessa che in cielo, che ci assicura di non esser soli a lottarlo!



martedì 6 novembre 2018

Amore e speranza


Chi non ama nemmeno preghi! Perché? Mi chiedo, Posso limitare l'amore? Posso cedere alla tentazione dell'egoismo di essere solo per questo mio tu, questa mia donna, o anche limitare il mio interesse a una cerchia ristretta di persone, cui dare e da cui attendere contraccambio di bene, e cui dire le parole con le quali si dà e si chiede qualcosa di bello e buono? Se così fosse, avrebbe più senso la mia preghiera? Non è essa un uscire dal proprio sé e dalla eventuale volutamente angusta propria cerchia degli affetti e dalle parole usate in essa, per muoversi verso chi è l'altro per antonomasia, perciò andare oltre ogni altro di qui e ogni possibile ascolto, pensato insufficiente? E nel pregare non si è fiduciosi che un vero ascolto ci sia fruttuoso solo da parte di quel chi, pensato fonte di ogni bene, che è in cielo, cioè oltre la fallacia di questo mondo e che si conosce solo nelle proprie, ora veramente diverse, parole, che gli chiedono pressante attenzione nella necessità del momento? Allora mi chiedo, Quando la mia speranza, che esprimo con la preghiera, può essa stessa essere l'agognata risposta dal cielo? Credo che lo sia quando non contraddittoria, come sarebbe nella pretesa d'ascolto, ascolto che mai avessi avuto per i bisogni, le urgenze degli altri! Quindi è solo per quelli, e io tra loro non sarei, che non abbiano limitato l'interesse, la disponibilità verso ogni altro, ma abbiano dato, come hanno potuto, sempre! Abbiano perciò verso tutti tentato l'amore!






giovedì 1 novembre 2018

Invito alla preghiera

Un altro giorno declina...Sono solo con le mie parole. Possono esse farsi preghiera?
Sì, se riassumono lo sforzo d'oggi di ottenere un po' di bene, per chi amo almeno, la generosità di donare il poco posseduto, la speranza di un domani più proficuo per l'anima, che sete ha d'amore!
Ma che è amore? Anche l'attesa risposta adeguata alle richieste di bene e da chi? E perché la preghiera e a chi? E mi chiedo, Ho l'oggi volto al bene pur nel disagio della sofferenza? Avanzo verso il bene per l'erta affannosa di questa via tortuosa che è ormai per me il mondo? Nonostante il deludente vissuto ho speranza d'amore da questa piccola donna?
Tutto questo sentito posso tradurre in parole e le parole dal cuore uscite, farsi preghiera. E al di là delle nuvole, che han tutto serrato questo giorno, ben qualcuno l'ascolterà!




venerdì 28 settembre 2018

Conquistarsi nell'altro

Sapersi vedere in chi ci accompagna o semplicemente ci sta per un po' accanto, è come amarsi nell'altro. Perché? Intanto è far proprie le sue pene, le sue gioie, le piccole o grandi sue  necessità di vita, le sue ansie e speranze perfino, se intuite o condivise. Allora venirgli incontro in qualche misura, discreti, accorti a non offendere la sua sensibilità, è venirsi incontro, provvedere anche a se stessi. Perché tutto ciò che si supera, avversità concrete o presunte, lor paure, debolezze, è come superarle anche per sé, conquistando nuova sicurezza, nuove possibilità, dischiuse nella serenità riguadagnata. Così ancora è per la gioia di essere, avvilita dalle circostanze, che va ridestata in chi ci sta davanti, anche col manifesto nostro interessamento per lui, e in noi col sentirsi capaci di farlo. Infatti è come venir in contatto, nella meraviglia, con un se stessi non conosciuto, dalle capacità insospettabili, perché solo allora sperimentate nelle loro possibilità di successo nel bene. Allora come non amare questo nuovo sé più completo? È scoperto per l'altro e nell'altro, perché aiutarlo è risvegliare quanto sopito o avvilito, già posseduto, cioè quanto scopriamo di noi in fondo è già in lui, novità sconosciuta, comune ad entrambi. Allora conoscerlo è conoscersi di più e meglio. È come essersi conquistato nell'altro, essersi più umanizzato!



domenica 23 settembre 2018

Chiedersi del dio



Quand'ero giovane e insegnante, per introdurre i miei studenti ai misteri della probabilità, facevo l'esempio di una pallina lasciata cadere al centro di un pavimento diviso in settori. Preliminare era convincersi dell'impossibilità di prevedere il settore in cui si sarebbe fermata la biglia dopo caduta e rotolamento. Poi a ciascun settore, con l'esperienza, si sarebbe potuto attribuire una diversa misura della possibilità d'accadere! Troppi infatti i fattori da valutare nel determinismo del fenomeno, pallina caduta e sua fermata! Così suo peso, sua altezza di caduta, suo impatto con memoria del materiale da costruzione anche del pavimento, attrito nell'aria, tranquilla o no, e nel rotolamento.
Ora tutti si chiedono e chiedono del perché della vita, e nelle domande sul dio è come chiedersi chi abbia lasciato cadere biglia e osservatore, mentre nella fisicità del fenomeno appena descritto possono essere la stessa persona. Eccoci lasciati cadere in questo mondo a osservare quanto capita e ci capita! Perché tanto in basso rotoliamo confusi e quando, dopo la fermata, ne usciremo? La mia risposta è che occorra convincersi della necessità di chiedere perdono a chi lo ha voluto. Di che? Del pur dovuto, perfino nella precarietà e nell'indigenza personali, e nella solitudine, che non esenta nessuno, a quelli accanto, sì sul molto richiesto, sulla scarsa risposta e sul molto trascurato. Perfino occorrerà inginocchiarsi di fronte a chi, forse col nostro irresponsabile comportamento, abbiamo stimolato, indotto a farci del male! Perché? Star tutti insieme e uniti dovremo nell'amore del dio! Prepararsi già qui alla memoria di quei trascorsi grigi o bui, è iniziare sì a lacrimarne, ma anche a pregustare la gioia del ritrovamento in quell'oltre tutto d'amore, immancabile l'ingresso, di chi già qui si è amato. Ed io tanto vorrei ritrovare la pallina con cui quell'uno m'ha lasciato cadere!

martedì 7 agosto 2018

Considerazioni sul prologo di Giovanni

Il vangelo di Giovanni si apre con un denso prologo. Il logos, che nello stoicismo (Filone) è persona, cioè un esistente di per sé, ma né increato come il dio, il padre, né creato, come lo siamo noi creature tutte, è l'agente per cui il dio, attua la creazione con la vita delle creature, e per lui si svela come origine e destino del creato e ne attua il ritorno, cioè ne annulla il divario, la separazione. Tutti ne necessitiamo nell'incertezza del peccato, manco d'amore verso gli altri tutti, e nel buio dell'illusione di poter fare a meno dell'amore, che dà l'incredulità di poter avere un destino di bene! Perché l'amore non è debolezza, arrendevolezza, lasciarsi portare dal vento dell'oblio, ma volontà, decisione, passione anche, sì sofferenza da cui spesso qui non è disgiunto! E l'uomo di fede dirà, Come c'è un processo di discesa dal dio del logos, c'è il suo ritorno e noi saremo con lui! Per Giovanni è proprio questa nostra, l'epoca dei "segni", che svelano il dio "absconditus" operante nel suo cristo, logos disceso a farsi uomo parlante con l'umanità tutta! Così noi non brancoliamo più nel buio, siamo destinatari di un messaggio di salvezza. Noi non gli resistiamo, non ci opponiamo come fecero gli Israeliti, ci lasciamo condurre verso il perdono! Perché? E' in gioco la vita! L'attuale vita, che non deve essere più vuota e delusa come quella di chi sta ad attendere un mister Godot, che si fa precedere da promessa sempre rinnovata per il domani e mai arriva ( sic!), e la futura vita promessa, la cui porta è il cristo con il suo perdono, quello del dio, anche postumo! Allora che fare? Occorre farsi discepoli, strumenti della volontà del cristo, sue mani! Tutti, come forse bene anch'io, riusciremo a imitarlo per forse solo dire, Io c'ero, ero dalla parte sua e sono rimasto sconfitto con lui!

venerdì 13 luglio 2018

Un piccolo segreto svelato

Dev'essere vero, Io arricchisco l'anima mia di ciò che dono a tutti! Allora non ti chiedo, piccola donna mia, Insegnami ad amarti! Me lo dice da sempre la presenza tua, il tuo fare e dire sotto al mio sguardo attento, e nella tenerezza che mi ispiri, il cuore sa come scegliere quello per te tra i tanti modi di concretizzare l'amore, di cui l'anima  ha finito col disporre, amando da così tanto tempo le piccole cose belle e buone sotto al sole. E tu non sei tra loro? Ma, mi chiedo, raggiungo solo la tua anima, amando? Non è la via per chi è l'amore, amare? Sicura, credo, per tal fine è solo quella dell'amore che nulla s'aspetta in contraccambio ed è la voluta dal cristo! Allora è così che t'amo? Lo spero! Io t'amo, come intuisco che vuoi, perché tu sia felice! Ma se la felicità tua è la sola ragione del mio amore, io non pretendo che tu mi faccia di simile, cioè cerchi di rendermi felice, perché felice già mi fai col tuo sorriso! Allora ecco il mio ingenuo piccolo segreto per stare col cristo, esser felice di indurre una briciola di felicità in te, in tutti!