sabato 25 giugno 2016

La regia del mondo



Qui nel mondo del nostro vissuto, ogni accaduto ha testimoni o parlanti, che ne sappiano riferire, o non vogliano, e altri per loro natura muti, o non averne del tutto. Ma qualcosa c'è pur stato, lo scenario non è più lo stesso! C'è molto o poco di diverso, mai prima, cioè novità o di simile ad altri fatti che fatto hanno la storia di qui. Ma questa storia pur si svolge e questo mondo non ha autocoscienza, memoria talvolta, condizionando talora i passati avvenimenti, i novelli. E allora si sta tutto svolgendo sotto una regia, che accoglie le novità e scusa le ripetizioni o questa pur c'è ma nulla suggerisce? Rispondo partendo di lontano.
Benché questa donna , che deciso ha di starmi accanto, tutto spartisca di me, vicende belle o buie, ci sono in lei certo desideri, aspirazioni taciute, che svelar non può, compromessa allora la meraviglia del vedersele concretizzate. Una donna è così, molto tace e custodisce in sé beni preziosi o che tanto, realizzati, significherebbero per lei. Ma benché io abbia desiderio che felice sia e tenti di scoprirli, non so come aprirne lo scrigno. E allora devo ammettere che una parte di lei, che conoscer non posso, mi è estranea, perché geloso celata. Allora non posso che amarla nel solo modo qui consentito, incompleto quindi, imperfetto, e la parte sconosciuta di cui ho sentore a ogni sguardo o sospiro, è un manco che assume per me la consistenza del sogno, preziosità desiderata eppure vietata. Sì, sogno la completezza d'amore, al momento inappagata, di vivere tutto della sua bella anima. E tanto vorrei che questa nostra favola fosse altrove, in altra epoca rivissuta e senza veli posticci! Ma cosa, chi lo permetterà? Chi tutti e tutto ama e soffre di ogni incompletezza, ogni manco, ogni modifica, ogni interferenza nel suo piano, che è d'amore!



martedì 21 giugno 2016

Somigliare al cristo


Quantunque la nostra possa essere stata una vita ben spesa e pienamente vissuta, pure potrà esitare, oltre che nelle frequenti assurdità che ci minano o spengono l'integrità del corpo, anche nella sconfitta dei propositi, che scompiglio ci fa nella mente. Fallimento doloroso, che ci farà somigliare al cristo nell'epilogo della vicenda sua. Ma così accadendo, ci sarà somiglianza anche con la resurrezione sua? Sì, è speranza della fede! Ma come la morte non fu per lui solo fisica, ma anche spirituale, abbandonato dal padre suo, così la nostra, la spirituale anticipata nel fallimento di tutti i valori, che la vita di qui fanno degna. Questa dissociazione nei due aspetti della morte, con quella spirituale che afferra per prima, è condizione davvero misera, vero calice amaro, che invano rifiutato, abbiamo dovuto bere! Bontà e impegno hanno fallito e nella nostra mente vuote e senza più senso le parole amore e dio! E il cristo che farà? Nella preghiera s'è fatta penosa la sensazione che egli non ascolti più, o mai l'abbia fatto, pia illusione d'amore come tante! Sì, così la disperazione! Ma questa potrà non sfociare nella composta rassegnazione di chi, sconfitto, attende disarmato l'epilogo definitivo, potrà accadere qualcos'altro. La preghiera ostinata sfociare nella ribellione a quanto di estremo e indicibile sostanzia per noi il male, con la perdita del cristo perfino! No, diremo o urleremo, io sono destinato alle stelle! Ecco allora la nostra resurrezione spirituale, la vittoria anche solo temporanea, ma completa sul male! Ecco la vera somiglianza col cristo, sì risorto, ma che continua a morire in ognuno che muore!















domenica 12 giugno 2016

Pregare per chi ci farà violenza, perché?


Ma che è diventato questo mondo, forse una paurosa voragine senza dio? Difficile è oggi fondare la sicurezza propria e di chi si ama sull'affermazione fiduciosa, perché è l'uomo stesso che lo fa più buio, e oggi sono tanti a velare anche le stelle! La stessa dignità dovrebbe avere però ogni uomo, sia di fede che da nessuna convinto. Perché non è razionale la scelta, ma fondata sul personale significato dato alla propria vita, e resterà il dilemma nonostante uno come me possa con convinzione dire, Io sono di cristo! Quale dilemma? O c'è il dio ed è per ogni uomo, o non c'è, è speranza vana, o ha misericordia e amore per tutti o non c'è, trasferite a un lui ipotetico le evidenti carenze di qui! Importa poi all'uomo di fede nell'unico dio quale profeta ne abbia svelato la essenza, rassicurandolo della sua presenza non in un dopo e in un cielo, ma ora e qui accanto ad ogni uomo a spartirne il destino di disagio quando non di palese sofferenza? Ma, mi chiedo, Se vero è che tutti gli siamo destinati, perdonati perché comunque amati, occorre davvero che qualcuno ne diffonda ancora il credo con la violenza su derelitti almeno quanto lui o più, perduta ogni speranza di bene? Non è questa volontà d'agire così, contraddittoria e negazionista perfino del dio-amore? Non è come significare, in palese errore, che non c'è via diversa per annientare il male e affermare le ragioni del dio? E non è la violenza figlia dello stesso male e non l'aumenta forse, di per sé già tanto diffuso e opprimente, coinvolgendo nella follia sua i piccoli perfino, che esentati non sono dal dolore sempre eccessivo nella crudezza sua? Non c'è spiegazione che giustifichi tanto erroneo procedere di chi vorrebbe la luce eppure va verso il buio e spingervi vuole con sé ogni altro? È folle, è stupido, è perverso? No, è sono umano, ed è avvilente e disarmante che rientri nella normalità potenziale di tutti! Viene da un sostrato che sta nel fondo dell'anima di ognuno ed emergere vuole con le ragioni sue assurde, che però ha di inquietante il voler affermare con appigli nel sacro, una altrimenti inconfessabile pulsione sua non all'indifferenza, ma quella che mai alcuno esenta dal non amore od odio per il diverso!È del terrore premessa per cui la comunità tutta dei minacciati è giusto prenda misure idonee a prevenirlo. Perché sta accadendo che molti siano convinti che il dio del perdono abbia bisogno di uomini risoluti pronti ad annientarsi per opporsi a devianze, incertezze, ritardi sulla personale via al bene. Ma, mi chiedo, ha forse il dio bisogno di correttori umani? Ma se questa è la contorta mentalità deprecabile del terrorista, che farà il singolo per arginarla? Potrà o prepararsi dovrà a subirne la violenza? Noi siamo considerati, e a torto, eredi di quelli che sono stati i crociati, oppressori di popoli nel passato, perché ora solo del cristo testimoni e quindi anche noi del solo dio di tutti. Lui si lasciò prendere, delatori gli stessi suoi, pur presagendo nella preghiera al padre l'amarezza di quel calice divenuto necessario bevesse, re di ben altro mondo, ma in questo vittima anche del fanatismo religioso, quello oggi dilagante e ai seguaci suoi d'ora tanto avverso! Nessuno, credo, abbia il suo coraggio, ma se destinati ad emularlo, e tutti siamo ormai potenziali vittime, come di una calamità inevitabile, preghiamo in anticipo per quelli che ci offendono, per ora con la sola minaccia, forse, quando presi, tempo non avremo per il perdono!

giovedì 9 giugno 2016

Dalla verità la libertà

Si bene feci, quid me caedis? È domanda del cristo,consegnato ai romani dai suoi, ma che quelli che hanno speranza nel dio faranno nella vita anche più volte, ma senza mai risposta diretta. La darà mai qualcuno di qui, o qualcosa, un favorevole evento, un piccolo bene conseguito, che spezzi la monotonia del subito? Io, che difficoltà ho avuto fin da bambino, attendo da sempre che la vita risponda, con una qualche sua positività almeno. E come? Forse con agognate pause di pace, fino alla definitiva, raggiunte che io abbia le stelle! Mi darebbero forse solo l'illusione della libertà, fuori dalla amarezza del consueto o dall'uggia del troppo frequente. Ma, mi chiedo, dalla libertà può mai venire la verità? Cioè è condizione che possa suggerirla? E se sì, quale? La intellegibile ragione del dover star qui a subire da chi o da ciò che legato è alle ragioni che fanno questo mondo perverso? E saperlo rende forse meno legati, più indipendenti da un destino che pare ineluttabile, cioè aumenta la presunta libertà? Ma qui è venuto chi ha rovesciato il sillogismo!Da, Non c'è che una verità, nessun uomo è libero, allora io non posso esserlo, necessariamente nel destino di ogni altro! A, Non c'è che una possibile libertà, quella che viene dalla verità che, conosciuta, fa tutti liberi, allora fa me libero, uomo autentico! Ma quale è? Non è forse vero che qui è venuto un novello Socrate, che la veridicità delle affermazioni sue ha suggellato con la morte, a dirci che solo nella sua verità sul dio, altrimenti sconosciuto, c'è la libertà per l'uomo, quella vera, definitiva, quella anche dal male? E non gridò, contro ogni evidenza, morendo, che il suo amore ci destina alla felicità?

sabato 14 maggio 2016

Sul diaconato alle donne


La società antica era tutta per la prevalenza del maschio. Ma spesso questa diventava prevaricazione su altri, da parte anche di donne, perché permetteva l'eredità di fortuna e meriti ai discendenti, maschi e femmine, di personaggi benemeriti, eroi anche, del passato. Ne venne la casta, nobiltà chiamata, che finì col diventare in prevalenza parassitaria! Per la donna comune c'era un ruolo peculiare, che tutto doveva impegnarla tanto da non permetterle nemmeno di sognarne altri, un ruolo importante, ma subordinato. Fu così per molti secoli, anche dopo la rivoluzione francese, intesa ad abolire la casta fino ad allora dominante a favore dell'emergente, la borghesia, aperta però,  quanto quell'altra chiusa era stata ed era. Pure in seguito personaggi, che parevano illuminati, non liberarono la donna affatto, confinandola al ruolo tradizionale, così Napoleone. Perciò lungo e tortuoso da sempre il cammino d'emancipazione femminile fino ai giorni nostri! Ed è d'oggi l'annuncio che la possibilità del diaconato femminile nella nostra chiesa diventi degna di approfondimento! Da parte dei teologi d'oggi, che paiono ignorare il ruolo della donna nella chiesa primitiva... Io, giovane ricercatore di matematica, mi chiedevo perché la teologia non fosse più materia di insegnamento universitario e perché la ricerca in quel campo non fosse più attuale da parte dei nostri studiosi. Mi fu risposto da persona saggia, che era non più scienza perché cristallizzata, senza possibilità di mutamenti, insomma che tutta quella materia, non era più aperta, era solo un ripensamento di verità acclarate! A me anche oggi tutto questo sconcerta... Ecco noi invochiamo lo spirito del cristo, che chiamiamo santo, facendone persona, cioè esistente di per sé e da lui addirittura indipendente, mentre volutamente ignoriamo la persona divina, che sta accanto al figlio suo, che lo generò qui e lo genera da sempre, la sua “imma”! Questa , Maria qui chiamata, spese la vita in discretezza e umiltà, nella società maschilista in cui le toccò vivere. Dante, in una sua felice espressione, la riconobbe “più che creatura”, ma ha, oggi almeno, riconosciuta la vera sua dignità di ipostasi divina col figlio suo dell'unico dio?

Riconoscere questa verità ufficialmente permetterebbe alle credenti non di chiedere con forza l'adeguamento ai tempi, ma il ritorno alle possibilità che Maria loro aprì, facendosi carne col figlio suo, per donarle a lui, perciò al dio cui da sempre appartengono. Nel racconto biblico il dio creò l'”adam”, il “terroso”, tratto dalla terra, che restò maschio solo alla separazione dei sessi! Fa sorridere dover precisare questo? Ma non v'è chi afferma che il dio, il puro spirito autore del tutto, della nostra intelligenza o stupidità perfino, sia maschio avendo creato il maschio a sua immagine, da cui trasse la donna? Sono solo affermazioni spudorate di certe confessioni che pur si dicono cristiane? D'accordo! Ma se non si fa completa chiarezza, forse ancora verranno nostri papi, anche santi, che rifiuteranno il giusto ruolo alla donna nella nostra chiesa, perfino l'antico diaconato!

domenica 8 maggio 2016

Una confessione dovuta


Io, che sempre parlar voglio del dio, sento che debba far conoscere qualcos'altro di me, ma anzitutto farne chiarezza a me stesso. Come, con quali parole sincere? Questa necessità imperiosa di sincerità mi fa capire quanto del dio io abbia bisogno e quanto col mio fare, il mio dire e scrivere, che nulla hanno dell'innocenza del bambino che ho cercato di rimanere pur tra tanti lupi, ma la cui mancanza però responsabile mi fa, al pari di loro, di questo mondo tanto inaffidabile, io in verità gli sia molto lontano. Perché? Io so di mentirgli almeno in parte, e che distante lo mantenga dall'anima, pur assetata di lui, da quando divenuta è ossessiva la preghiera di conservar al cuore il suo solo amore. Sì, son difficili da scovare le vere oneste parole che dir vorrei, pensandomi da lui ascoltato, complice quel connubio inestricabile di realtà e fantasia accesa, che fa di me il sé, l'anima, e più ancora quella sua parte che è il suo cuore, il sito dei fatti più riposti e celati, che appena s'apre con il dio, sperato sempre paziente a udirlo, e che forse nemmeno io stesso del tutto conosco! Sì tutto avverto mistero, soprattutto quello che ho dentro! Proverò allora! Come? Col ricordar queste lontane parole,
Notte di stelle cadenti, notte di desideri...Tu solo, Signore sai a quante stelle stanotte s’affideranno ingenui sospiri e quanti giovani sogni come queste cadranno! Bambino, i miei pensieri quell'estate erano per la piccola ospite della casa di fronte. Io non sapevo il perché delle bambine, ma quegli occhi neri, null'altro ricordo di lei, mi attraevano e m’arrampicavo sul muretto per sbirciare nel suo giardino, quando la strana cantilena dei suoi giochi sentivo...e me ne stavo appiccicato alla rete ed ella mi ignorava e io mai le dissi parola. Ma quell'estate finì e sul muretto un fiore trovai, così la seppi partita. Né più la rividi. Tu ne sai il destino. Tu ne sai i desideri che forse affidò a simili lacrime di fuoco in notti come questa...Ma vorrei che quegli occhi non avessero pianto mai.
La cantilena dei sogni di quell'estate vorrei ricordare, ma solo quegli occhi e null'altro di lei più so!

Ecco, se a me stesso spiegare dovessi l'attrazione per le donne della vita tutta, ricorrerei a parole simili alle riportate, scritte anni or sono sul mio blog. Ma, benché chi m'ascolta insieme al dio, forse si sforzi d'essere comprensivo delle ragioni che motivano l'apparente mio rimpianto, provando ad anticiparsele, solo il cuore lo è davvero, cioè può intuirle, il loro e il mio, e ingannarli non posso! Devo il vero a me, agli altri, al dio! Allora è al mio che chiedo, Ho davvero cercato la smarrita bambina in tutte le avvicinate donne della mia vita? Ci deve essere del vero! E una, occhi neri, c'è davvero stata, ma da lei mai palese il dono atteso, il suo bel fiore rimase a me celato... Poi una piccola donna è venuta, benché occhi neri non abbia, mi ha dato il fiore sperato, il cuore suo, senza esplicita richiesta e io col mio povero amore, ridivenuto d'incanto ingenuo, ho ricambiato la gratuità sua, e la spero tuttora ché la credo pure oggi vero innamorata nel profondo, con l'anima, che le suggerisce per me ancora il desiderato dell'oggi! Altro non voglio ricordare, sì, le sofferenze che pur le ho causato e che sicuro le causo ancora! Ecco quanto all'antica, rimastami a lungo solo sogno, dir vorrei, qualcosa di molto ingenuo sicuro, ma a lei, piccola rimastami nel cuore, adeguato, Al fine t'ho ritrovata, piccolo sogno di tarda estate! Ma capirebbe questa, sola sua immagine, sì, questa mia donna, se le ripetessi queste parole, in vero destinate proprio a lei e solo così a quella che ella anche significa per me, quelle che mi detta per lei, e così anche per l'altra, questo tanto provato e strano mio cuore? E le donne che tuttora avvicino, benché timido rimasto, quindi non senza intima difficoltà, capirebbero della ricerca mia interrotta e che cosa mi motiva oggi, all'apparenza continuandola? C'è una ragione sola, la paura di smarrire ancora il mio piccolo amore, pur fattosi concretezza! Ma perché questo simulare interesse per altre donne, che solo per me stesso deve avere senso, ma tutto da svelare, sì, il dover comportarmi come ancora a cercarlo stia, pur tenendo questo piccolo amore ben stretto, e sapendo infruttuosa sicuro una sua ricerca tardiva, se lo perdessi davvero ancora? Forse a me accade come a nevrotico, ai rituali suoi compulsivi spinto, cosciente dell'inutilità di gesti e parole che li accompagnano, eppure ossessivamente doverli ripetere! Ma se v'è del vero nel supporlo, deve esserci qualcos'altro ancora..., che? Sì, ben so che qui proprio, tra queste donne, che tanto comprensive all'apparenza paiono con chi, pur avanti negli anni, è con loro gentile, ormai non sarebbe più rintracciabile l'amore, qualora perduto. Ma dove allora? Solo forse tra speciali stelle, quelle che il cuore si finge, simili a quegli splendori che nelle notti serene si specchiano talvolta in questo nostro mare, chiuso da monti ma raro del tutto tranquillo. Così proprio mi diventerebbe il cuore, fattosi sereno, specchio rassegnato di metaforiche stelle, affetti, amori, preziosità smarrite! E allora io, che con la pace del rassegnato, che pur continua a vivere per ricordare amaro la felicità perduta, mai lo vorrei, dovendo allora ammettere irrimediabile la perdita dell'amore e la mia incapacità a trattenerlo, mi impegno in vaghezze fuori del mio giusto tempo, forse per mantener questo cuore se non lago agitato, sicuro increspato, e se non da carezzevole brezza, da ben altro vento, almeno fresco nel linguaggio del mare, col chiedermi, Che mi risponderà quella e da quell'altra che attendermi dovrò? Ma così sulla superficie sua il cielo, quello anche delle persone care svanite nei pungenti amari ricordi frammentari, che forse ad attendermi stanno là dove, al momento, paiono irraggiungibili, specchiarsi non potrà! Allora è così che esorcizzo, quasi come in un rito pagano, la paura di non essere ascoltato dal dio vero e dovermi rassegnare alla perdita di questo amore, ché tutto mi sembra voglia insidiarlo nonostante geloso lo custodisca, impegnandomi volutamente in cose che solo all'apparenza son del ben fare e dire e per cui pago certo uno scotto, quale? Sicuramente il rischio del ridicolo! Che fare è allora questo mio, che sembra impegnarmi poco o addirittura molto? Proprio quello che si esplicita nel dire incauto a quasi tutte le incontrate qualcosa sì di gentile, ma in fondo di inutile, se non sciocco, vago sempre, quasi volutamente mellifluo, come uscito da cuore sì innamorato, ma di donna non presente, custodita immagine nella mente, anzi nell'anima, o nel cuore di questa, e solo a lei ben rivolto, mentre io lo spreco, ché sicuro sarà poco o per nulla capito, quando non sgradito riesca, da animi non predisposti ad accoglierlo, dove, quando? Alla mia passeggiata, quasi giornaliera. Come sia meglio lasciar intendere a tutti quanto delle donne tutto, fisico e lor psicologia, mi attragga ancora, ma in fondo da conscio vanesio! Autentica solo un po' quest'attrazione, o forse più, quanto la vanità della millanteria che fatale l'accompagna!

lunedì 2 maggio 2016

L'amore del nostro cristo


Che accadde quando il cristo strappato fu dalla privilegiata vicinanza, dal rapporto di fiducia reciproca col dio e padre suo e di tutti, dalla cattiveria proditoria dei suoi e dalla complice vigliaccheria romana? L'abbandonato sulla croce, pochi gli astanti a piangere quel supplizio con la madre sua inconsolabile, cercò ripetutamente con lo sguardo, che spegnersi voleva, lui morente, nel cielo che s'incupiva, un segno del padre suo, che però non venne! Ma che, alla terribile domanda del perché del suo abbandono, che noi tutti suoi eredi gli ripeteremo morenti in tutta la pregnante angoscia del momento, solo rifugio trovò per il suo pianto nel lago di quel cuore, che con ultimi disordinati battiti rispondeva ancora amore a tanto deluso dolore! Ecco, di simile accade nelle vite più sante, quando il cristo, pur avvertito da sempre accanto, si vede allontanarsi e rimpicciolirsi nella figura sua, effetto sì apparente, ma reciproco con chi si distacca dall'amato suo ponendogli una distanza sempre più grande dal proprio sé. E piange chi deve rimanere e arriverà disperato a chiedersi del perché dell'abbandono al dolore e alla solitudine, avvertita anche quando possibile e sincero il conforto umano! Ma se l'abbandono, così dovuto rivivere dal cristo, in cui egli diventa chi si allontana, abbandona, mentre nell'antico veniva abbandonato, fu necessario allora perché il dio potesse far sua quella morte e condividerne quella provvisorietà, che la resurrezione avrebbe interrotto, che significato ha l'attuale, quando altrettanto radicale comportamento prelude a una morte desolata e anche solitaria del lasciato al suo destino? E mentre per il cristo non ci fu che l'abbraccio postumo della madre sua senza poterne avvertire il calore, forse a noi tutti sarà dato di ritenere possibile, perduto il figlio, di poter essere consolati, stretti dalle braccia della madre sua, quindi soli solo nell'apparenza? Tenterò una risposta! Ma intanto mi chiedo, Lui, che in ciascuno vicaria il padre suo anche nell'ultimo suo nascondimento, da “deus absconditus” seppure sempre presente, fu mai cosciente della sua origine divina? O fu allora per lui come ancor oggi è per la madre sua, persona divina quanto il figlio suo, eppure mai cosciente della preziosità dell'anima sua, anche mai sospettabile da alcuno in lei per l'umiltà sua, ma nemmeno mai evidenziata postuma forse per l'incredulità ottusa di chi dovrebbe riconoscerla? Solo, credo, alla resurrezione, mai prima ne avvenne la consapevolezza! Sì, solo allora egli fu cosciente di non essere stato richiamato alla vita, novello Lazzaro, che lo fu però proprio da lui "a monumento foetido", ma di averne dentro il principio vivificante, quello da lui sempre chiamato padre!
Sicuramente ne fu vero consapevole quando dichiarò, “Ego sum resurrectio et vita”, chiunque crede in me, anche se morto, vivrà! Era allora ben conscio della portata della verità di quest'affermazione! E si noti che egli non disse, Io do la vita, ho questo potere concessomi da sempre, e la posso ridare , quando perduta! Non richiamava già prima, ad essere ancora, i morti? Ma affermò di essere la vita, origine e supporto di ogni vivente, e che la ridarà all'innocenza, e tutti gli animali lo sono con i vegetali, e anche a chi ha fede in quello che egli è, l'amore del dio stesso, che non ha più necessità di distinguersi da lui nell'avvertire il bisogno, che tutti hanno del bene, e nella volontà di concretizzarlo. Perciò mai distruggeremo una vita, se non nell'estrema necessità! Anzi l'aiuteremo a conservarsi, fosse quella dell'essere più inutile o anche spregevole, quanto la vita di uomo vero cattivo! E ancora, diventati per illuminata scelta, come Francesco, rispetteremo ogni cosa sotto al sole, anche chi è pietra!

Ecco, il cristo, l 'amore risorto, riappare a confortare della presenza sua tangibile, tra i suoi timorosi ben celati, a porte ben serrate, increduli dopo il racconto di Maria, ma incerti anche dopo che i due accorsi avranno confermato vuoto il sepolcro, e sta proprio tra loro come la condizione sua novella gli permette, e si lascerà poi anche toccare nei fori del suo supplizio dall'incredulo del racconto di averlo rivisto vivo dei suoi, Tommaso! Ma poi, in altra occasione, anche dovrà ancora rassicurarli d'essere come loro, mangiando del loro pescato! E quando sulla via di Emmaus parla con discepoli, che lì per lì non lo riconoscono, ma solo alla sosta e nell'atto di spezzare il pane, prima che si celi alla lor vista, certo egli vuole significare di appartenere a una nuova realtà, ma che anche sempre sarà con due o tre riuniti nel nome suo, anche se non nella forma d'aspetto umano. Questo manifestarsi e velarsi, questo voler dire e non poter farsi capire sarà tipico del rapporto suo col credente di ogni epoca e allora potrà accadere di cercarlo ansiosi e non scoprirlo più vicino, e, come mai prima, di ritenersi abbandonati, mentre lui ci sta proprio nel cuore, che nonostante il vissuto, non ha mai lasciato! E questo è ancora allontanarsi, come il padre fece con lui, il doverlo fare ancora con lo scopo duplice di far percepire l'angoscia dell'abbandono, nella amarezza sua tutta, all'abbandonato, che fede nel ritrovamento dovrà avere più ancora, eroica quasi, e a chi abbandona, a lui proprio, la desolazione, la tristezza del distacco, irresistibile volontà di ritrovare l’amato, perdonandogli falli dalla libertà donata permessi! Ma perfino la paura di non potere farsi percepire nemmeno come la madre sua farebbe, accogliente sul suo caldo seno il morente in sempre troppo grande dolore! Ecco, credo questa sia la risposta al che cosa fa la peculiarità dell'amore del nostro cristo. Poiché esso ogni amore umano include, deve essere quella che esso è niente affatto esentato dall'angoscia, come può sentirla solo ogni vero umano amore di fronte all'estremo, la morte! Così si rivede abbandonato morente e teme possibile ancora solo postumo l'abbraccio della madre sua e nostra! Sì, io proprio con fiducia posso affermarlo, La pietà tua,o mio dio, mi sosterrà nel mio momento estremo, che avvertirai anche tuo, come finora “misericordia et veritas tua suscepuerunt me”! E io ormai prego anche per i miei detrattori, quelli che mi hanno preceduto nel tuo perdono, ma anche per i rimasti con me, buoni ladroni forse già divenuti, assistendo alla morte tua rinnovata in ogni morte, per ritrovarci tutti nel tuo cielo, così come padre Christian si augurava per chi inevitabile macchiato si sarebbe della morte sua!