Da
molto sono di fronte a me stesso e mi interrogo, ma mi conosco, leggo
bene il mio intimo, la mia anima? Eppure c’è per tutti uno
specchio, gli altri. Hanno benevolenza, compiacimento per quanto di
buono, di bello mi accade, rammarico se, indifeso, subisco
l’inevitabile? Se così, sicuro hanno allora, un po’ almeno
d’amore per quel che finisco con l’essere di fronte al mondo, che
mi legge dentro più di quanto possa io con la più tenace
introspezione. M’attenderò o benevolo giudizio, o uno meno
gratificante, più severo! Ma come essere certo del giudizio, quale
sia? Solo se ogni altro è avvicinato, conosciuto per amore! Allora
l'altro svela qualcosa del sé e perciò anche di quel che di me
pensa, quel che ha formulato su me! Allora io non mi conosco
completamente se non per l’amore verso l’altro, domino me stesso,
conquisto il mio tormentato cuore, solo se avvicino gli altri con la
prudenza e benevolenza che l’amore suggerisce! Ecco la necessità
di un tu almeno, che mi faccia conoscere tutto di me stesso. Sia per
tutti una piccola sincera donna, come è per me, cui tuttora offro
amore e me lo ridona aumentato, non severa, pronta a scusarmi pure
nei miei vistosi errori e così so che devo migliorarmi!
lunedì 19 febbraio 2018
sabato 10 febbraio 2018
Insegnami ad amarti!
Perché
ancor dico, Insegnami ad amarti!, a questa piccola donna? Trascorsa
ho la mia vita prima, tutta buia, poi effimeri brillii di stelle nel
cuore, le poche mie donne. Ma vero so delle donne? Anche di questa,
sì lungo sodalizio, ma assai poco dell’anima sua!
Che
si fa per amore, lo so io? Si dona e non si domanda contraccambio, ma
si riceve quasi sempre assai più del donato, e massima ne è la
riconoscenza anche taciuta, si perdonano piccoli screzi o più, si
trovano attenuanti sempre per un comportamento con delusione subito,
si ci rammarica di non esser capaci di più di fronte al bisogno
dell’altro, si soffre del suo dolore e si gioisce di ogni suo bene!
Ma che occorrerebbe per render l’altro vero felice? Quando si ama
una piccola donna, e di simile a lei certo accade, non basta
desiderare di donarle il proprio cuore e svuotarlo tutto del bene e
del bello che vi abita, occorre conoscere il suo! Questa è una corsa
a due o al nulla o al tutto, al dio. Se al nulla, qui tutto il bene
da donare all’amata e allora si sprema del possibile il proprio
cuore! Altrimenti qui solo condivise, come in un bell’anticipo, le
capacità, che verranno sublimate, d’amare! Dove, quando? Non ha
molta importanza, sarà forse non in un posto, accadrà come un
evento! E allora, pur avendo la speranza che tutto non finisca, e me
lo dice proprio l’esigenza di donarle tutto l’atteso suo, le dico
nei momenti di tenerezza, Insegnami, si fa sera!
sabato 13 gennaio 2018
Lettera alla madre mia
Dell’amore
di Maria si dice che esso farà che “ intrent ut astra flebiles”
perché ella le porte aprirà del cielo. Ora quanto flebile io sia, è
facile intuire da quanto ho da offrirle. Non ho più madre cui
assimilarla, solo una piccola donna, ostinata a volermi bene. Ecco
l’amo nella misura in cui so amare questa mia. Ma che so io di come
e quanto va amata una donna anche solo di qui? È tanto, è poco, non
è certo abbastanza per quella del cielo, eppure anche lei si
contenta, ne riempie il cuor suo. E anche se sono e rimarrò tiepido
d’amore, flebile in luce d’amore, supplirà del suo ai miei
manchi d’amore e come astro entrerò nel suo cielo dischiuso! Sì
madre fammi astro del tuo cuore!
E
intanto che dico alla madre mia, l'altra Maria, che da lei m'aspetta?
Quanto
desidererei, quelle volte, e rare non sono, che questo mondo mi fa
vero paura riascoltare la voce tua calda, tenera, rassicurante,
madre! E quella che più vorrei richiamare è la voce di cui
ricordare non posso alcun fonema, quella, da lì, ove sogno tu sia,
forse possibile articolare, di dolce custode della mia età prima,
quella congiunta a chi ci fu strappato. Oggi a quella del cielo, che
pur dolce chiamo madre e cui forse insoddisfacente preghiera recito,
e invece io vorrei saperla recitare accorato, canterei lusinghe,
ripetendo quanto per lei ci raccomanda l'eterno innamorato San
Bernardo. Perché? Affinché almeno lei voglia, tu venuta alla mia
chiamata, trattenerti un po' con me, ché la vita tua m'è stata
rapita negli anni in cui m'avresti dato molto ancora, e io malato ne
sono rimasto nell'anima! Da chi, da che? Da un che terribile, che
vuol qui farsi un chi, il male pur permesso, e per questo mondo
blatera iroso afono con voce inarticolata di disperato nella vita di
tutti, minacciandola! E se lo fa con me, più ancora lo fa con chi la
vita sua dona e le madri tutte ne sono minacciate, perfino la tua,
la mia del cielo. Perché tale precarietà ha la vita qui che lei
rischia di perderci tutti, smarriti nel buio che pur le stelle
spegnere vuole. Sì, io avverto minacciata la vita mia, quella
dell'anima, più di quella dell'ormai appesantito involucro in cui
abita! E che varrebbe infatti la vita che generosa m'hai dato? Nulla
se soffocata dal male, perché solo acquista significato e valore nel
tentativo che ogni giorno faccio di donarla per amore, come fate voi
madri tutte, voi che in un figlio la vita vostra volete più operosa
continui! E io continuo la vita tua, quella del babbo e del caro
fratello Pino e ne attendo ormai l'amen. Dovrò forse, causa il matto
mio cuore fisico, a breve lasciar questa piccola donna, che hai
voluto fosse a continuarmi l'amor tuo, e tanto difficile sarà, più
delle cose tutte di questo mio mondo incantato, le tanto amabili che
avvertire un po' del nostro dio m'hanno fatto e accesa la speranza di
rivederti con gli altri cari almeno con gli occhi dell'anima se il
vorace nulla la risparmierà. Ma sai che mi resta dopo questo mio
parlarti? Un tuo dono! La convinzione che sia questa l'ora mia più
importante, l'ora che proprio vivo sebbene precaria, un'ora tutta
d'amore. Sì per i miei tanti ricordi con te, ma anche per gli occhi
della mia piccola donna, che ora mi sono vicini, parlanti senza
parole, che significarmi vogliono che l'amore non può morire, è
l'essere stesso di questa mia anima, che voi due, mie vi vuole per
sempre!
sabato 6 gennaio 2018
Che fa il dio dentro?
Alla
nostra ammirazione un prato di primavera. Se occhi attenti vi si
possono soffermare ha di sicuro del gradevole, ma anche vi
aggiungiamo del nostro, del già posseduto. Son fuori di noi, fiori,
ronzio di bombi affaccendati, trepidi voli, saltelli tra i cespugli e
versi di uccelletti in lor tempo d'amore, ed erba ondeggiante in una
vallea coronata di alberi tremuli. Tutto fa la nostra meraviglia! Ma
è indubbio che abbiamo già dentro l'armonia dei colori, la
gradevolezza dei suoi suoni. Allora quanto il manto verde, tutto in
quest'epoca trapunto, si piega alla brezza e quanto alla carezza del
nostro sguardo innamorato?
Di
simile ci accade con l'amata. Bellezza e grazia le appartengono, sono
sue doti naturali e ci attraggono, ma il sentito per lei vi aggiunge
quanto di bello e gradevole il cuore già possiede e, inconsapevole,
col dono ne aumenta il fascino e il diletto che ne viene.
Eccoci
ancora di fronte all'incantevole stellato delle tante ormai notti
serene, a interrogarlo, << Hai certo bellezza, ma nascondi
altro?>>. E il celato finisce col venir fuori, appena
consapevoli che è quello che l'amore nostro vi proietta!
Ma
star di fronte al gradevole, al bello, al buono, è trovarsi col dio.
Come posso dire, <<Ti cerco e non ti trovo>>?L'amore
mio non proietta il suo su ogni cosa e la fa più bella e più buona,
più preziosa? Non è questa capacità, questo dono del cuore, questo
versare del suo su tutto, già la risposta? Cerco chi già ho, lo
cerco per amarlo, ma già l'amo!
giovedì 4 gennaio 2018
Il segreto dell'essere
Ho
scritto qualcosa di molto simile per gli amici di “Facebook”, ma
qui cercherò di chiarir meglio il mio pensiero. C'è una porta ,
credo, dopo la via che conduce a chiedersi sull'essere e il
mistero suo. Concluderò che la chiave che l'apre è l'amore.
Quando
di primavera più amo passeggiare, invitante il bel tempo, mi capita
spesso di girovagare nel parco cittadino e tornare a un luogo, altre
volte raggiunto e in cui mi sono soffermato, tanto da subirne il
fascino. Più che non sentirmi estraneo, tanti i fiori, le erbe, lussureggianti i cespugli, e gli alberi vestiti di novelle foglie, può capitarmi di
desiderare di fondermi con quel tutto, che vedo e giudico
incantevole, cioè disperdermi, diventare uno tra le altre cose di
lì, non molto diverso nella meraviglia che a cuore recettivo possa suscitare la curiosità del tutto. Sensazione che non è nuova, simile, credo,
alla provata nell'innamoramento, che è un uscire dal proprio sé,
muoversi verso l'altro, il tu. E più che star bene, in armonia, col
soggetto che attrae, accade di desiderare di divenire un tutt'uno con
lui. Così da avvertire le stesse sensazioni, vedere con gli stessi
occhi, apprezzare col suo stesso giudizio, subire lo stesso destino!
Ma
che è questo voler essere non per l'altro, non con l'altro, ma
l'altro addirittura? Far propria la sua gioia, e cose belle e buone
che capitano e la destano, ma anche i suoi crucci, le ansie e persino
le sue lacrime! È così proprio che io ancora voglio essere la donna
amata! E il dio? La storia del cristo, tragico l'epilogo, fa pensare
che lui voglia tuttora essere noi. Prendere tutto su di sé! E se è
questo che caratterizza il dio, questo suo voler divenire, egli sì
è, ma quanto? Nella misura almeno dell'amore che spinge noi stessi a
non distinguerci dalle cose buone e belle del nostro mondo, della
volontà che fa uscire dalla cerchia dell'io, sempre angusta, e
spinge ad allargarla in quella del tu che ci guarda, invitanti gli
occhi suoi, e della volontà, sempre rinnovata, del suo cristo di
essere me e questa piccola donna che amo, e ogni altro di questo
mondo! Un voler essere ogni altro che è un tutto racchiuso quindi in
un mistero, l'amore! Per essere occorre amare! Si è nella misura
dell'amore! Ecco il segreto dell'essere!
mercoledì 13 dicembre 2017
Amore scambiato col dio
In
amore, quando l'afflato dei cuori innamorati sarà stato raggiunto,
avrà importanza chi dei due iniziato abbia la bella storia? Per
nulla! Così col dio, ma è sempre da lui che inizia il sodalizio.
Perché? Io non lo conoscevo, io solo vagamente lo sapevo, lunghi i
miei momenti bui, come accade a molti a questo mondo. Io invece da
sempre mi so, perciò sono da lui conosciuto, ché dentro legge quel
che io vi leggo, nelle piccole effimere gioie, nelle delusioni, nelle
sofferenze che sempre vogliono riaffacciarsi, mai vero efficace,
definitivo il rimedio, nelle ricorrenti preoccupazioni e conseguenti
tristezze, e in altro. Ma lui ha dovuto farsi conoscere! Come,
meraviglia, è potuto accadere che il suo amore m'abbia reso
indifeso, e mi sia dovuto arrendere? Forse perché in tanto squallore
cuori di rare persone buone non mi sono mancati. Da dove, mi sono
chiesto, la loro bontà inattesa, chi l'ha sensibilizzata,
predisposta all'ascolto e talvolta al perdono? Dev'essere stato così,
è con quegli incontri, quei doni insperati, che parevano fortuiti,
che accesa mi si è la speranza di una salvezza voluta e accettato ho
il dio nel mio destino, creduto d'amore! Sì, il dio ama per primo! A
noi seguirlo in questa avventura, titubanti, dubbiosi, ché non
mancheranno le pene, ma in fondo felici d'avere importanza,
d'esistere per qualcuno, quel qualcuno!
sabato 2 dicembre 2017
Amare è una corsa nella gioia
In questo mondo di tante difficoltà, tanto lo squallore da poter definire percorso intricato e con molto buio per chiunque, dovervi vivere! Ma io so che si può vivere tentando il bene, amando, in sprazzi di luce! Forse in questo anelito vissuto ho aggiunto più ancora alla tortuosità e asperità del cammino comune, ostacoli, incomprensioni, da riceverne disappunto o dolore nel problematico rapporto con gli altri, ma almeno so che ben si finisce! Perché? Abbiamo corso e stiamo per tagliare un traguardo, verso dove, che, chi? La parusia, addirittura! Perché? Si vive e si anticipa la gioia! Sarà l'atteso infatti un evento di gioia per tutti, ché colui che viene tutti ama e proprio tutti affrancherà nel perdono, almeno dalla propria mediocrità, anche se tutta spesa bene, come io avrò tentato di fare! Infatti allora, col respiro anelante per la corsa, alla fine forse non avrò maggiore certezza che il pieno conseguimento dello sperato ci sarà in un oltre, ma potrò dire al mio cuore, in subbuglio non meno del fisico, Abbiamo amato, abbiamo cercato di anticipare la gioia, assaporando quella di correrle incontro! Ché io ne ho e ne avrò vissuto, sì e di quella di correrle incontro, gioia della fortuna di poter amare, e della gioia, anche piccola e raro palese, suscitata in altri e rivissuta in me. Ma più ancora perché accanto ho una piccola donna, e ho vissuto anche la sua gioia, quella sua spontanea da innamoramento e la nata dalla mia, la gioia d'aver raggiunto nella mia corsa una donna, come ella è, a lungo sognata! Una corsa questa non solitaria e in reciprocità d'amore, che sa di vero anticipo quaggiù! Perciò che vera possa essere la favola bella del ritorno del cristo, almeno per chi conservato si è ingenuo bambino, bastevole la gioia vissuta!
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