Piccolo
dicevo ai compagni, da farmene vanto, Leggere ancora non so, ma
contare sì, fino a cento! E oggi sai che vorrei?, saper contare i
perché mi sei necessaria! Così me ne ripeto uno e dico, Chi
interesse avrebbe per i miei pensieri se tu più esserci non volessi?
Ascolta questo vento, poco più che brezza al tramonto, eppure parla!
Fa tra le frasche del tuo giardino lieve brusio. Par raccontare nel
brontolio suo, ad orecchie attente, le eterne assai simili storie
dello star qui. Io, bambino me ne chiedevo ragione, dicendomi, Non vi
sono forse capitato senza ne sappia il motivo, sì, chi mi ha
invitato a comparire? E mi sono chiesto assai presto il perché dello
star in ben strano luogo e con altri, che apparentemente risposte
avevano, muovendosi disinvolti, scarsa in me invece la fiducia, forse
perché precocemente solo restato. E tutti qui siamo rimasti partendo
da domande analoghe, nessuna con risposta soddisfacente, risparmiati,
altri precoce presi, sì, abbiamo dovuto vivere! E non siamo forse
qui senza ancora risposta alla domanda fondamentale sul perché
esserci, e come pressati da cento incombenze e problemi, nessuna
gratificante, nessuno con soluzione certa, ma se sì, solo valida
nella provvisorietà, distratti da falsi allettamenti, respinti da
proposte di vita inconsistenti, ingannati, sfruttati, taluni avviliti
anche dalla perdita della dignità del lavoro, tristezza assai
frequente nell'oggi? Oppure questo vento racconta ciò che tristi ci
fa sempre, perché la vita alcuni di noi rende del tutto carenti fin
dal seno materno, altri lascia attanagli e stringa nelle spirali sue
il male, ma nel tempo tutti ci farà bisognosi e malati, scarso il
numero dei completi esentati, ma non dal divenir vecchi, tutti perciò
rendendoci dipendenti dalla benevola considerazione e volontà di
bene di rare persone buone. Non restano, forse solo come placebo, che
i sogni! Possibile viverne senza? Ne vivo io? Non so, ma se sì, sono
io a doverli rincorrere perché questi vogliono per me farsi tutti
subito come passati, lor traccia svanire, o rimaner nella vaghezza
del ricordo sì belli, ma incompleti, mai possibile completamente
evocarli. Perché son fatti di labile tessuto e ordito, come di
agognati desideri, mai appagati, di speranze mai acquietate, perciò
anche di serenità sempre invano cercata, anche di dolcezza di donna,
suoi sorrisi e parole buone, e cose simili. Ma forse, nella loro
inconsistenza, solo fatti di vano stormir di fronde ad effimero
vento, com'è questo del momento, incombente la sera. E ciononostante
importanti, perché pur presenze belle, gradevoli, sebbene fuggevoli,
labili appunto! Occorrerebbe rinnovarli, averne volontà e motivo che
altri mi si affaccino al cuore, sì, novelli si accendano! Ma nemmeno
questa possibilità mi resterebbe se tu più non volessi esserci!
Ecco un motivo della necessità che ho di te, che tanti altri forse
ne riassume! Perciò rimani anche nei miei sogni!
venerdì 5 maggio 2017
venerdì 21 aprile 2017
Quando lei non c'è.
Quand'è
che un'anima si conserva bella, quale l'età sua, in questa vita?
Credo quando s'apra alla speranza in ogni epoca vissuta, ed è la
preghiera a nutrirla! E questa mia è preghiera colloquiale con
apparente interlocutrice umana. Perché lei mi appare come se i
pensieri suoi del dopo questo mondo abbiano ostacoli nella sua mente.
Allora sono io a dire per lei, perché l'anima sua sia bella come la
ricordo nei nostri primi approcci, e quel che dico, quella che vive
tra le stelle ritenga proprio come da lei espresso. Ma se sono queste
le motivazioni profonde, confesserò dapprima abitudini della mia
senilità, necessaria premessa.
Quest'epoca
mia mi suggerisce talvolta severità, talaltra, ma sicuro più
spesso, indulgenza nei miei comportamenti. La prima è giudizio
proprio di detrattori, e perciò cerco di non esserlo di me stesso,
l'altra è possibilità di chi, guardato abbia la vicenda mia con
simpatia, e chi più di me stesso può averlo fatto, se quasi tutto
di me perdonato ho, con troppa facilità perfino? Eppure errori, e
tanti, ci sono stati e molti ho certo deluso, inappropriate le
decisioni, mal ponderati i giudizi! Sarà anche per questo indulgere
con me stesso che, quando sono solo, mi fingo avere un interlocutore
paziente e attento e, come se vero ascoltarmi possa, dico di me,
della salute ormai precaria, crucci dell'età e altro, e ricordi
anche. Stranezza dell'età? Probabile! E' così che ritornato sono un
po' bambino, quando, perso il fratello di me un po' più grande,
sempre con lui parlavo dell'angoscioso mondo degli adulti, in cui
avrei preferito non entrare! Così l'interlocutore di oggi è
persona conosciuta e cara anche ai miei ricordi di quasi la vita
tutta. Ma da tempo l'avverto come lontana, una che viver vuole giorno
per giorno temendo che il domani uno di noi possa prendere. Ma con
lei posso confidarmi con sincerità, e dirle anche di come spaventato
io sia di lasciare questo mondo da piccolo rifiutato, e le dico di me
accorato, ricordando il bene potuto condividere nel nostro tanto star
insieme, sempre innamorati! Rievoco anche lo spirito, perse le
parole, quelle da lei vero piaciute, delle mie titubanze, dei miei
balbettamenti, sentendomi attratto e temendo rifiuto alle mie
proposte, quando entrambi, il bene sognato per la vita tutta insieme,
chiamavamo amore! E così è stato, ma ora che le dico? Forse più
cose, ma pari a un pensiero, anche uno solo, che lei certo ha per me,
pensandomi in angustie, come io temo intuisca debba essere per la
malattia, che lasciarmi non vuole! Posso parlarle dal cuore perché
non è presente, perciò senza minimizzare quello che ho dentro e
anche parlerò del nostro vivere nell'apprensione. E posso dirle,
Piccola
stella, che nel cielo dei miei sogni di ancora ragazzo venuta sei a
farmi incanto e a darmi la felicità, tutta quella che pareva
possibile a cuori ingenui, i nostri! Per me poi divenuta sei la
piccola donna della vita, angelo provvido, ché il vuoto da altre
lasciato ha colmato e mi stai ancora accanto paziente, come a chi
poco o null'altro importi! Ma tu vivi, così com'eri, ancora in
questo cuore e certo in quello di colei che ogni altro ascolta! Oggi
temo che tu non sia felice, e tanto vorrei che la felicità si possa
scambiare anche se legami tra anime più non si hanno se non nella
memoria o nel desiderio, quando qualcosa si sia interposto. E so
cos'è tra noi due! Allora se dico a te, per chi è anche, se non
per quella che certo m'ascolta e che per me accanto t'ha posta
davvero come un piccolo angelo? E sarà lei la risposta al mio
altrimenti vano dire. Allora che vorrei davvero? Vorrei possa essere
proprio come accade a cuori che s'amano, nonostante il vissuto, che
possa far ostacolo, e che mimano piante simbionti, che scambiano
acqua e nutrienti, così la vita dell'una dipende dall'altra. Di
simile tra chi s'ama, ciò che basta all'una anima piace e soddisfa
l'altra, ed è questo che deve ancora oggi accadere con te, mia
piccola donna, come tra me e l'amata del cielo! Io la mia piccola,
no, la grande mia felicità nella speranza che ho del cielo, senza
nulla sottrarre agli occhi tuoi speranzosi di un domani qui insieme e
che sol miei si dicono, ti avrei già dato perché ti colmasse, un
po' almeno, la vita e in cambio mi sarebbe bastato immaginare il tuo
sorriso alle cose tutte del tuo mondo, avvertite di nuovo ridenti per
te! Non è più stato da tempo, non si può ora! Tu sai di me!E
allora prego che almeno il buio, che ti si farebbe intorno senza più
me, ti sia risparmiato! Della preghiera si giova anche l'orante, ne
viene quasi sempre serenità, perché sapendo le difficoltà di vita
dell'altro e non potendo di più, dice a se stesso, Ho detto a chi
può dare aiuto, ho pregato chi può, e un po' di bene pur ne verrà!
È fiducia, fede appunto! Questo accresce la predisposizione alla
benevolenza verso tutti e mai depaupera, anzi arricchisce il cuore,
anche provato come il mio! E il mio cuore è gonfio di desiderio di
bene per te! Ma talvolta se si raccomanda al cielo persona cara c'è
in più il senso di impotenza di fronte a un destino che pare
ineluttabile, che si spinge anche alla vera sofferenza. Sì io non
posso non soffrire della tua apprensione nel sapermi malato e
divengo, un po' almeno, il cristo che si fa partecipe di ogni dolore,
lo prende su sé, sperando che ne resti alleviato il peso che grava
sull'altro, ogni altro! E questo del cristo è vero amore, talora
l'unico possibile nel male, che perfino il dio rende impotente a
questo mondo! Ma anche questo di più, che l'anima ha, alla tua
donerei se te ne venisse un barlume almeno della gioia nostra di
ragazzi, quella stessa che spero illumini anche i miei ormai incerti
passi in questo mondo! Perché, talvolta mi chiedo, questo destino,
io nel buio a immelanconirmi e tu che stai a pensarmi, a
preoccuparti, a far di simile, a quel che per me è reazione al male,
nel tuo cuore? E' certo opera del male che avvelena la vita di
ognuno, e io t'avrei voluta sempre felice! E sai che mi succede? Ora
lo so per certo, ho dalla preghiera anche il vantaggio della
consapevolezza d'aver visto abbastanza e che di lasciare questo
torbido mondo io non debba aver più paura, certo che anche per me ci
sarà perdono, quello vero non il mio facile concesso, troppo
permissivo il mio giudizio! Se non che mi strugge doverti lasciar
sola, sebbene certo nel conforto dei nostri due figli, piccola donna
che hai colmato in me ogni vuoto, ogni assenza, anche quella della
madre. Ma certo di più sarà di noi quando, vinta la mia malattia,
nuova stella con me sarai nel cielo di colei che ascolta ogni cuore e
perfino vi legge il taciuto! Ti prego, lascia il prosaico del
quotidiano, vivi con me questa speranza, abbi fede!
sabato 8 aprile 2017
Necessità della preghiera
Riprendo
qui alcune considerazioni anticipate in riflessioni sul mio sito di
“Facebook”.
Per
tutti trascorre veloce la vita. Come se i granellini della clessidra
del tempo disponibile s'affrettino a cadere dall'ampolla superiore
nella sottostante! Questo drammaticamente si può avvertire alla mia
età, quando quasi tutte le cose, i fatti sono già stati e divenuti
ricordi, belli o molto meno, se non brutti! Che ho tentato? Non
certo grandi cose, e, se anche sì, giudicate per come concepite e
immaginate concretizzate, non ho nitido ricordo dei tentativi
falliti, che certo ci sono stati e molti perché quelle son rimaste
cose sognate, agognate, cose da venire, prossimo ritenuto il loro
futuro, ma pur sempre sfuggente! Allora forse ho solo tentato di
vivere, se vero che i sogni spronano a viver la vita tutta, facendola
sapida o amara, se troppo frequenti le delusioni. Sì, molti
accadimenti sono stati duri e tristi, impossibili da governare, come
accade a marinai su navicella sperduta in mare da contrari venti
combattuto, e, subendoli, poco o molto durati, alcuni seguito m'hanno
fin qui, il mio destino di bene e felicità ne ha certo sofferto. Sì,
molte le delusioni, anche dolorose, in pochi barlumi di gioia e
d'amore ricambiato! Ma vita inutile non è stata, una cosa ho certa,
ho pregato! Per chi, perché? Per me certo, e come? E
chi ho pregato, se il male perfino il dio limita nel suo pungente
desiderio di bene da destinarci? Ho forse pregato perfino per lui? E
chi allora? Ho pregato per lui, cristo qui sempre impotente dalla sua
croce, lui onnipotente solo fuori dal mondo! Pure per l'umanità
tutta? Sì, anche! Ché guerre più non vi siano! Ne è intrisa la
storia tutta e di che orrori vi si commettono ne parla perfino
l'attualità! E ancora ho pregato ché la ricchezza meglio sia
distribuita, se vero è che la disparità è premessa di esasperate
rivendicazioni e sconvolgimenti, pur giusti! E per quelli da cui solo
male ho avuto, chiedendo mi fosse donata la capacità di perdono e
della dimenticanza!
Ma,
devo riconoscerlo, non
si prega soltanto per ottenere che danno e pene personali e
collettivi cessino per noi, lacrimosi in troppe vicissitudini! Fin
troppo umano è farlo per chiedere che il male subito sia solo
temporaneo! Ma sorprende che, pregando, i pressanti problemi
personali s'allontanino, cioè un po' almeno scemino, forse perché
si ha necessità di riassumerli in un sospiro, quando non in una o
perfino copiose lacrime, e questo di per sé aiuta o conforta.
Perché? Se posso limitare, col descriverla, l'angustia, questa forse
potrà essere superata, basterà il piccolo aiuto sperato che dal
cielo pur si conceda agli immeritevoli! E io tale mi sento! Allora,
avendo questa fiducia, sarebbe bene chiederlo a beneficio di tutti,
cioè ricordare il proprio sé bisognoso tra sicuro i molti
imploranti di ogni momento. Perché se, accorata la preghiera, ben ci
sarà aiuto dal cielo, personalmente ne basterebbe poco a sanare il
danno o la carenza lamentati, ma dell'azione salvifica veniente si avvantaggerebbero molti!
E' forse questa una ingenuità della nostra fede! Ma è certo che
molti hanno anche di più gravi pene e le personali includono, e son
tanti che più non pregano sfiduciati o non sanno, perché ricordare
non possono la fiducia che pur avevano nella preghiera, bambini. E
allora se dico al grande medico per chi ho accanto, Aiutalo!,certo lo
sto dicendo anche per me! E' questa una verità che ha messo tempo a
venir fuori nell'evidenza sua, ma tardi per le cose di fede non è
mai! Così forse per me anche le manifestazioni più ingenue
nell'amore a tutti dovuto, alla donna mia in particolare, che però
ora più ancora le domanda. Chissà!, forse perché vedendomi
sofferente e accorato teme di perdere l'evidenza del mio affetto, se
non di più, preso da ben altre cure! E che sono le richieste sue, se
non poche parole buone e rari gesti opportuni, che un po' le diano
calore al suo partecipe e provato cuore?
Sì,
è così proprio, se per un altro si prega perché scampi o almeno
abbia minima pena, si prega per sé! Fosse anche solo un'”Ave”
accorata. E' un'opportunità che ci viene offerta. Chi ringrazierò?
Credo il cristo stesso, che prende su sé ogni pena, ogni dolore,
ogni lacrima! Ingenuità anche questa? Forse, ma quanto vorrei
tornare all'ingenuità di bambino, quando rimasto solo, vessato da
bagatelle familiari, avevo unica gioia nel fare la comunione e anche
quella poi mi fecero perdere fino a negare di credere! Mi dicevo, ho
mangiato Gesù, sarò più forte! E davvero era così, piangevo
raramente e di nascosto! Ecco questa la mia infanzia, eppure grande
non volevo diventare e subire ancor più l'ottusità prepotente di
molti!
Ma
in ogni preghiera c'è sempre un di più! Si prega non solo per
ottenere per sé o il prossimo che abbia analoga o più forte pena
nel dovuto subire, ma anche per offrire! E che? La propria pochezza,
la propria insufficienza, il proprio bisogno. E chi ascolta, il
cristo stesso, li avvertirà propri. Così chi prega è anche chi
ascolta, e chi ascolta diviene per amore quel lui che implora
attenzione. E' mistero della nostra fede! Oh meraviglia!, il cristo
si fa chi ha sete, ma non beve, se l'altro non può, ha fame e non
mangia, se l'altro non viene rinfrancato, ha bisogno di ristoro e non
cerca pace, se all'altro è negata, bisogno d'amore e lo domanda,
così come fa insistente l'implorante! Solo così egli può essere
risposta a chi non ha che l'offerto, Nulla! E a questo lui, tanto
vessato, egli offrirà di sentirsi lui stesso farsi preghiera e sua
accoglienza, cioè sentirsi un cristo. Perché il cristo, sebbene
fatto impotente per la croce novella, gli dice, Io sono te, io stesso
nella stessa tua attesa! E non v'è dono più grande!
Le mie nelle tue pene, signore, la mia la tua preghiera, la mia
aspettativa, la tua stessa! E allora preghiamo anche delusi, c'è una
grande risposta, nascosta, taciuta, perfino negata da chi parla e
tanto, ma poco o nulla sa del peso sull'anima del silenzio del dio, e
ben tutto questo male che vessa perfino il cristo, e tutti lo
diventiamo pregando, dovrà pur finire!
domenica 2 aprile 2017
Eutanasia può essere atto d'amore?
Quando
vedo un malato terminale o ne ho notizia, sempre ho l'immagine di un
povero cristo in croce, che da sé morire non può e lo vorrebbe, più
di ogni parola, più di ogni gesto di compassione, pur spesso
desiderati, e non posso non pensare necessario che qualcuno, pietoso,
le gambe dovrebbe pur spezzargli per permetterglielo. Questa pratica
in quell'infame supplizio, di cui quello del tanto oggi provato fa
metafora, tra i romani era comune, nota come “crurifragium” per
accelerare la fine, a modo loro pur pietosi gli aguzzini se non del
condannato, dei timpani loro se dovuti rimanere astanti. Trovo che
oggi tra tanti indifferenti o volutamente distratti da mondani
interessi e pavidi, non si trovi chi faccia d'analogo! Io nemmeno me
ne sentirei capace, visto che, ormai medico, pietà fin a quel punto
di mia madre non ho avuto, ma solo amorevole alleviarne le indicibili
sofferenze ho avuto solerte cura fino alla fine! Ma oggi è
possibile, ma lontano, tra altra gente, sicuro più evoluta, la
pratica definita “suicidio assistito”, in cui non solo si
richiede l'assenso di chi stia per beneficiarne, ma pur la volontaria
messa in opera finale, solo da parte sua, dell'input dei meccanismi
necessari per l'eutanasia. Ma io mi chiedo, è pur essa un atto
d'amore? E se sì, almeno in determinate estreme circostanze, quali
allora i limiti dell'amore? Credo che l'amore limiti non abbia, ma in
ogni circostanza della vita, in ogni decisione occorrerà prima
chiedersi, Sto agendo veramente per amore, cioè nell'esclusivo bene
dell'altro? Può essere un bene privare della vita un'altra persona?
Ma la vita che è, se non la possibilità di toccare, sperimentare il
bene, di desiderarlo sempre più, e questo può e deve accadere anche
tra tanto male, che sempre è prevalente? E alla fine dei propri
giorni si dovrebbe poter dir, Io ho vissuto, ho conosciuto il bene! E
non certo, sono stato gaudente, cento e più donne ho avuto, e cose
sciocche similari! No, occorre dire, io ho amato, io sono stato
amato! Ma se il male diventa l'unica permanente possibilità e non
lascia tregua, ecco che perfino la morte, che di ogni possibilità di
bene e di male priva, può vestire i panni del bene, essere del bene
l'ultima forma possibile! Pensando che l'amore sia l'unico imperativo
e ripensando alla mia personale pavidità, antica e mai guarita, anzi
rafforzata dall'età e dal paravento della presunta fede, vorrei
davvero che il signore della vita tornasse a porre fine a questo
mondo di ipocriti, tra i quali mi metto con la dovizia delle mie
ragioni contrarie a simili decisioni estreme, e di malvagi
prevalenti, che non hanno che amore di sé e perciò ignorano
volutamente chi soffre. Sono sempre in cuor loro egoisti spregevoli,
contenti che il male abbia preso l'appena accanto, di cui trascurare
vuole il dovere di pur far qualcosa per alleviargli la pena, se il
colpito lo desidera, ma anche se, come è diffuso, quello preferisca
nascondere il suo dolore! Occorrerebbe allora intuirlo, occorrerebbe
sentirselo dentro come pungente disperazione, sì sentirlo gridare
forte! Qui, in questo mondo, si parla volentieri di diritto alla
vita, pur giusto, sacro addirittura, e non si permette una morte
appena dignitosa a chi l'invoca, nel dolore di una malattia senza
rimedio che attanagli, sì, nell'abbandono anche di chi aiuto gli
dovrebbe e smetta di lottare se troppo compromessa ne vede la propria
persona, la propria vita tranquilla di mediocre uomo. Necessità di
decisioni estreme richieste anche tacitamente, ma quasi sempre negata
dal pressappochismo di medici, per lo più però sempre avidi, e dal
temporeggiamento di politici ciarlieri, che quasi deserta l'aula
hanno lasciato perfino alla discussione sul “testamento biologico”,
e di istituzioni dalla burocrazia soffocante! E vorrei che il ritorno
del signore sia più veloce del desiderio amaro di morte di questi
disperati, immagini sue autentiche, e della mia stessa preghiera, che
risposta abbiano prima che lo raggiungano! E lo sproni la madre sua,
che del dolore conosce ogni increspatura, ogni lamento anche nel
nascondimento di chi ha perfino vergogna del suo stato, della sua
necessità, che tregua però non concedono, e ogni lacrima, ogni
grido, e ogni parola, ogni nome, pronunciati nel buio
dell'indifferenza, e ogni invocazione al cielo, a lei proprio, non
potuta soddisfare! Il dio, onnipotente qui non è
davvero, è solo il cristo che ha su di sé ogni male, almeno finché
durerà questo strano mondo che egli ha voluto, forse perché lo si
ami anche nella propria impotenza e altrui disperazione, che ogni
volta fa sua!
sabato 1 aprile 2017
Quando alle tue stelle sarò...
Quando,
chiamato alle tue stelle, ti vedrò qual sei, che ti dirò, bella del
cielo? Certo ti chiederò, Tu, quale di quelle incontrate laggiù,
invero pur poche, sei stata? Sono certo ormai che lì tutte e nessuna
mi abbiano significato di te, qualcosa almeno! Ma completamente solo
quella che, a fugare la mia incomprensione della scarsa fortuna mia
con quasi tutte, venuta è in veste d'angelo in sogno, ma tale
appunto che ognuna di loro quella pareva e allo stesso tempo nessuna!
E a dirmi che?
L'amore
tuo per me, perché parlava come se tu veramente fossi, non solo è
da me ricambiato e da sempre, ma tanto venuto s'è accrescendo via
via, che un amore così, più distinguermi da te non può!
E
allora proprio così mi confermasti quel che intuito avevo almeno in
parte, che, se ero da sempre anche un po' te, con alcuna donna
l'amore mio sprecato non era stato, perché tu mai sprechi il bene,
pure con quelle con cui tutto era finito precoce e male
all'apparenza! Tutte quelle storie, perciò mi confermerai lì tra le
tue stelle, erano state la nostra storia, sì, proprio mimato avevano
il nostro amore! Sì, il suo svolgersi, il suo divenire e sublimarsi,
perché tutto questo mondo di apparenze, di fallacia e di ombre ha
dovuto percorrere fino a farsi palese, luminoso qual'è, soltanto nel
tuo mondo, dove d'ombra non v'è luogo! E se incomprensioni v'erano
state, per me e forse per taluna di loro, tali da soffrirne, noi
nulla sapevamo del vero lor significato! Allora fatti amari son
sembrati, e ben sai a chi alludo tra tutte, che subiti li abbia, ma
quando con te in fondo sol scaramucce appariranno, bagatelle tra noi
innamorati che su questa scena del mondo avevano recitato lor
protagonisti, senza punto immaginarlo! Sì, attori mimi, or felici or
meno, finanche amaro delusi, in un solo sogno, il nostro, siamo stati
le donne mie ed io! Allora se tu in diverse forme e caratteri di
donna per me venuta sei, ma pur sempre amabili, e hai voluto ti
conoscessi per essi, le loro, anche le dure, sono state tue parole e
i loro, anche se troppo misurati da pensarsi avari, proprio tuoi
gesti!Così i lor sogni, i pur espressi o i trattenuti celati, forse
temuti incompresi, sono stati quelli del tuo sogno d'amore per me e
con me, tribolato, contrastato, come lo son tutti quaggiù, anche se
fatti soltanto di soli umani desideri, come il mio pensato! E ti dirò
che forse miglior fortuna con una sola io ho avuto! Quale?
Pleonastico, ma cortese il chiedermelo! E ti risponderò, Quella che,
privandosi di quel che in cuore aveva, piccolo cuore che, sebbene
stipato, si stimava esauribile del bello celato, fino a me e sol per
me conservato inconsapevole, sicuro non sapendo che è l'amore, anche
solo sognato, che sostiene e fa crescere l'amore, me l'ha donato!
Perché? Credo, affinché il mio cuore, scoperto deluso e tanto
provato, sopravvivesse, un po' almeno accanto al suo, disposto per
amore a lasciarsi morire d'inedia!
Sì,
ti parlo sempre delle mie donne, di questa mia assai spesso, ma lo
faccio per parlarmi di te, per sognarti, per anticiparmi l'incontro
de visu sperato! Così il mio dire nostalgico di quand'eri con me
senza saperlo, e ora pure da farmi incredulo, si fa vera preghiera ed
il nostro incontro agognato palese diventa proprio a breve, anzi,
meraviglia, di adesso!
giovedì 30 marzo 2017
Chi nutre quel che si dona?
Ho
scritto pensandoti come in accorata preghiera,
Se
questo piccolo fiore, che ben mi tengo stretto e da molto, ma lieve,
ché non lo sciupi più del tempo inclemente e non lo soffochi su
avido seno, e piano e dolce lo faccio, ché male non gli rechi, il
male tentasse e vero raggiungesse, certo non temerei il ridicolo
tentando di distrarti, impegnata come certo sei, donna del cielo, con
ben tanti sofferenti! E forse la mia insistenza si farebbe perfino
temeraria dopo un tuo apparente rifiuto! Oh sì, pianger ne potrei e
tanto e forte, e più ancora gridarti attenzione fino a scuoterti il
cuore, ché pietà ne esca per noi! Ecco queste mie mani, hanno
cercato di esserti utili, hanno cercato di fare comunque, e, anche se
poco, bene ne è venuto, spero più del male indesiderato e
involontario, e ora che mani di vecchio si son fatte, son congiunte
perché questo mio timore si faccia preghiera ascoltata!
E
ancora, rinnovando la mia supplica alla salvezza di altro mio fiore
intesa,
Semmai
queste mani ormai stanche, tu dovessi fare le operatrici tue, donna
delle mie preghiere, certo quanto più bene potessero, tenterei, per
essere vicino alle aspettative tue, meraviglioso il dono tuo! E se tu
me lo consentissi sai da chi cominciar vorrei? Da quel piccolo fiore,
prigioniero del mio ricordo, di cui tanto parlato t'ho, e oggi pure
alla mia piccola donna. Ella dell'anima sua so che più cosciente non
è, e qualcuno oggi sotto al sole della altrimenti amena passeggiata,
ricordarmelo ha voluto! E tristezza ha fatto, forse mal celata, a
questo provato mio cuore! E che le direi, accompagnando gesti
salvifici? Piccolo fiore, piccolo fiore, ricordi le ore al tuo
balcone e io sulla via a rimirarti? Torna, torna! La bella, che nel
cielo t'aspetta con l'altro mio fiore, lo vuole! Torna, torna! E'
bello ricordare l'amore ingenuo nostro, anche se io l'ho rovinato
involontario, e qualcuno ha voluto interromperlo, spezzarlo!
Ma
ora mi chiedo, Io che così tanto ti indirizzo, il sogno anche di divenire tuo strumento di bene, davvero ti conosco da sperarmi
ascoltato?
Forse
davvero un po' solo, ma mi basta, ché altro di te mi svelerai
mostrandoti, se vero è che mi vuoi alle tue stelle! Tu ora,
perdurando questa vita, dal tuo cielo in notti stellate sei donna che
dal cuore suo tutto trapunto di simili a quei tanti brillii, che
l'universo dissemina a far incanto, sfuggir permette cose che, qui
cadute come stille di luce, altri cuori raccolgono e se ne nutrono.
Mentre è ben strano che il tuo si cibi solo di ciò che perde e tu
ne viva, all'apparenza diminuendoti! Perché vero è che il dio è
chi vive del bene che sfuggir si lascia generoso verso gli
immeritevoli anche! Meraviglia della divinità tua! Vivi anche tu del
bene elargito, lasci ti sfugga, lasci piova su assetati cuori e ti
appaga e ti sostanzia e ne vivi! Tu vivi d'amore! E sai che chiede
questo vecchio e capriccioso mio cuore? Proprio amore, il tuo, o
benedetta! Per sé? Anche! E per chi altri? Per il piccolo fiore che
nutre del poco che crede d'avere, ma solo in apparenza donando del
suo. E questo fiore è piccola donna, che gli vive dentro e dir
potrebbe, Vivo per amore e d'amore! Perché? In questo ti imita, dal
momento che mi torna parte di quel che io le do, privandosene, perché
ne viva il mio e il suo cuore! Vive come te del suo stesso dono! Oh
meraviglia, “similia similibus sunt”, cose simili sono per i,
accadono ai, simili! Ma sei tu che inizio dai alla nostra
condivisione del nostro posseduto col dono tuo a me proprio, sebbene
indegno di tanta dedizione da donne, che amo così come posso dalla
pochezza mia, sì, nel cuore ho un tal fiore che il tuo donato è
tutto per lui! Illusione sarebbe che io e lui sopravvivessimo col
dimezzato, pensato che sia solo da me. Presto i nostri cuori, ora
gonfi del tuo, ben poco avrebbero, non scambiandosi che briciole
rimaste, e forse si farebbero rattrappiti, finanche a morirne! Sì
per mancanza d'amore si può morire!
Ma
questa donna-fiore ignora la solerzia dei nostri cuori, ella pensa
che come spartir dobbiamo il cibo, così quello per l'anima, l'amore,
debba esserlo! Sono così le donne tutte, almeno quelle che un tesoro
hanno nel vero amore! E di te è ignara, non sospettando lo alimenti
e lo rinnovi e giovane lo conservi e sempre ne riempi il mio cuore
ché ne trabocchi e a tutto e tutti io lo trasmetta. E allora se vuoi
i nostri cuori sopravvivano oltre il caduco supporto della fisicità
in cui rinchiusi li hai, continua a lasciarti sfuggire un po' del tuo
nutrimento. Permetti viva il tuo cuore anche di ciò che viver i
nostri fa! E il mio, io gli occhi fissi allo stellato, ben ti dirà
riconoscente , “D'altro non calme”! Sì, d'altro non mi importa,
è questa la felicità!
domenica 26 marzo 2017
Un prato fiorito pur violato!
Chi
incontrare vorrei nel mondo dell'oltre? Le persone amate, tutte! E le
poche donne mie certo, e anche nella fisicità loro, quella che qui
m'ha fatto sì desiderio, ma anche incanto, ché fiori le ho viste e
sognate. Sì, le donne sognate, e le appena solo sfiorate, ma
sopratutto quest'unica carezzata a lungo, e stretta, ché via non
fuggisse come altre! Sì, davvero, e non per me solo, tutte sono
state qui fiori delicati, vellutati nei giovani petali loro e lì
saranno fiori ancora, ma spontanei di campo in quella eterna
primavera! Forse quelli qui già conosciuti se ne staranno anche
speranzosi della mia attenzione, quando timidi di lor capolino
abbiano disteso corolla alla calda luce del dio! Simili, ma sicuro
molto più belli, a quelli che, ora che è appena primavera, già
fanno variopinto questo chinale tutto inverdito di erbe novelle, e
che a lor corolla distesa, baciata dal caldo sole, già vedo
accorrere api operose e vaghe bianche farfalle, che fior da fiore
sembrano scegliere, cui fa bordone il brontolio di bombi, pur lor
affaccendati ad esplorare lor preferiti. E anche appena distesa lor
corolla hanno cento e cento margheritine simili a quelle che la
donna mia ha trovato nel nostro piccolo prato! Qui numerose da non
poterle contare, lì, solitarie, forse una sua carezza attendendo,
che invogli altre a venir fuori dall'umida terra, lor significando,
Su qui venite, vi troverete amore! Oh alla lor scoperta, quelle sue
parole di felicità e meraviglia! Tanto lor eco m'occupa il cuore
che a tenermi compagnia io me la fingo, la mia mano nella piccola sua
tener stretta come a bambino che condurre ella debba, e con lei
diventar vero lievi i nostri passi da non sciuparne alcun fiore, come
se il mio sogno sia davvero sognato! E come il sole li scalda e li
invita a dischiudersi, di simile la carezza sua li invoglia e quella
delle parole sue sollecita la corolla del mio cuore a distendersi
tutta, fiduciosa, ché luce vi faccia e calore questo fecondo
piccolo mio sole! Ma fuori del mio sogno, certo le mie sono orme
incaute, molle dopo la recente pioggia in montagna il terriccio di
questa radura e appena procedo fiori calpestati in quelle affondano!
E ve ne saranno di incapaci a venire fuori dalle mie orme! Ma se
metafora ne faccio, accadrebbe anche per quelli sì violati, ma non
troppo malconci. Ma a che, a chi pensare mi fanno? A uomini colpiti
dal male, perché chi scempio abbia subìto, è vergognoso perfino
d'esservi capitato innocente, perché è sempre molto distorta la
psicologia del succubo del male! Dice questi,
Ben sono negletto, ben m'hanno abbandonato uomini e santi, rimasto solo con i miei dèmoni, colpito, bisognoso, ma senza più parole per chiedere, nemmeno a persona buona che soccorrermi voglia! Sì, non ho che lamenti, non ho più lacrime, e me ne sto nascosto in un cantuccio, per chiedere scusa di essere ancora tra voi tutti! Sì, mi si perdoni il fastidio per gli occhi vostri e le orecchie, sì mi si perdoni d'essere vittima, malato tra voi sani!
Assurdo! Ma anche impossibile è tentare una risposta, frugando nel proprio sé, del perché il male, sì inutile è chiederla a se stessi per darne ragione al provato. Lo si è visto arrivare, lo si è visto scartare la propria persona, soma e mente, e prendere l'altro, l'appena accanto, il fratello, il prossimo conosciuto appena o del tutto sconosciuto, senza ragione alcuna nella apparente preferenza sua!
Ben sono negletto, ben m'hanno abbandonato uomini e santi, rimasto solo con i miei dèmoni, colpito, bisognoso, ma senza più parole per chiedere, nemmeno a persona buona che soccorrermi voglia! Sì, non ho che lamenti, non ho più lacrime, e me ne sto nascosto in un cantuccio, per chiedere scusa di essere ancora tra voi tutti! Sì, mi si perdoni il fastidio per gli occhi vostri e le orecchie, sì mi si perdoni d'essere vittima, malato tra voi sani!
Assurdo! Ma anche impossibile è tentare una risposta, frugando nel proprio sé, del perché il male, sì inutile è chiederla a se stessi per darne ragione al provato. Lo si è visto arrivare, lo si è visto scartare la propria persona, soma e mente, e prendere l'altro, l'appena accanto, il fratello, il prossimo conosciuto appena o del tutto sconosciuto, senza ragione alcuna nella apparente preferenza sua!
È
come se il fiore indenne del calpestato prato, scampato, debba dire
allo schiacciato nell'orma, Rassegnati se di tua condizione venir
fuori non puoi! Io nulla so del perché improvviso s'è oscurato per
noi il sole, e nulla posso per alleviarti la pena, nemmeno quella
della vergogna tua, che nemmeno il capolino sollevar ti fa!
Cosciente
del danno, via venir dovrei ricalcando i passi miei per limitarlo al
minimo! Ma è stato indugio del cuore, è stata preghiera!
Iscriviti a:
Post (Atom)